Ci sono alcuni punti essenziali nella lezione di questa settimana. Il primo è che solo Dio può comprendere la Sua "vera essenza". Noi proprio non possiamo.

Cominciamo spiegando che ci sono due prospettive con cui avvicinarsi a Dio. Una è Dio in Sé, "nel Suo Essere essenziale", che trascende completamente qualsiasi cosa e persona. E Dio "che si volge all'esterno", per così dire, immanente ed avvicinabile.

Provo a chiarire subito una cosa. Non si deve sbagliare: c'è un solo Dio, che è chi è ovunque Egli sia, senza mutamento. Io mi sto riferendo al modo in cui noi esperiamo l'Essere di Lui, e la prospettiva da cui lo percepiamo.

In ogni caso, quando Dio è solo nel Suo Essere Essenziale, Egli è assolutamente, assolutamente insondabile ed estraneo alla nostra esperienza. È tanto impossibile afferrare Lui quando Egli è "qui" ed "ora" (in uno stato che si potrebbe chiamare, nel migliore dei casi, "esser-qui" ed "esser-ora", dacché è assolutamente lontano ed alieno dallo spazio e dal tempo) quanto comprendere pienamente e veramente quel che è nella mente di qualcuno in un momento determinato.

Se io dovessi cogliere i vostri pensieri più profondi, io potrei ritenere che voi stiate pensando questo o quello perché questo è quello che tendete a pensare, cioè: questo è quello che io penserei, o quello che la maggior parte delle persone nella vostra situazione penserebbe. Ma io non lo potrò mai sapere davvero. E se io dicessi che voi stavate pensando a questo o a quello, io potrei avere in parte ragione — ma solo in parte.

Perché, sebbene voi potreste davvero esservi messi a pensare al cibo, per esempio, come io sostengo, voi potreste tranquillamente pensare al denaro, al vostro ombrello, alle margheritine, al colore giallo, ecc. ecc. E, sebbene voi possiate davvero pensare al cibo, potreste comunque farlo in un modo completamente diverso da quello che io potrei mai immaginare.

In ogni caso, proprio come io non posso mai conoscervi completamente dall'interno, sebbene io possa conoscervi in qualche modo dall'esterno, allo stesso modo non posso mai conoscere Dio "da dentro", ma solo in qualche modo "da fuori", sebbene in modo infinitamente minore.

Il Ramchal continua dicendo che però noi conosciamo qualcosa di Lui com'è, cioè che Egli è assolutamente completo e nulla Gli manca. Ovvero, che Egli è del tutto autocontenuto ed autosufficiente, del tutto indipendente (e perciò completamente e veramente libero, immortale ed onnipotente in modi che non possiamo sondare, ma questo è un argomento a parte).

Come lo sappiamo? Sia dalla tradizione antica che dall'esperienza personale e della propria anima, sostiene il Ramchal. E per spiegarlo cita un verso che dice: "Abbiate molta cura... di non scordare mai quel che vedeste con i vostri occhi... e fate sì che i vostri figli, nipoti (ecc.) sappiano del giorno in cui voi steste davanti a HaShem vostro Dio sull'Oreb" (Deuteronomio 4:9-10).

In altre parole, come dicono i Saggi, ognuno di noi era sul Monte Sinai a livello animico quando Dio vi apparve nella Sua assoluta completezza; e perciò tocca a noi perpetuare quella "memoria" nel qui ed ora tramandandola attraverso la tradizione.

È abbastanza interessante, comunque, che il Ramchal oda le obiezioni degli scettici e risponda che, di fatto, l'assoluta completezza di Dio può essere inoltre verificata logicamente, dimostrata in natura, ed essere anche derivata dalla fisica e dall'astronomia (cosa che molti hanno fatto, compreso Maimonide nella sua "Guida dei Perplessi" e Bachya Ibn Paquda nei suoi "Doveri del Cuore"). Il suggerimento è che il curioso potrebbe benissimo studiare le loro opere, o giungere alle medesime conclusioni.

Ma egli proclama che noi non dipenderemo da queste dimostrazioni in "La Via di Dio" (Derekh HaShem), ma semmai sui principi delineati dalla tradizione che attesta la completezza di Dio, che egli perciò presenterà nel corso di quest'opera.

Due cose bisogna dire di questo. Prima di tutto, l'opinione del Ramchal sembra essere che l'intuizione logica e sperimentale finisca inevitabilmente in un vicolo cieco quando cerca di sondare l'insondabile. Ma almeno dà qualche soddisfazione all'anima sperimentale che non vuole arrendersi.

Inoltre, mentre noi potremmo non essere capaci di rievocare personalmente la "memoria" dell'esperire Dio da vicino sul Monte Sinai, studiare le tradizioni al riguardo e sentirle nel profondo del cuore rappresenta la via più vicina a quell'esperienza.