A seguito degli attentati di Londra del 7 luglio 2005, le principali firme del giornalismo italiano analizzano la nuova minaccia globale. Fiamma Nirenstein, Giuliano Ferrara, Magdi Allam e Carlo Panella riflettono sulla natura del "Londonistan", sull'ideologia nichilista che alimenta il terrore e sulla strategia di Al Qaeda volta a dividere il fronte occidentale tra Europa e Stati Uniti. Un'antologia di analisi pubblicate su La Stampa, Il Foglio e il Corriere della Sera.
LA STAMPA — "Il terrorismo è in mezzo a noi" di Fiamma Nirenstein
E adesso che Londra, proprio l'adorata Londra, e proprio accanto al British Museum, a Trafalgar Square, a Kings Cross, a Aldgate East, e anche nell'Underground che più di ogni altra Metro parla di modernità e democrazia, si è unita alla famiglia delle vittime del grande terrorismo come New York, Madrid, Gerusalemme, Istanbul, è forse l'ora di renderci conto senza pietà che da anni l'indirizzo era scritto sui muri. La si chiamava fra gli esperti di terrorismo come il professor Yoni Figel che ha coniato il termine, Londonistan per dire che si sa bene quanto la capitale inglese pulluli di estremismo islamico, e quanto di là si dipartano molte delle trame che, con gangli, covi, denari nel resto d'Europa e altrove, si svolgono nel vecchio continente.
L'Europa è zeppa di terrorismo che sta qua per colpirci. Da Londra proveniva Richard Reid, il terrorista con le scarpe piene di tritolo; da Londra, i due terroristi suicidi di Hamas con passaporto britannico che fecero saltare per aria il Mike's Place sul lungomare di Tel Aviv. A Londra gli Hezbollah sono impegnati in operazioni di intenso reclutamento; a Londra si è svolto il processo del ricino. Ognuna delle capitali europee ha lo stesso curriculum, e peggio. L'Inghilterra, il Belgio, la Spagna, la Francia, l'Italia, in cui la presenza terroristica ormai devastante viene descritta bene da Magdi Allam nel suo libro "Viaggio nell'Islam radicale".
Un esercito di mujaheddin risiede permanentemente fra noi, in Europa. La "moscheizzazione", ovvero l'uso dei luoghi di culto come centri di indottrinamento, è ormai un fenomeno accertato e difficile da combattere senza ferire la libertà religiosa. Questi eventi sono stati preparati, aiutati dal fatto che vige in Europa la convinzione che alla fin fine il terrorismo possa essere placato con un atteggiamento dialogante, abbandonando gli USA alla loro guerra e Israele a quella che si vuole illudere sia una rivendicazione puramente territoriale. Invece l'Europa è un gomitolo di terrorismo, e la geometrica potenza dell'attacco odierno dimostra quanto esso sappia dipanarsi a nostro danno se non lo si combatte con furia e determinazione.
IL FOGLIO — "Il terrorismo è la tecnica, ma sono feroci combattenti della guerra islamista"
Quella parola, Islam, nessuno vuole pronunciarla, nemmeno Tony Blair che assicurando che "la maggioranza dei musulmani è gente per bene" compie un'ovvietà, ma anche una rimozione. Tuttavia le rimozioni non funzionano per difendere il corpaccio nuovamente sfigurato dell'Occidente. Il G8 aveva cancellato la guerra islamista dall'agenda; i combattenti islamisti hanno cancellato il G8 con le stragi di Kings Cross.
Non è l'IRA, non sono i baschi dell'ETA, non è nazionalismo. È l'Islam politico e radicale che ha di nuovo battuto il suo tamburo. La sua avanguardia è tra noi, è un Islam guerriero che conosce la nostra democrazia e la abita sapendo usarla e abusarla senza complessi. Nominare le cose con il loro nome è quel segno di forza mentale che vale quanto le trame diplomatiche messe insieme. Se vogliamo salvare il nostro modo di vita, dobbiamo cominciare a battere il nostro tamburo, a considerarci una umma: la comunità occidentale.
IL CORRIERE DELLA SERA — "Quell'ideologia islamica nichilista che legittima i massacri" di Magdi Allam
Oggi più che mai non dovrebbero esserci più dubbi sul fatto che stiamo fronteggiando una guerra globalizzata del terrorismo di matrice islamica. Entrambi i fatti (Londra e l'uccisione dell'incaricato d'Affari egiziano a Baghdad) sono stati rivendicati da Al Qaeda, s'ispirano a un'ideologia islamica nichilista che legittima il massacro di ebrei, crociati, infedeli, apostati. Eppure sono ancora troppi coloro che in Occidente continuano a non voler vedere la realtà aggressiva di quest'offensiva planetaria del terrore.
La Gran Bretagna ha la responsabilità maggiore. Di fatto si è trattato di una strage preannunciata. È nella capitale britannica che hanno trovato rifugio alcuni dei più famigerati burattinai dell'estremismo islamico. Londra si è trasformata nello snodo europeo tramite cui migliaia di mujaheddin sono transitati prima di andare a combattere in Afghanistan, Cecenia, Bosnia e Iraq. Il 7 luglio passerà alla storia come la fine della logica deleteria secondo cui, in materia di estremismo islamico, "can che abbaia non morde".
IL FOGLIO — "Al Qaida come Saddam, l'obiettivo è sempre dividere Europa e America" di Carlo Panella
Comprendere la simbologia di un attentato è essenziale quanto arrestarne i responsabili. A Londra, l'attentato sull'autobus pare essere stato portato a termine da un uomo-bomba (shahid) e questo esclude ogni ipotesi che non sia quella islamica. I grandi attentati riconducibili alla galassia di Al Qaeda sono molto distanziati nel tempo: 1993 Twin Towers, 1998 ambasciate USA, 2000 USS Cole, 2001 New York, 2002 Bali, 2004 Madrid. Una scansione che ubbidisce a logiche simboliche.
L'obiettivo primo dell'attentato di Londra è indebolire l'immagine di potenza che l'Inghilterra dà in questi giorni di presidenza UE e G8. Perché allora non colpire Bush a casa sua? L'obiettivo è separare Europa e Stati Uniti. Questi attentati massacrano povera gente in Europa per dimostrare che l'America non sa proteggere i suoi alleati. Tutta la strategia del fronte arabo-islamico radicale, ben rappresentata da Saddam Hussein, è sempre stata indirizzata a scavare un solco tra le due rive dell'Atlantico. Ecco perché Londra, dopo Madrid. Ecco perché è passato tanto tempo: per superare le difficoltà tecniche e muoversi nel "Londonistan" senza usare telefoni, trasportando ingenti quantità di esplosivo con un sincronismo impressionante.
Ad'Ir