Abita a Rehovot e ha trasformato il suo appartamento in un asilo - Israele, la scelta coraggiosa di Deborah - "Ho mollato tutto, vivo tra la mia gente"
Bolzano - "Andare a vivere in Israele è sempre stato il sogno della mia vita". Realizzato nel 1995. Quando Deborah Fait, ex presidente della Federazione Italia-Israele, triestina di nascita e bolzanina di adozione, ha deciso di trasferirsi. Oggi, a 63 anni, gestisce un asilo a Rehovot: i bambini imparano e giocano proprio nel suo appartamento.
1. Come mai ha deciso di trasferirsi da Bolzano in Israele?
Andare a vivere in Israele è stato sempre il sogno della mia vita. Vi ero stata già nel 1967 durante la guerra dei 6 giorni. Vi ero rimasta un anno, in kibbutz, poi per vari motivi, soprattutto familiari, sono dovuta tornare ma Israele mi era rimasto nel cuore e sono vissuta aspettando il momento del ritorno, della mia aliyà, la mia salita definitiva in Israele.
Ho potuto farlo solo nel 1995, concluso il mio impegno nella Federazione. Mi sono licenziata dal mio posto di lavoro presso la Funivia del Renon e sono partita. Mio figlio Aaron era già qui dal 1992 e studiava all'Università di Tel Aviv per passare poi al famoso Istituto Weizmann di Rehovot.
Appena arrivata sono stata ospite per un anno presso uno dei tanti centri di accoglienza che ci sono nel Paese per accogliere adeguatamente gli olim (immigrati). In questi centri si può vivere gratuitamente per un anno, si studia la lingua e si impara a conoscere Israele attraverso gite e conferenze e incontrando gli israeliani nelle loro case.
È stato il periodo più bello e spensierato della mia vita. Mi sentivo come una giovane studentessa anche se giovane non ero. L'ambiente di questi centri di prima accoglienza è interessantissimo, si incontrano ebrei di ogni parte del mondo, si sentono tutte le lingue, si impara a conoscerci, è un ambiente internazionale, culturalmente ricchissimo.
2. Dove si trova più a casa?
Certamente qui. Sono tra la mia gente, in mezzo al mio popolo, condivido con loro le sofferenze, la paura e la guerra, non potrei più andarmene e "lasciarli soli". Amo tantissimo l'Italia, a volte mi manca, mi mancano gli amici di una vita ma Israele è casa mia. Sono sionista e ritengo che Israele sia la casa di ogni ebreo. Il solo paese al mondo dove, come diceva Herbert Pagani, l'unico "sporco ebreo" è l'ebreo che non si lava.
3. In quali posti in Europa si è sentita più a suo agio?
Ho viaggiato in Europa e devo dire che, per carattere, mi trovo a mio agio dovunque. Di ogni paese amo conoscere la cultura, gli usi, la cucina, la lingua ma dopo ogni soggiorno all'estero amavo tornare in Italia. Devo dire di essermi sentita più a mio agio in Grecia, forse perché mia madre era greca, e nell'ex Jugoslavia perché, essendo triestina per nascita e cultura, sentivo quelle popolazioni più vicine a me e poi amo il mare, è il mio ambiente naturale quanto mi è estranea la montagna.
4. Ha mantenuto contatti con l'Italia?
Certo! Contatti quotidiani. Per l'Italia io scrivo, ho contatti con giornali, giornalisti, amici della Federazione Italia-Israele di cui sono stata presidente. Faccio politica come fossi in Italia, attraverso internet, mi occupo con passione di antisemitismo e antiisraelianismo che sono due facce della stessa medaglia. Spiego, mi arrabbio, litigo su vari siti internet dove parlo della situazione a persone che poco sanno delle ragioni di Israele e della sua storia e sono avvelenate dalla propaganda filoaraba che oggi è la prima propaganda antisemita, quella più vicina alla vecchia propaganda nazista di triste memoria.
A livello personale, in Italia ho ancora famiglia, fratelli e nipoti e amici, carissimi amici sia a Bolzano che altrove. A Trieste, la città dove sono nata, a Milano, a Roma, a Torino. Oggi, grazie a internet, partire non significa più lasciare.
5. Don Rauzi, profondo conoscitore dell'Antico Testamento, amava studiare ed approfondire le radici ebraiche del Cristianesimo. Secondo lei a Bolzano in generale c'era la volontà di conoscere e approfondire l'ebraismo?
