All'indomani delle stragi di Londra, il leader di Hamas Mahmud al-Zahar rilascia dichiarazioni che oscillano tra la condanna di facciata e la giustificazione ideologica. Un'analisi del testo di Lorenzo Cremonesi che mette a nudo le reali intenzioni del movimento estremista palestinese: dalla "soluzione temporanea" alla distruzione finale di Israele.

Mentre Londra conta le sue vittime, Mahmud al-Zahar accoglie la notizia con un commento brutale: "Ecco cosa succede ai Paesi che sostengono gli Stati Uniti". Per il leader di Hamas, la responsabilità degli attentati ricade direttamente sul governo di Tony Blair e sulla sua partecipazione alla guerra in Iraq.

L'ipocrisia sui civili

Nonostante al-Zahar affermi di essere contrario agli attentati contro i civili, la storia di Hamas racconta una realtà fatta di stragi indiscriminate. L'intervista evidenzia un risentimento profondo, nutrito dalle perdite personali e dai colpi subiti dall'organizzazione con l'uccisione dei leader storici Yassin e Rantisi.

Il ritiro da Gaza e il destino di Israele

Interrogato sulla possibilità di una coesistenza pacifica dopo l'imminente ritiro israeliano da Gaza, al-Zahar è categorico. Un eventuale ritorno ai confini del 1967 sarebbe solo una "soluzione temporanea" (Hudna) di 5 o 10 anni.

"Alla fine tutta la Palestina dovrà tornare a essere islamica. Nel lungo periodo Israele sparirà dalla faccia della Terra."

L'articolo conclude con un monito per l'Europa: Hamas parla chiaro e non nasconde la sua visione di un Occidente decadente destinato a soccombere sotto il trionfo dell'Islam. La domanda resta se l'opinione pubblica europea sia pronta ad ascoltare e comprendere la portata di queste dichiarazioni.