"Lo scopo della Creazione"
Paragrafo 2
Noi stavolta giungiamo a una più che stupefacente rivelazione dell'intento divino e dello scopo dell'uomo.
Ramchal sostiene che fu intento divino che i beneficiari della Sua bontà (cioè noi) fossero personalmente responsabili della consegna di essa da parte di D-o, anziché passivi recipienti. Cioè, noi questo gran favore dobbiamo guadagnarcelo, anziché ereditarlo, trovarcelo "nella cassetta della posta", o lungo la via. Noi dobbiamo prendere l'iniziativa della nostra crescita e ascesa, essere noi a dare inizio al nostro benessere spirituale.
Se così non fosse, continua Ramchal, la bontà divina sarebbe imperfetta. Ora ci spieghiamo.
Ci sono due forze fondamentali e opposte concretizzate dai più basilari elementi della nostra vita fisica: il battito del cuore e il respiro. Inspiriamo ed espiriamo; il nostro cuore si alterna tra sistole e diastole. A un livello emotivo ed estremamente personale, questo si traduce nelle fondamentali forze umane del *prendere* e del *dare*.
(Ci piacerebbe spendere fin troppo tempo parlando dei misteri dei battiti e dei respiri, nonché di queste due forze, su come definiscono le nostre giornate e richiedono tanta della nostra attenzione, e come toccano intere aree della vita che non capiamo neppure che sono da esse influenzate, come i nostri gusti musicali, la nostra scelta degli amici, ecc. — ma ci asterremo).
Oso dire che tutte le nostre azioni e intenzioni umane possono essere giudicate dalla posizione che occupano nel continuo tra queste due forze (il dare e l'avere), e che la nostra salute morale e spirituale s'incardina sull'equilibrio tra esse.
Detto questo, è importante capire che in una parte profonda del nostro cuore noi vogliamo soprattutto prendere, mentre nel profondo di un'altra vogliamo dare. Diciamoci la verità, la necessità di prendere è antichissima, e nasce dalla nostra più profonda umanità. Tutto quel che facemmo mentre eravamo bimbi era prendere, cosa perfettamente normale e comprensibile. Il problema è che alcuni di noi ci hanno preso gusto e non vogliono più smettere...
D'altro canto, la necessità di dare è ancora più vecchia, dacché origina nella nostra anima divina, che è caratterizzata dal dare. Ma spesso è ben nascosta nel nostro essere (proprio perché di origine divina), e più spesso che no ci impediamo di dare quando spinti da necessità naturali.
Tornando al nostro testo (non ci siamo ancora però; abbiate pazienza), Ramchal sta arrivando al punto che una parte di noi più meschina, pigra, "viziata" vorrebbe semplicemente prendere e basta. E le persone più sensibili tra noi sanno fin troppo bene quanto spesso ne siamo colpevoli. Ci piacerebbe sederci in poltrona ed essere sempre serviti, solleticati quando ci piace, grattati dove prude, ammirati, adorati, coccolati per l'intera vita. Ma una persona simile non potrebbe funzionare nel mondo in modo sano.
D'altronde, noi sentiamo un forte e potente bisogno interno di contribuire, dare, creare, influenzare, eccetera. In una parola, di dare (come possiamo) e di essere al comando. Ironicamente, nemmeno una persona così potrebbe funzionare regolarmente nel mondo. E qui siamo alle prese con il dilemma umano.
Ramchal esprime tutto questo con una vena spirituale ideale ed equilibrata. Ed egli rivela che noi dobbiamo infatti *prendere*, cioè ricevere la bontà divina; ma dobbiamo anche *dare*, cioè assumere un *ruolo attivo* in questa ricezione.
Altrimenti, come egli nota, la donazione non sarebbe perfetta — ci sarebbe di danno privandoci dell'occasione di soddisfare la nostra necessità umana di *dare* (cioè di essere attivo).
Egli quindi prosegue evidenziando che proprio giocando un ruolo attivo nella nostra crescita, noi così *otteniamo qualcosa della divina perfezione*, che significa che noi diveniamo noi stessi "creatori" e datori (seppure su scala umana).
La sua affermazione conclusiva qui è che il potenziale per perfezionarci dovette essere impiantato nel cuore umano. Perché, se D-o è intrinsecamente perfetto (come è stato più volte evidenziato), noi lo siamo solo parzialmente e potenzialmente. E noi abbiamo bisogno del permesso sia di esistere (e questo è un dono divino, non dimenticate), che di raggiungere la perfezione.
Perciò D-o ci ha creato, ed ha creato il nostro potenziale. Ed ha creato i mezzi per farci raggiungere tale potenziale. Ma egli ha anche creato per noi la possibilità di *non* raggiungere perfezione alcuna.
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