In data 8 luglio 2005, all'indomani degli attentati di Londra, le principali testate italiane pubblicano analisi profonde sulle radici del terrore. Riportiamo i contributi di Fiamma Nirenstein, Giuliano Ferrara, Magdi Allam e Carlo Panella.
LA STAMPA: "Il terrorismo è in mezzo a noi" (Fiamma Nirenstein)
E adesso che Londra, proprio l'adorata Londra, e proprio accanto al British Museum, a Trafalgar Square, a King's Cross, a Aldgate East, e anche nell'Underground che più di ogni altra Metro parla di modernità e democrazia, si è unita alla famiglia delle vittime del grande terrorismo come New York, Madrid, Gerusalemme, Istanbul, è forse l'ora di renderci conto senza pietà che da anni l'indirizzo era scritto sui muri. La si chiamava fra gli esperti di terrorismo "Londonistan", termine coniato dal professor Yoni Fighel per dire che si sa bene quanto la capitale inglese pulluli di estremismo islamico.
L'Europa è zeppa di terrorismo che sta qua per colpirci. Da Londra proveniva Richard Reid (il terrorista con le scarpe al tritolo) e i due attentatori suicidi di Hamas con passaporto britannico che colpirono il Mike's Place a Tel Aviv. In Inghilterra sono stati scoperti covi con ricino, botulino e cianuro. Al-Qaeda agisce come casa madre, ma si serve di meccanismi sociali e religiosi locali. Spesso i terroristi sono ragazzi di terza generazione, con documenti autentici e costumi perfetti. Un esercito di mujaheddin risiede permanentemente fra noi, in Europa.
IL FOGLIO: "Il terrorismo è la tecnica, ma sono feroci combattenti" (Giuliano Ferrara)
Quella parola, "Islam", nessuno vuole pronunciarla, nemmeno Tony Blair. Tuttavia le rimozioni non funzionano per difendere il corpo sfigurato dell'Occidente colpito in una delle sue grandi capitali. Il G8 aveva cancellato la guerra islamista dall'agenda, ma i combattenti l'hanno riportata con le stragi di King's Cross. Non è nazionalismo o separatismo; è l'Islam politico e radicale che batte il suo tamburo. La sua avanguardia abita la nostra democrazia sapendo usarla e abusarla. Dobbiamo cominciare a considerarci una Ummah occidentale.
CORRIERE DELLA SERA: "Quell'ideologia nichilista che legittima i massacri" (Magdi Allam)
Stiamo fronteggiando una guerra globalizzata. Entrambi i fatti (Londra e l'uccisione dell'incaricato d'affari egiziano a Baghdad, Ihab Sherif) sono rivendicati da Al-Qaeda e s'ispirano a un'ideologia nichilista che legittima il massacro di "ebrei, crociati e infedeli". L'Occidente paga l'errore di aver sottovalutato il radicalismo che ha messo radici al proprio interno. Londra è stata per vent'anni uno snodo per mujaheddin diretti in Afghanistan, Cecenia e Iraq. Ora è chiaro che l'istigazione alla violenza non può essere confusa con la libertà di espressione.
IL FOGLIO (Inserto): "Al-Qaida come Saddam, l'obiettivo è dividere Europa e America" (Carlo Panella)
Comprendere la simbologia è essenziale. A Londra, la presenza di uno shahid (kamikaze) sull'autobus conferma la matrice islamica. Gli attentati di Al-Qaeda sono molto distanziati nel tempo: 1993, 1998, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004 e ora Londra. Perché colpire durante il G8 di Gleneagles e non in America? Perché l'obiettivo strategico, lo stesso che fu di Saddam Hussein, è separare l'Europa dagli Stati Uniti, dimostrando che l'America non sa proteggere i suoi alleati. La precisione e il sincronismo dimostrano la capacità di muoversi nel "Londonistan" per mesi senza essere individuati.
Archivio Storico - Luglio 2005