Ho conosciuto don Rauzi e ci siamo voluti bene e rispettati a vicenda. La sua parrocchia era proprio di fronte a casa mia, a Bolzano. Gli procurai la Bibbia tradotta direttamente dall'ebraico/aramaico e ne fu molto felice. A Bolzano, come in ogni città, le anime sono diverse. L'associazione Italia-Israele, fondata da Federico Steinhaus e da me, aveva molti iscritti, anche attivi. Molti erano interessati all'ebraismo e alla storia del popolo ebraico nonché dello Stato di Israele. A Bolzano, come in ogni altra città, ho trovato anche molto odio e incomprensione verso gli ebrei. Ma il mio ricordo è comunque positivo forse perché, quando si è lontani, si tende a dimenticare il brutto, tipo telefonate anonime con offese contro gli ebrei e minacce di morte, e si ricorda il bello, cioè gli amici e il loro sostegno.
A Bolzano ero una persona pubblica e spesso scomoda nel senso che non ho mai avuto paura di espormi anche in modo piuttosto eclatante, avrei potuto essere quindi anche in pericolo ma mi sono sempre sentita tranquilla.
6. Quale potrebbe essere il futuro per Israele?
Beh, io spero che il futuro di Israele sia meraviglioso! Israele è un paese meraviglioso, abitato da gente coraggiosa e buona. Israele, nonostante sia stato aggredito dalla sua nascita da guerre e terrorismo, è stato capace di diventare il massimo nella scienza, nella tecnologia, nell'agricoltura, nei diritti umani e sociali. In questi ultimi tre anni, Israele è stato colpito dalla più grande ondata di terrorismo della storia dell'uomo.
La mia speranza e la speranza di tutti noi è che finisca presto questa guerra e si possa vivere in pace. Purtroppo l'odio per gli ebrei, così radicato in Europa, si è trasformato in odio contro Israele e questo deriva, come sempre, dall'ignoranza. Inoltre le continue feroci critiche a Israele da parte dei media e dei politici europei dà forza e vita all'integralismo arabo-palestinese.
Se l'Europa non avesse sempre sostenuto un terrorista come Arafat, saremmo riusciti a risolvere il conflitto molto prima e molto meglio. Adesso hanno forse capito chi è Arafat e, forse, nonostante il vuoto assoluto che per colpa sua e della sua feroce dittatura, esiste nella politica palestinese, spero che almeno unilateralmente riusciremo a por fine a questa terribile situazione.
Si critica il diritto di Israele a difendersi, si porta Israele davanti a un tribunale internazionale per la decisione di costruire una barriera salva-vita.
Il mondo è pieno di muri e di barriere ma l'unico paese cui si vorrebbe impedire di costruirne è Israele anche se è dimostrato che, grazie ai pezzi di reticolato già ultimati, il terrorismo è diminuito moltissimo e noi non saltiamo più per aria quotidianamente come prima.
Il mondo ignorante e antisemita, anziché ergersi contro il terrorismo, urla contro il nostro diritto di difenderci da esso. Questo è dovuto, come dicevo, alla grandiosa propaganda araba che ha molta presa negli ambienti estremisti di destra e sinistra e, purtroppo, anche tra molti cosiddetti democratici.
7. Su Israele cosa c'è da sapere prima di giudicare?
La sua storia e la verità, senza pregiudizi.
8. Quali sono le ragioni di tanta intolleranza, anche ai giorni nostri?
L'odio. Un odio bimillenario non poteva concludersi con la Shoà. Dopo quell'orrore e 6 milioni di ebrei ammazzati c'è stata una sorta di vergogna che faceva stare la gente in silenzio ma l'odio continuava ad alimentarsi sotto la cenere.
E alla fine è riscoppiato alla grande contro Israele.
Israele è una Nazione, è la casa degli ebrei, è un paese forte, democratico, che non piega la testa, che si difende dalle aggressioni. Questo dà fastidio da un lato, e dall'altro permette agli antisemiti di lavarsi la coscienza dicendo la solita frase idiota: "vedete, dopo tutto quello che hanno passato, sono peggio dei nazisti". Questo perché secondo loro gli ebrei dovrebbero farsi ammazzare senza reagire. Non vedono l'ora di poter dire quella frase oscena dimostrando di non sapere o non voler sapere quello che hanno fatto i nazisti e negando a Israele il diritto di difendersi dai neo-nazisti di oggi, cioè i terroristi palestinesi e i fondamentalisti islamici.
Noi non spariamo per divertimento ma per debellare le organizzazioni terroristiche che ci attaccano, cosa che l'ANP si rifiuta di fare.
