Un colloquio privato tra Israel Singer, direttore del Congresso Ebraico Mondiale, e Romano Prodi finisce sotto i riflettori. Tra giudizi su Berlusconi e tentativi di ricucire lo strappo diplomatico tra Commissione UE e istituzioni ebraiche, una telecamera dimenticata accesa svela i retroscena della politica internazionale.

Il caso nasce a Bruxelles, al dodicesimo piano del palazzo della Commissione Europea. Israel Singer è volato lì per un compito delicatissimo: riparare il danno causato da una lettera pubblicata sul Financial Times da Edgar Bronfman e Cobi Benatoff, che accusavano Prodi di scarsa sensibilità verso l'antisemitismo in Europa.

Le tensioni erano esplose a seguito di due eventi specifici:

  • Il sondaggio Eurobarometro: che indicava Israele come la principale minaccia alla pace mondiale.
  • Il rapporto dell'Osservatorio di Vienna: la cui mancata pubblicazione sugli episodi di antisemitismo era stata letta come un atto di censura politica.

Pensando di non essere ripreso, Singer si è rivolto a Prodi con tono confidenziale, prendendo le distanze da Silvio Berlusconi: "Io non sono tra quelli che si mette a sedere con lui, e tu questo lo sai". Singer ha aspramente criticato quegli esponenti ebraici definiti "sapientoni" che avevano omaggiato il leader italiano a New York, cercando di rassicurare Prodi sul sostegno del Congresso Mondiale.

Il video, trasmesso da La7 e diffuso sul circuito interno della Commissione (EbS), mostra un Prodi visibilmente imbarazzato mentre Singer gesticola con veemenza. Nonostante la fuga di notizie, il colloquio ha ottenuto il suo scopo formale: Prodi ha sbloccato il seminario sull'antisemitismo precedentemente congelato.

Ironia della sorte, lo stesso Singer aveva citato un proverbio del nonno durante l'incontro: "Non tutto quello che è importante deve essere detto, ancor meno deve essere scritto, e nulla deve essere stampato". Un consiglio che il video della Commissione ha reso impossibile da seguire.