"Lo scopo della Creazione"
Perché D-o ha creato un universo in cui esiste la sofferenza? Questa domanda tocca le radici del pensiero teologico. La risposta risiede nella natura stessa del Creatore e nella finalità ultima dell'esistenza umana.
Il presupposto comune è che la vita dovrebbe essere bella. Questa intuizione deriva dalla consapevolezza interiore che D-o è essenzialmente buono. Il Ramchal (insieme all'Ari e al Gaon di Vilna) conferma questa visione: Egli ha creato il mondo per "fare del bene agli altri".
La logica della Creazione segue questo schema: D-o è buono e dà altruisticamente senza chiedere nulla in cambio. Poiché un ente buono compie atti di bontà, era necessario creare dei destinatari ("oggetti di benevolenza") che potessero ricevere il Suo bene.
Dato che D-o è perfetto, il "bene integrale" che può offrire non è un piacere materiale temporaneo, ma l'esperienza di Sé stesso. Questa piena esperienza è chiamata Devequt (aggrapparsi a D-o), un tema centrale della Qabbalah, del Mussar e del Chassidismo.
Il Talmud offre un'illustrazione efficace della Devequt paragonandola a due datteri appiccicosi: due enti separati che aderiscono al punto da diventare una cosa sola per tutti gli scopi pratici, pur mantenendo la propria identità essenziale.
Mentre la sofferenza esiste nel mondo materiale, la Devequt permette all'uomo di immergersi nella bontà divina a un livello spirituale e trascendente. Ogni atto di adesione ci porta più vicini a Lui, consentendoci di trascendere il dolore fisico attraverso la vicinanza alla Fonte della Vita.
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