Quando un parente muore (chas ve-shalom), l'ebraismo prevede un percorso strutturato in due fasi principali: l'Aninut (dolenza) e l'Avelut (lutto). Dalla disperazione interiore del momento del decesso alla graduale ripresa della vita sociale dopo dodici mesi, ogni norma è pensata per rispettare il dolore e guidare l'anima verso una nuova pagina.

La prima fase, l'Aninut, va dal decesso alla sepoltura. In questo momento l'Onen (il dolente) è esentato da tutte le Mitzvot positive legate al tempo: la sua unica priorità deve essere la cura del defunto e l'organizzazione della sepoltura, che deve avvenire il prima possibile.

La Shiv'ah: I Sette Giorni

Dopo la sepoltura inizia la Shiv'ah. Per sette giorni l'Avel (la persona in lutto) osserva norme di comportamento volte a manifestare e vivere pienamente il dolore:

  • Non si lavora e non si calzano scarpe di cuoio.
  • Non ci si rade, non si usano profumi né si indossano abiti nuovi o stirati.
  • Ci si siede su sedili bassi o per terra (segno di umiltà e abbattimento).
  • Lo studio della Torah è limitato a testi di conforto o legati al lutto (Mishnah).

Tutte le manifestazioni pubbliche di lutto sono sospese durante il Sabato (Shabbat), poiché la santità della festa prevale sul dolore individuale.

Sheloshim e i Dodici Mesi

Dopo i primi sette giorni, si entra negli Sheloshim (i trenta giorni, in memoria del pianto di Mosè per Aronne). In questo periodo si riprende il lavoro, ma non ci si rade e non si indossano abiti festivi. Per i genitori, il lutto prosegue fino al compimento del dodicesimo mese.

Il Talmud insegna che "il morto non viene dimenticato dal cuore se non dopo dodici mesi" (Berachot 58b). Questo limite temporale è fondamentale: l'ebraismo vieta di abbandonarsi a un dolore eterno. Dopo un anno, pur mantenendo vivo il ricordo, l'individuo ha l'obbligo di tornare pienamente alla vita.

Le norme del lutto sono elastiche e variano a seconda delle tradizioni locali (Minhagim) e della vicinanza della parentela, ma il loro scopo rimane universale: dare dignità al defunto e guarigione al vivente.