In un momento di estrema tensione per Israele, Deborah Faith lancia un grido d'allarme contro l'ipocrisia del mondo culturale europeo e italiano. Un'analisi tagliente su come la propaganda e il pregiudizio stiano soffocando la verità storica, trasformando l'antisemitismo in "critica politica" e la vittima in carnefice.
Vivere in Israele nell'agosto del 2005 significa assistere quotidianamente al bombardamento di Sderot e allo sventamento di decine di attentati, mentre ci si prepara a un estremo tentativo di pace: il ritiro unilaterale da Gaza. Eppure, il riflesso che arriva dai media italiani è distorto da un "bombardamento" di segno opposto: quello della disinformazione.
L'ipocrisia del termine "Razzismo"
L'autrice evidenzia una paradossale inversione semantica nel dibattito pubblico:
- È considerato razzismo: criticare il fondamentalismo islamico, contestare gli imam radicali o denunciare il massacro nel Darfur compiuto da milizie arabe.
- NON è considerato razzismo: negare il diritto di Israele a esistere, boicottare accademici israeliani nelle università o aggredire chi si dichiara sionista.
La distorsione della Memoria e dell'Informazione
C'è un senso di soffocamento nel constatare come una parte dell'opinione pubblica italiana dichiari di "annoiarsi" nel sentire parlare di Shoah, mentre si commuove acriticamente per la propaganda palestinese. Questa stanchezza verso la memoria ebraica si accompagna a una sistematica mala-informazione (citando i lanci dell'agenzia ANSA) che arriva a distorcere la realtà pur di demonizzare lo Stato ebraico.
L'antisemitismo nelle sue nuove vesti
Dall'estrema sinistra che augura attentati ai docenti universitari, all'estrema destra malata di antigiudaismo classico, fino ai "moderati" che sbuffano davanti alla storia: l'aria per Israele si fa rarefatta. L'autrice conclude con una nausea profonda verso un mondo che ha trasformato l'odio in un'abitudine accettabile, mascherata da dibattito intellettuale.
Manca l'aria! Quando il diritto di un popolo all'autodeterminazione viene licenziato come "furto", mentre si finanziano con miliardi di euro dirigenze corrotte che non costruiscono né fabbriche né speranza, la verità diventa la prima vittima.