Un artista ebreo fonde nei suoi brani generi diversi, lanciando dal palco messaggi di profonda religiosità: Hip hop, reggae e Torah. Nato a New York, Matthew Miller è considerato il fondatore di un nuovo genere: l'Hasidic Reggae.
ROMA - Ha 25 anni e veste come un ebreo ortodosso. La sua musica risuona da New York a Gerusalemme: parte dal reggae ma mescola gli inni ebraici nello stile del rabbino Shlomo Carlebach, traendo spunti dall'hip-hop. I critici lo hanno già classificato: il suo è un mix originale di ortodossia e ritmi giamaicani.
Matisyahu parla di pace e di D-o a platee di giovani, mantenendo un'integrità religiosa ferrea: non suona il venerdì notte (per il rispetto dello Shabbat) e segue rigorosamente le leggi alimentari (Kasherut) anche in tournée. Il suo manager, Aaron Bisman, conferma: "È raro trovare musica che abbia un significato così profondamente religioso e che parli a persone con stili di vita così diversi".
"A un certo punto ho cominciato a coniugare il mio essere ebreo con la musica reggae", spiega l'artista in un'intervista. Per lui, risalire alle radici è una fonte di forza: "È importante sapere da dove si viene, chi si è e dove si sta andando". Questa commistione è figlia della diaspora: la musica ebraica ha sempre assorbito la cultura del luogo e dell'epoca in cui nasce.
Mentre altri rapper ebrei come l'israeliano Subliminal scelgono messaggi politici duri, Matisyahu preferisce rielaborare i versetti della Torah. Il suo obiettivo è portare spiritualità in luoghi che ne sono privi, usando la musica per unire le persone, inclusi ebrei e arabi.
Articolo di ROSARIA AMATO (Trascritto da repubblica.it)