A metà di questo paragrafo Ramchal dice qualcosa che ci è più utile però qui, all'inizio, cioè che le affermazioni su D-o che sta per offrirci sono ben oltre la nostra portata, e che per esse abbiamo a malapena il vocabolario.

Esaminiamo quest'affermazione. Nel passato, l'umanità è stata fin troppo spesso colpita dalla sua stessa abilità di capire le cose, e di enunciare ciò che ha compreso. Ed ha creduto che ciò che non poteva enunciare non esistesse affatto.

Così la scienza ha fatto del suo meglio per tracciare e disegnare con esattezza ogni cosa, la letteratura di dire le cose "proprio così", l'arte e la musica hanno tentato di "cogliere l'attimo" alla perfezione, ecc.

Ma a un certo punto nella modernità è divenuto chiaro che le cose non erano ciò che percepivamo di loro. Perciò la scienza si è occupata di problemi come il Caos (per esempio), la letteratura si è messa a evocare sensazioni nebulose delle cose, l'arte e la musica hanno dato spazio all'astratto e al disarmonico.

A questo punto, sembra che noi abbiamo proprio rinunciato a lottare e abbiamo deciso di accontentarci della "realtà virtuale".

Ma i Cabalisti hanno sempre saputo che la realtà virtuale è tutto quello che uno potrebbe mai sperare di comprendere in questo mondo, dacché i nostri sensi esperiscono le cose solo fino a una certa profondità, e non oltre. Proprio come i nostri antenati, che non avevano la capacità di osservare la più vera immagine delle cose che è apparsa quando fu inventato il microscopio.

Così potremmo dire che ci sono in sostanza quattro livelli di realtà: superficiale, microscopica (e submicroscopica), virtuale ed effettiva. Per troppo tempo l'umanità si è accontentata di una visione superficiale delle cose, poi siamo stati eccitati dalla visione microscopica, e solo ora siamo arrivati alla realtà virtuale in opposizione alla realtà effettiva che noi sappiamo essere al di là della nostra portata.

Sebbene non se ne parli molto, quest'acquiescenza alla realtà virtuale è un'ammissione profonda ed eccitante dei limiti umani. (A dire il vero, non è sempre una cosa positiva, dacché molti hanno già cominciato ad accettare la realtà virtuale come la realtà effettiva, ma questo è un altro discorso).

Il pensiero di Ramchal è che, quando si tratta di spiritualità, il meglio che possiamo sperare di avere è dato da descrizioni virtuali, dacché la vita dello spirito è ben oltre la nostra portata. E di conseguenza la "Divinità [G-dliness]" (che si può solo descrivere come ultra-spiritualità [meta-spirituality]) è ancora più lontana, e in modo irrimediabile.

Rambam (Maimonide) ha evocato un'eccellente immagine a questo proposito: egli ha dichiarato che non siamo più abili a comprendere il mondo spirituale di quanto un pesce possa capire il concetto di fuoco!

[Image illustrating Maimonides' analogy: a fish in water unable to comprehend the nature or existence of fire, representing the human limit in understanding the Divine]

Ramchal prosegue dicendo che quel che si è detto prima è vero perché noi possiamo solo immaginare e sondare le cose che sono all'interno del mondo creato da D-o, e che non possiamo proprio tracciare un parallelo tra ciò che accade nella nostra esperienza e la stessa realtà di D-o, poiché le due cose sono assolutamente dissimili.

Detto questo, Ramchal dice che una delle poche cose che *possiamo* dire di D-o è che Egli è del tutto semplice (cioè puro e diretto). Cioè, mentre noi e tutto ciò che è intorno a noi è una mescolanza di numerose facoltà distinte e dipendenti, così non è D-o. Egli è uno e completo, "puro e semplice".

E mentre le nostre capacità spesso si mescolano (per esempio, noi possiamo evocare un ricordo di aromi, e così combinare il sensoriale col cerebrale) noi comunque le obblighiamo a combinarsi in modo artificiale ed effimero, mentre ogni cosa di Lui è semplicemente *lì*, in D-o, e integralmente.

Alla fine, Ramchal sostiene che ci deve per forza essere un Essere al di là delle leggi della Natura, senza pecche, imperfezioni, molteplicità e relatività. Altrimenti non potrebbe esistere null'altro.

Come dire: senza l'esistenza di un Essere al di sopra e al di là di tutto questo, non ci potrebbero essere mai le cose manchevoli, imperfette, molteplici e relative - più o meno come non potrebbero essere insegnate delle lezioni senza un insegnante "sopra e oltre" le lezioni stesse.

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