Questo capitolo si apre con una riflessione profonda sulla condizione umana e sulla responsabilità dinanzi al Creatore.

Ogni ebreo ha parte nel mondo futuro, secondo... (vedi inizio capitolo I).

1. Akavià, figlio di Mahalalel, affermava: rifletti sopra tre cose e non commetterai alcun peccato.

  1. Sappi da dove sei venuto;
  2. Quale è la tua destinazione;
  3. Davanti a chi dovrai rendere conto e ragione.

Da dove sei venuto? Da una goccia putrida. Quale è la tua destinazione? Un luogo di polvere e putredine. Davanti a chi dovrai rendere conto e ragione? Davanti al supremo, re dei re, il santo, benedetto egli sia.

2. Rabbi Chananià, vice sommo sacerdote, affermava: prega per il benessere del governo, perché se non fosse per il timore di quello, l'uomo ingoierebbe vivo il suo prossimo (il governo esiste per assicurare l'ordine: senza di quello ci sarebbe caos ed anarchia).

3. Rabbi Chananjà, figlio di Teradion, affermava: due individui che stando insieme non ragionano sulle parole della legge, costituiscono un ritrovo di persone poco serie; così come è detto: non si è seduto in un ritrovo di gente frivola (Salmi I, 1). Però se due individui, stando insieme, ragionano sulle parole della legge, la presenza divina è in mezzo a loro, allo stesso modo come è detto: allorché i timorati del signore conversano l'uno con l'altro, il signore porge orecchio e ascolta; allora un libro di memorie viene scritto davanti a lui per coloro che temono il signore e per coloro che ragionano sul suo nome, (Malachi III, 16). Dalle sacre scritture, io non rilevo altro che per due individui; da dove si impara che il santo, benedetto egli sia, dà la ricompensa persino ad un individuo singolo che da solo medita intorno alle parole della legge? Perché è scritto: stia zitto e mediti; D-o gli concede la ricompensa (Echà, III, 28).

4. Rabbi Shimon afferma: tre persone che hanno mangiato ad una medesima tavola, e non hanno ragionato intorno alle parole della legge, è come se avessero mangiato dei sacrifici offerti ai morti, secondo quanto è detto: tutte le mense, che sono senza D-o, sono ricolme di lordura e di vomito (Isaia XXVIII, 8). Ma se tre persone che hanno mangiato alla medesima tavola e hanno ragionato intorno alle parole della legge, è come se avessero mangiato alla mensa del signore; secondo quanto è detto: ed egli mi disse: questa è la mensa che è davanti al signore (Ezechiele, XLI, 22).

5. Rabbi Chananià figlio di Hachinai, afferma: chi si sveglia di notte, chi viaggia da solo e volge il pensiero a cose vane, mette in pericolo la propria vita.

6. Rabbi Nechunià, figlio di Hakanà, afferma: chiunque accetta su di sé il giogo della legge vede rimosso da sopra di sé il giogo del governo e delle necessità umane; e chiunque rimuove da sopra di sé il giogo della legge, viene assoggettato al giogo del governo e delle necessità umane.

7. Rabbi Chalaftà, figlio di Dossà del villaggio di Chananià, afferma: se dieci persone che stanno insieme si occupano della parole della legge, la presenza divina è in mezzo a loro; conforme al testo che dice: l'eterno risiede in mezzo alla comunità di D-o (Salmi LXXII, 1)1. Da dove si impara che il detto vale anche per cinque persone? Dal testo che dice: fa sussistere il suo gruppo sulla terra. (Amos, IX, 6)2. Da dove si impara che il detto vale anche per tre persone? Dal testo che dice: in mezzo ai giudici egli esprime il suo giudizio (Salmi LXXII, 1)3. E da dove si impara che il detto vale anche per due persone? Dal testo che dice: allora i tementi di D-o si parlano l'uno all'altro e il signore porge orecchio e ascolta (Malachi, III, 16). E da dove si impara che il detto vale anche per una sola persona? Dal testo che dice: in ogni luogo dove farò ricordare il mio nome verrò da te e ti benedirò (Esodo, XX, 21).

8. Rabbi Elazar, di Bartotà, affermava: dà a lui (a D-o) ciò che è suo perché tu e ciò che tu hai appartengono a lui. Questa cosa d'altronde affermò David: da te proviene tutto, e noi ti diamo ciò che ci viene dalla tua mano (I. Cronache XXIX, 14).

9. Rabbi Yaacov affermava: chi va per la strada studiando, e interrompe il suo studio per dire: oh, come è bello questo albero; oh, come è bello questo campo, la scrittura lo considera come persona colpevole contro sé stessa.

10. Rabbi Dostai, figlio di Rabbi Yannai, a nome di Rabbi Meir affermava: chi dimentica una cosa di quanto ha studiato, la scrittura lo considera colpevole contro sé stesso, secondo quanto è detto: guardati bene e sta molto bene attento a non dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto (Deuteronomio IV, 9). Si potrebbe supporre che ciò valga nel caso in cui il suo studio gli riuscisse difficile? No, perché il testo aggiunge: e che non si allontanino dal tuo cuore tutti i giorni della tua vita (ibid). Quindi non è colpevole se non colui che deliberatamente le allontana dal suo cuore.

11. Rabbi Chaninà, figlio di Dosà, affermava: colui che fa precedere il timore del peccato alla sua sapienza, mantiene la sua sapienza; ma colui, che fa precedere al timore del peccato la sua sapienza, questa non si mantiene.

