Che cosa significa "goy"? Perché viene tradotto con "gentile"? Sono dei termini dispregiativi? Esploriamo il reale significato di queste definizioni nell'ebraismo, lontano dalle interpretazioni distorte e dai pregiudizi storici.

No, non si tratta di termini dispregiativi. Il termine "gentile" deriva dal latino gentium (le genti, i popoli), così come l'ebraico Goy (nazione/straniero, plurale Goyim). Entrambi indicano semplicemente coloro che non sono ebrei (ovvero che non hanno ricevuto la Milà, la circoncisione).

L'idea che questa distinzione celi teorie razziali è una tesi antisemita priva di fondamento. Secondo la legge mosaica, agli ebrei non è concesso alcun privilegio, ma semmai numerosi obblighi in più (il concetto di "elezione"). Sia ebrei che gentili sono chiamati a collaborare con D-o nel Suo disegno universale.

La Halakhah (legge ebraica) raccomanda il massimo rispetto per lo straniero: "Ricordati che anche tu fosti straniero in Egitto". La presenza di un ospite non ebreo è considerata una santificazione, specialmente durante il pasto dello Shabbat.

Secondo l'ebraismo, D-o volle che il mondo fosse formato da Israele e da altre settanta nazioni (come accennato nel Cantico dei Cantici). Ad Israele è affidato un compito "sacerdotale" tra i popoli. Questi sono i pilastri della distinzione:

  • Per gli Ebrei: Obbligo di osservare 613 Mitzvot (248 precetti positivi e 365 negativi) che regolano ogni aspetto della vita, dall'etica all'alimentazione.
  • Per i Goyim: Osservanza dei Sette Precetti Noachidi, le leggi universali date a Noè per l'intera umanità (divieto di idolatria, omicidio, furto, ecc.).
  • Santità Universale: Qualunque uomo, senza distinzione di nascita, può raggiungere la santità e diventare uno Tzadik (Giusto). I "Giusti delle nazioni" hanno parte nel mondo futuro.