A sostegno del diritto di Israele a esistere. Giovedì 3 novembre ore 21, Via Nomentana 361/363. Vivo in Israele da molti anni e le esternazioni di Ahmadinejad mi hanno scossa.

Vivo in Israele da molti anni e le esternazioni di Ahmadinejad, criminale presidente iraniano, hanno gettato me e tutti i miei connazionali nello sconforto.

Non sono parole nuove: la distruzione di Israele è sempre stato il ritornello dei dittatori islamici, e la Carta palestinese porta ancora oggi al comma 19 (mai cancellato, come spesso erroneamente si dice) l'augurio che la lotta armata palestinese si concluda con la distruzione dello "Stato sionista". Arafat in arabo lo diceva quotidianamente, eppure è stato ricevuto dai grandi della terra, persino da qualche ebreo. Arafat ha tentato per 40 anni di arrivare alla realizzazione del suo sogno, eppure nessuno si è mai scandalizzato. Nemmeno il Papa.

Oggi molti sono indignati dalle parole del fanatico presidente iraniano, ma non si può non notare che le strade non si sono riempite di gente sdegnata, di studenti o di pacifisti. Quelli sempre pronti a scendere in piazza tra sventolii di bandiere della pace ogni volta che da Israele parte uno starnuto, stanno in silenzio e guardano dall'altra parte.

Dove sono? Perché l'idea della distruzione di una nazione del mondo non li sconvolge? Dove siete? Possibile che le parole gridate dall'Iran non vi ripugnino? Dove sono i giovani sempre pronti, giustamente, a protestare per le ingiustizie?

Non si può non notare che, oggi, solo Giuliano Ferrara e gli ebrei si muovono, come se la cosa non interessasse tutta la società, come se tali criminose dichiarazioni non interessassero altri che gli ebrei. Siete coinvolti tutti, non lo capite? Succedeva anche nel 1938.

Nessuno protestò e gli ebrei furono trasportati ad Auschwitz, ma l'Europa pagò quel silenzio. Sei milioni di morti ammazzati perché si chiamavano Davide o Sarah peseranno per sempre sulla coscienza collettiva europea. Mi auguro che giovedì, davanti all'ambasciata dell'Iran a Roma, gli italiani si sveglino e capiscano che dittatori infami come Ahmadinejad possono arrivare a distruggere il mondo, non solo Israele.

Quel veleno entra nei cervelli come la droga e toglie alla gente la capacità di discernere tra il bene e il male assoluto. Non state in silenzio, andate nelle piazze perché voler distruggere una democrazia significa voler distruggere il mondo intero. Non si può, non si deve, è male, è indecente: andate a manifestare contro il Male.

Aiutateci per una volta e mettetevi a gridare forte, tanto forte che vi sentano fino in Iran: "Siamo tutti israeliani".

Deborah Fait