Rabbi Hizkia aprì il significato del verso1: è scritto (Cantico dei Cantici 2,2) "Come una rosa fra le spine"2.
Cos'è la rosa3? Essa è la Comunità d'Israele (Knesset Israel). Come la rosa fra le spine è rossa e bianca4, così la Comunità d'Israele ha in essa il giudizio e la misericordia. Come la rosa ha tredici petali5, così la Comunità d'Israele ha tredici attributi di misericordia che la circondano da ogni lato6.
Dalla prima menzione di "Elohim" alla successiva vengono emesse tredici parole per circondare7 e difendere la Comunità d'Israele. Poi c'è un'altra menzione del Nome divino un attimo dopo. Quanto tempo dopo? Dopo cinque petali forti che circondano la rosa. Di seguito, cinque forze della salvezza. E su questo segreto è scritto: "Alzerò la coppa delle salvezze"8. Questa è la coppa della benedizione.
1 Patah: è l'apertura verso il mondo del Pardes (il giardino della conoscenza), la molteplicità dei significati della Torah. Il libro Bahir afferma che persino la vocale Patach allude alla necessità di dischiudere i mondi.
2 "Come una rosa fra le spine è la mia amica fra le fanciulle". Rashi commenta: "Un giglio fra le spine che lo pungono, eppure esso rimane sempre nella sua bellezza".
3 Tutti i fiori presenti nel Cantico dei Cantici, secondo la tradizione, sono una rosa e rappresentano Israele.
4 "Il mio amico è bianco e rosso" dice il Cantico. Ciò allude alla doppia dimensione della Divinità: Chesed (Amore/Bianco) e Ghevurah (Rigore/Rosso), e al cammino dell'uomo tra carità e giustizia.
5 Petali ('Eley) ha la stessa radice di "pellegrinaggi" o "salite". Come i petali della rosa, così sono le salite dei pellegrini delle dodici tribù (più Levi) al Santuario.
6 Il verbo Satra nel Targum è riferito alle cortine che coprono l'Arca dell'Alleanza (Targum Onkelos, Esodo 26,5).
7 Dalla prima volta che il nome Elohim compare (Genesi 1,1) alla volta successiva ci sono tredici parole. Queste parole sono chiamate Tebhiyyn (come "Arche"), suggerendo che ogni parola sia un contenitore sacro. "Circondare" è detto Sahhar, che richiama il chiarore lunare (Sahar). La simmetria a tredici petali richiama il Magen David o l'accampamento nel deserto con il Santuario al centro. Come un mandala, le parole della Torah fanno da scudo al Nome divino.
8 Salmo 116,13. Questo verso apre l'Havdalah (fine dello Shabbat), ma il commento sottolinea che è anche la coppa del Kiddush (inizio dello Shabbat). Già dal primo giorno della Creazione si prepara il ciclo del riposo sacro.