Alla parola min il dizionario attribuisce significati diversi: tipo, varietà, genere, sesso, ma anche eretico. Esploriamo come la radice bilittera M-N generi un universo di termini legati alla separazione, alla classificazione e al destino nelle lingue ebraica e araba.

L'indagine sulla radice M-N (o la "concava" M-Y-N) è estremamente interessante perché rivela la psicologia linguistica semitica. Il concetto cardine è la separazione o l'origine.

Pensiamo alla preposizione min ("da", moto da luogo o origine) e al pronome interrogativo arabo man ("chi?"). Entrambi indicano una distinzione che permette l'identificazione: per sapere chi sei (Mi attah?), devo distinguerti dal resto. Chi si separa eccessivamente dalla comunità diventa un min: un eretico o settario.

In Ebraico, la parola per "sesso" e "genere" è proprio min. Non a caso, Churchill celebrava la "piccola differenza" tra i generi: in semitico, il genere è la distinzione per eccellenza. Da qui derivano termini come machalah minit (malattia venerea) e il verbo miyyen (classificare, distinguere in gruppi).

In Arabo, la radice assume sfumature legate al fluido vitale e al desiderio. Troviamo maniy (sperma, forse inteso come "ciò che viene separato/emesso") e tamanna ("augurare", desiderare), che ha dato vita a nomi suggestivi come Munia (desiderio/augurio).

Classificare e Distribuire

Dalla stessa radice derivano azioni fondamentali per l'ordine sociale:

  • Manah: numerare o distribuire una parte.
  • Minneh: eleggere (far prendere parte a un ufficio).
  • Minyan: il quorum necessario per la preghiera (contare i partecipanti).
  • Man: la Manna biblica, intesa come la "razione" distribuita da D-o a ogni persona secondo il proprio destino (manan).

In sintesi, che si tratti di definire il sesso di un individuo, il numero di fedeli in sinagoga o la porzione di cibo nel deserto, la radice M-N ci ricorda che esistere significa essere distinti, contati e destinati a una parte specifica del Tutto.