Capitolo 1: "Il Creatore"

Paragrafo 6

Noi terminiamo la nostra escursione nella natura e nella costituzione divina questa settimana. E ci avventuriamo in domini spirituali meno trascendenti, eppure eccitanti, compresa la natura dei nostri esseri, il significato delle nostre vite, ciò che Dio si aspetta da noi, come la nostra rettitudine influenza personalmente noi ed il mondo intero, l'anno ebraico, il giorno ebraico e tante altre cose.

Ora il Ramchal ci offre un'ulteriore intuizione sull'essenza divina, e poi ricapitola l'intero capitolo incapsulando i sei fatti su Dio che noi faremmo bene ad approfondire e prendere a cuore se vogliamo davvero capire il mondo.

L'ultimo punto è che è chiaro che c'è un unico Dio.

Dopo tutto, come sostiene l'argomento, se ci fosse più di un dio, ci dovrebbe essere allora un "Super-dio", per così dire, da cui tutti verrebbero. Poiché ogni molteplice (in questo caso, molti dèi) viene certamente da un unico (il Super-dio, o Dio stesso, in questo caso). Più o meno allo stesso modo in cui le singole costituzioni statali, ad esempio, derivano da quella federale, che dà loro l'autorità e ne convalida l'esistenza.

Se i diversi dèi provenissero davvero da Lui, essi ovviamente dipenderebbero da Lui, e perciò non sarebbero completamente autosufficienti (come lo è Iddio stesso) e non sarebbero pertanto dèi, per definizione. Ne deriva perciò che c'è un unico Dio.

I sei suddetti fatti su Dio che noi dovremmo ricordare e rimuginare tanto spesso quanto è necessario per capirli sono questi:

  1. Dio esiste;
  2. Dio è perfetto;
  3. La Sua esistenza è necessaria;
  4. È completamente autosufficiente;
  5. È semplice (non composto di parti);
  6. È unico.

Dacché stiamo per l'appunto per entrare nel dominio umano, questo ci giova per confrontare l'essere divino con quello nostro.

A dire il vero, non stiamo però per studiare l'umanità in sé. Infatti ci renderemo conto che il Ramchal comincia a discutere le intenzioni di Dio nei nostri confronti prima di spiegare noi a noi stessi. Perciò, partiamo da Dio, per arrivare all'idea ed ai piani che Egli ha "in teoria" per noi, e poi alla realtà dei nostri esseri — sia in potenza che in atto. Ma ora confrontiamo il nostro essere con quello di Dio.

La prima cosa che ci distingue da Dio è il fatto che nessuno dubita della nostra esistenza, ma mentre Dio è invisibile, noi non lo siamo. Ed è l'invisibilità di Dio a sfidare le nostre credenze, dacché noi ci fidiamo profondamente solo di ciò che possiamo vedere ed esperire in modo tangibile.

La seconda cosa che ci distingue da Dio sta nel fatto che noi semplicemente non siamo perfetti. Per quanto noi siamo meravigliosi, siamo difettosi. Eppure c'è in noi il sogno della perfezione ed il desiderio di raggiungerla, che è radicato nei legami intrinseci con Dio.

La terza è che, al contrario di Dio, nessuno di noi è indispensabile. Il mondo andrà avanti molto bene senza di noi, e noi saremo presto rimpiazzati nello schema delle cose. La quarta è che nessuno di noi è davvero autosufficiente; lo è solo in apparenza. Noi abbiamo bisogno di sole, cibo, bevande, ecc., ma Dio non ha bisogno di nulla.

La quinta è che, mentre Dio è puro e semplice, noi siamo molteplici e complessi. La sesta è che, mentre c'è un solo Dio, ci sono molti di noi. Ma poiché tutti i molteplici derivano necessariamente da un singolo, allora noi siamo tutti "derivati" da Dio, che ci dà l'autorità e ci convalida.

Il punto finale: "La Via di Dio" è organizzata come un albero. Inizia con un seme, mette radici e si estende in alto ed in basso. Questo capitolo è stato il seme, che discute la struttura di Dio. Tutto il seguito ne è uno sviluppo. Perciò tenete sempre il capitolo in mente e ripassatelo spesso. Perché senza esso — senza Dio, e ciò che ne sappiamo — null'altro ha senso.