12. Egli affermava: chiunque è più ricco di azioni che di sapienza, mantiene la sua sapienza; chi ha invece la sapienza che superi le azioni, non mantiene la sua sapienza.

13. Egli affermava: chiunque è bene accetto agli uomini, è bene accetto anche da D-o; colui che non è bene accetto agli uomini, non è neppure bene accetto a D-o.

14. Rabbi Dosà, figlio di Horkinàs, affermava: il sonno del mattino, il vino del mezzogiorno, il chiacchierio dei bambini e la frequenza dei luoghi di ritrovo della gente ignorante, tolgono l'uomo dal mondo.

15. R. Elazar di Modiim affermava: chi profana le cose sacre, chi disprezza le ricorrenze, chi umilia pubblicamente il prossimo, chi rinnega il patto di Abramo, nostro padre, chi arbitrariamente dà alla legge significati non consoni alla norma legale, anche se possiede conoscenza della legge e compie opere buone, non avrà parte nel mondo futuro.

16. Rabbi Ishmael affermava: sii pronto (ad obbedire) dinanzi ad un superiore; piegati verso colui che ti supplica e ricevi qualunque persona con modi affabili.

17. Rabbi Akivà affermava: il riso e la frivolezza abituano l'uomo all'immoralità.

18. Egli soleva dire: la tradizione costituisce una siepe intorno alla legge; le decime sono la siepe alla ricchezza; i voti sono la siepe all'astinenza; siepe alla sapienza è il silenzio.

19. Egli affermava: caro è l'uomo perché fu creato ad immagine divina; ma un eccezionale affetto gli fu dimostrato facendogli conoscere che fu creato a immagine di D-o, secondo quanto è scritto: poiché a propria immagine, Idd-o creò l'uomo. (Genesi IX, 6).

20. Cari sono gli ebrei perché furono chiamati figli del signore. Un eccezionale affetto fu dimostrato facendo loro conoscere che erano stati chiamati figli del signore, secondo quanto è detto: voi siete figli del signore vostro D-o (Deuteronomio, XIV, 1). Caro è Israele perché gli è stato concesso un oggetto prezioso. Un eccezionale affetto gli fu dimostrato nel fargli conoscere che un oggetto prezioso gli era stato dato, mediante il quale era stato creato il mondo (la legge preesistette alla creazione del mondo) secondo quanto è detto: vi ho dato una buona dottrina, non abbandonate la mia legge (Proverbi, IV, 2).

21. Tutto è previsto e all'uomo è lasciato il libero arbitrio; il mondo è giudicato benevolmente e tutto dipende dal maggior numero delle azioni.

22. Egli affermava: tutto è concesso in pegno e una rete è stesa sopra tutti i viventi4; la bottega è aperta e il bottegaio dà a credito5; il registro è aperto e la mano scrive; chi vuole avere un prestito venga e se lo prenda; perché intanto gli esattori che vanno continuamente in giro, si faranno pagare dall'uomo tanto che sia consenziente come che non lo sia, perché essi hanno ciò che basta loro per giustificare la loro richiesta; il giudizio è secondo verità e tutto è pronto per il banchetto6.

23. Rabbi Elazar, figlio di Azarià, affermava: se non c'è legge non esiste costume morale; se manca costume morale, non c'è neppure legge. Se manca sapienza, non esiste timore; se manca timore, non c'è nemmeno sapienza. Se non c'è conoscenza, manca pure comprensione; così, se manca comprensione, non c'è neppure conoscenza. Se non c'è legge, non c'è farina, e se non c'è farina, non c'è neppure legge.

24. Egli affermava: colui, la cui sapienza supera le sue azioni, a che cosa si può paragonare? Ad un albero i cui rami sono numerosi, ma ha poche radici; viene un vento, lo sradica e lo rovescia; secondo quanto è detto: egli sarà come un arbusto in mezzo alla steppa e neppure si accorgerà quando verrà il bel tempo; avrà per dimora le aridità del deserto, la terra salsa non abitabile (Geremia, XVII, 6). Invece colui le cui opere superano la sua sapienza, a che cosa si può paragonare? Ad un albero che ha pochi rami ma abbondanti radici, che anche se dovessero soffiargli contro tutti i venti del mondo, non riuscirebbero a smuoverlo dal suo posto, secondo quanto è scritto: egli sarà come un albero piantato vicino all'acqua, che dirama le radici presso un ruscello; esso non si accorgerà neppure quando giungerà la stagione calda, le sue foglie rimarranno verdi e non avrà da preoccuparsi della stagione di siccità, perché invece continuerà a dare frutti (Geremia, XVII, 8).

25. Rabbi Elazar figlio di Chismà affermava: le norme concernenti i sacrifici di uccelli e la purificazione delle donne sono leggi fondamentali; le nozioni di astronomia e di geometria sono accessori ornamentali della sapienza.

Rabbi Chananjà, figlio di Akashà affermava: ecc... (vedi fine capitolo I).

Note:

  1. Il testo ebraico parla di 'edah, che è la medesima parola che si trova in Numeri XIV, 27 e che è adoperata nei confronti dei dodici esploratori, escludendo Giosuè e Calev. Torna
  2. Un insieme di oggetti afferrati dalle cinque dita della mano. Torna
  3. Secondo la legge ebraica il numero minimo di giudici per formare un tribunale è tre. Torna
  4. Nessuno può sfuggire alle proprie responsabilità circa l'uso fatto della propria vita: tutti sono chiamati a rendere conto dinanzi al tribunale divino. Torna
  5. Il mondo è come una bottega da cui si può prendere qualunque cosa e goderla. Torna
  6. Le gioie della vita futura! Torna