Intervista fatta da Luisa Righi a Deborah Fait sul Corriere dell'Alto Adige, 24.02.2004
Abita a Rehovot e ha trasformato il suo appartamento in un asilo - Israele, la scelta coraggiosa di Deborah - "Ho mollato tutto, vivo tra la mia gente"
Bolzano - "Andare a vivere in Israele è sempre stato il sogno della mia vita". Realizzato nel 1995. Deborah Fait, ex presidente della Federazione Italia-Israele, gestisce oggi un asilo a Rehovot.

1. Come mai ha deciso di trasferirsi da Bolzano in Israele?
Andare a vivere in Israele è stato il sogno della mia vita. Nel 1995 ho compiuto la mia Alyah, la mia "salita" definitiva. Appena arrivata sono stata ospite per un anno presso uno dei centri di accoglienza per gli Olim (immigrati). In questi centri si studia la lingua (Ulpan) e si impara a conoscere il Paese.

2. Dove si trova più a casa?
Certamente qui. Sono tra la mia gente. Amo l'Italia, ma Israele è casa mia. Sono sionista e ritengo che Israele sia la casa di ogni ebreo.

4. Ha mantenuto contatti con l'Italia?
Contatti quotidiani. Scrivo per giornali e mi occupo di contrastare l'antisemitismo e l'antiisraelianismo, che considero due facce della stessa medaglia. Spiego le ragioni di Israele contro la propaganda che oggi definirei vicina a quella nazista.

6. Quale potrebbe essere il futuro per Israele?
Spero sia meraviglioso. Israele è un Paese all'avanguardia nella scienza e nei diritti umani, nonostante il terrorismo. Si critica il nostro diritto di difenderci, come la costruzione della barriera salva-vita (barriera di separazione), ma grazie ad essa gli attentati sono diminuiti.

8. Quali sono le ragioni di tanta intolleranza oggi?
L'odio. Un odio bimillenario che non si è concluso con la Shoah. Oggi quell'odio si è trasformato in ostilità contro Israele. Molti dicono "sono peggio dei nazisti" solo perché gli ebrei oggi hanno un esercito e si difendono. Gli arabi vogliono la nostra distruzione, ma noi non lo permetteremo.

9. Dopo il suo trasferimento com'è cambiata la sua vita?
Radicalmente. In Israele il welfare è avanzatissimo: la sanità è perfetta, la burocrazia è elastica e c'è un calore umano che altrove non esiste. Si vive con ottimismo nonostante il terrorismo. La parola Shalom qui non significa solo "pace", ma vita e tranquillità.

Deborah Fait / Luisa Righi