Proseguiamo la nostra traduzione e analisi delle massime dei Padri. Il secondo capitolo approfondisce la "retta via" che l'uomo deve scegliere per onorare il Creatore e i propri simili, bilanciando lo studio spirituale con l'impegno nel mondo materiale.

1. La scelta della retta via
Rabbi Yehuda HaNasi affermava che la via corretta è quella che conferisce onore a chi la segue e procura stima da parte degli uomini. Esortava a non distinguere tra precetti "facili" e "difficili", poiché la ricompensa divina non è nota all'uomo. Riflettere su tre cose impedisce il peccato: un Occhio che vede, un Orecchio che ode e un Libro dove ogni azione è registrata.

2-4. Studio, Lavoro e Politica
Rabban Gamliel insegnava l'importanza di abbinare lo studio della Legge a un'occupazione pratica (Torah im Derech Eretz), poiché la fatica di entrambi allontana il desiderio del peccato. Ammoniva inoltre riguardo al rapporto con i potenti: spesso si avvicinano all'uomo solo per proprio vantaggio, dileguandosi nel momento del bisogno.

5-7. Gli insegnamenti di Hillel
Hillel sottolineava la responsabilità verso la collettività: "Non separarti dalla comunità". Tra i suoi motti più celebri: "Se non io per me, chi per me? E se sono solo per me stesso, cosa sono io?". Egli ricordava che l'ignorante non può essere veramente pio e che chi si dedica esclusivamente al commercio difficilmente diventerà un sapiente.

10-14. Rabban Jochanan ben Zaccai e i cinque discepoli
Rabban Jochanan ben Zaccai, erede della tradizione di Hillel e Shammai, mise alla prova i suoi cinque grandi discepoli chiedendo quale fosse la via migliore. Le risposte inclusero un "buon occhio" e un "buon amico", ma la lode maggiore andò a Rabbi Elazar ben Arach che rispose: "Un cuore buono", poiché questa virtù comprende tutte le altre.

15-19. Massime dei Discepoli
Rabbi Eliezer consigliava di pentirsi "un giorno prima di morire" (ovvero ogni giorno) e di riscaldarsi al fuoco dei sapienti pur temendo la loro sferzante verità. Rabbi Shimon esortava a non rendere la preghiera un atto meccanico, ma una richiesta di misericordia profonda.

20-21. La conclusione di Rabbi Tarfon
Il capitolo si chiude con l'urgenza spirituale: "Il giorno è corto, il lavoro è molto, gli operai sono pigri". Tuttavia, Rabbi Tarfon offre un monito di speranza: "Non sta a te portare a termine l'opera, ma non sei libero di desisterne".


Note:

  1. A fin di D-o: Agire disinteressatamente per il bene della comunità.
  2. Voi: Riferito a coloro che agiscono con purezza d'intento.
  3. Buon occhio: Uno sguardo libero dall'invidia, capace di gioire del bene altrui.
  4. Prevedere il futuro: Comprendere le conseguenze a lungo termine delle proprie azioni.