Gli arabi vogliono la distruzione di Israele e noi non glielo permetteremo. Tentano in tutti i modi di distruggerci, le loro cartine geografiche mostrano Israele che porta il nome di Palestina. Non ci sono riusciti con le guerre e tentano col terrorismo e la propaganda facendo passare i palestinesi per povere vittime, cosa che non sono, e noi per aguzzini, cosa che non siamo. Hanno i soldi per farlo e purtroppo ci stanno riuscendo, stanno comprando il mondo, lo stanno portando dalla loro parte: antisemita, antiisraeliana e antioccidentale. Purtroppo tra gli occidentali vi sono moltissimi utili idioti che sposano queste idee.
La cosa che più mi ferisce e mi fa rabbia, una rabbia immensa, è rendermi conto che nessuno capisce la nostra tragedia mentre tutti sono pronti a giustificare il terrorismo. L'immoralità di queste convinzioni è un insulto all'intelligenza di tutti e una grandissima ingiustizia nei confronti di Israele.
9. Dopo il suo trasferimento com'è cambiata la sua vita?
È cambiata radicalmente. In Italia ero qualcuno, qui non sono nessuno. Da personaggio pubblico sempre sui giornali sono diventata una dei tanti "olim", così si chiamano gli immigrati in Israele. A questo proposito vorrei dire che quando, all'inizio della mia aliyà, andavo nei vari uffici per ricevere tutti i documenti (cosa che non ha richiesto più di una settimana), quando vedevano che provenivo dall'Italia, mi guardavano come fossi una pazza e dicevano tutti la stessa frase: "Ma tu dall'Italia sei venuta a stare qui????"
Gli israeliani amano molto l'Italia, peccato che questo amore non sia reciproco.
Lavoro molto più che in Italia perché in Israele si lavora molto. Dal punto di vista sociale Israele è un paese ultramoderno dove la donna ha gli stessi diritti degli uomini e anche di più. Per me, femminista di vecchia data, questa è una grande soddisfazione.
Una delle cose in assoluto più gradite è il funzionamento delle istituzioni, la loro efficienza perfetta.
Qui tutto funziona bene, dall'ufficio tasse alla posta. La Sanità è perfetta, credo sia una delle migliori nel mondo. So che la Provincia di Verona ha mandato una delegazione per studiare il sistema sanitario israeliano. Qui puoi avere una visita specialistica da un grande professore nel giro di una giornata, puoi telefonargli sul cellulare anche a mezzanotte e sentirti rispondere gentilmente. Lo dico per esperienza personale.
Qui i medici della mutua visitano anche alle 10 di sera.
La burocrazia è molto elastica, al confronto con quella italiana qui è un paradiso.
La cosa però più piacevole in assoluto è il "sentirsi parte di TUTTI". Vai al supermercato, in banca, alla posta e dopo la seconda volta che ti vedono ti chiamano per nome, spesso vieni salutato con un "ciao tesoro". C'è il calore che altrove non c'è.
Questo non significa che qui si sia tutti santi, esistono i cafoni e i maleducati ma l'altro lato della medaglia è molto piacevole.
Qui senti l'amor di patria, bandiere biancoazzurre sventolano da tutte le parti, anche sulle macchine.
Tante sensazioni, tanti sentimenti che solo qui puoi provare.
La parola Shalom in Israele non significa solo Pace, significa Vita, Amore, Tranquillità. Tutte cose cui aneliamo ma che non ci sono ancora concesse.
Un'altra cosa che mi ha scioccata al mio arrivo è stato vedere la calma della gente dopo ogni attentato: nessuno urla, nessuno ha crisi isteriche, non ci sono mai manifestazioni di odio contro i palestinesi, si fa subito di tutto per far scomparire i segni dell'attentato con tutto il suo sangue e la sua disperazione e si cerca di continuare a vivere.
Quando eravamo costretti ad uscire con la maschera antigas a tracolla lo si faceva con indifferenza per non impressionare i bambini.
A vederla da fuori la vita in Israele è alienante per tutti questi motivi e molti altri legati al terrorismo e all'odio arabo ma è l'unica vita che abbiamo e la viviamo al meglio, con ottimismo e con coraggio, cercando di difenderci colpo su colpo.
Quello che più ci ferisce è l'incomprensione del mondo.
Deborah Fait / Luisa Righi
L'intervista apparsa sul Corriere è stata cambiata pochissimo rispetto alle risposte date da me via email e comunque non è stato cambiato il significato delle mie risposte.
D.F.
Intervista di Luisa Righi a Deborah Fait sul Corriere dell'Alto Adige, 24.02.2004