Ogni ebreo ha parte nel mondo futuro, secondo... (vedi inizio capitolo I).
I sapienti espressero questo insegnamento secondo il linguaggio della Mishnah: sia benedetto colui che predilige loro e il loro insegnamento.
Rabbi Meir affermava:
Chiunque si occupa della legge disinteressatamente, non solo è meritevole di molte cose, ma tutto il mondo è come se esistesse soltanto per lui; egli viene chiamato compagno e amico, egli ama D-o e ama le creature; procura gioia a D-o e gioia alle creature. (La legge) lo riveste di umiltà e di timore; lo mette in condizione di essere giusto, pio, onesto e fedele; lo allontana dal peccato e lo avvicina alle buone azioni...
Rabbi Jehoshua, figlio di Levi, affermava:
Ogni giorno una voce (Bat Kol) proveniente dal monte Sinai esclama: guai alle persone che procurano offesa alla legge! Perché chiunque non si dedica allo studio della legge è persona biasimevole... Non leggere charuth (incise) bensì cheruth (libertà) perché nessuno può dirsi libero se non colui che si dedica allo studio della legge.
Chiunque impara dal suo compagno un capitolo, o un paragrafo, o un verso o una proposizione, o persino una sola lettera, deve comportarsi con lui con rispetto; come troviamo infatti di David, re di Israele che aveva imparato da Achitofel soltanto due cose, eppure lo chiamò suo maestro, suo precettore e suo amico.
La via della Torah: Questo è il sistema di vita che si addice allo studio della legge: mangia pane intriso nel sale, bevi acqua con misura, dormi in terra; vivi una vita di privazioni e affaticati nello studio della legge. Se tu farai così sarai felice e beato: felice in questo mondo e beato nel mondo avvenire.
La legge è superiore al sacerdozio e al regno. Il regno si acquista con trenta requisiti, il sacerdozio con ventiquattro, ma la Torah si acquista con quarantotto requisiti, cioè:
- Con lo studio
- Con l'orecchio teso
- Con la ripetizione ad alta voce
- Con l'intelligenza e la riflessione della mente
- Con il timore e la riverenza
- Con l'umiltà e la gioia
- Con la purezza e il contatto con i dotti
- Con l'unione con i compagni e la discussione con gli scolari
- Con la tranquillità e la conoscenza delle Scritture
- Con moderazione nel commercio, nella vita di società e nei piaceri
- Con poco sonno
- Con moderazione nella conversazione e nel riso
- Con la pazienza e un cuore buono
- Con la fiducia nei sapienti e la rassegnazione nei dispiaceri
- Col riconoscere il proprio grado e l'essere soddisfatto della propria parte
- Col mettere freno alle proprie parole e non farsi vanto di sé stesso
- Con l'accattivarsi le simpatie e l'amore verso D-o e le creature
- Amando la giustizia, la rettitudine e le ammonizioni
- Allontanandosi dagli onori e non mostrandosi orgogliosi del proprio sapere
- Condividendo le fatiche del prossimo e giudicando sempre benevolmente
- Facendo conoscere la verità e portando la pace
- Studiando allo scopo di insegnare e di mettere in pratica
- Con il riferire le opinioni citando l'autore che le ha espresse (arreca la redenzione al mondo).
Rabbi Jose' figlio di Kisma' disse: una volta, andando per la strada, incontrai un uomo che mi offrì migliaia di denari in oro e perle preziose per abitare nel suo luogo. Gli risposi: anche se tu mi dessi tutto l'oro del mondo, non abiterei altro che in un luogo di Torah. Nell'ora della dipartita non accompagnano l'uomo né l'argento né l'oro, bensì la legge e le opere di bene.
Cinque cose caratterizzò il Santo, benedetto Egli sia, come Suo possesso nel Suo mondo: la Torah, il Cielo e la Terra, Abramo, Israele e il Santuario.
Qualunque cosa il Santo, benedetto Egli sia, ha creato nel Suo mondo, non l'ha creata altro che per la Sua gloria. Rabbi Chananja', figlio di Akasha' affermava: D-o volle che Israele si acquistasse dei meriti; per questo gli dette la legge e numerose prescrizioni.