Non è facile definire che cosa sia l'ebraismo. Certamente, se lo si ritiene una religione con regole precise basata sull'osservanza, definirlo è semplice: basta aprire i testi e comparare i commenti più autorevoli. Ma questa immagine, per quanto plausibile, non è l'unica da considerare.

L'ebraismo è un costrutto culturale che stabilisce regole comportamentali: gli ebrei sono coloro che "pensano perché fanno". Agiscono secondo regole pragmatiche che costruiscono la loro personalità culturale.

Come si compone l'ideale scaffale del sapere teologico ebraico? Non è uno sviluppo lineare. I testi vanno letti rispetto ai contesti. Consideriamo il Deuteronomio: quel libro fissa una condizione di anelito verso la Terra Promessa che mantiene valore nell'infinità temporale.

Proviamo ad aprire una pagina di Talmud. Vi vedremo un costrutto geometrico costituito da tre strati di testi:

  • Un testo in corpo maggiore al centro (I sec. a.C. - VI sec. d.C.);
  • Un blocco di testi che lo circonda (commenti dell'XI-XIV secolo);
  • Un terzo gruppo di testi agli angoli (fino al XVII secolo).

Ma accanto a questi testi rimane un margine di bianco considerevole. La cultura ebraica è esattamente quel margine: la possibilità di continuare il testo, di mandare avanti la staffetta della storia.

L'ebraismo non è solo un apparato religioso o un galateo comportamentale; è la costruzione, nel tempo, di un'identità culturale. Gli ebrei sono il risultato di un costante corpo a corpo con la storia e con altri gruppi umani: un processo di ibridazione e riscrittura delle proprie convinzioni.

Per descrivere la storia dell'ebraismo si deve ricorrere a una catena di luoghi e a una costellazione di testi: Alessandria d'Egitto, la Spagna, la Renania, Safed, Israele, gli Stati Uniti. Non esiste un unico nucleo, ma un complesso culturale che leggiamo come coerente.

[Image map of the major centers of the Jewish Diaspora and their intellectual contributions: Alexandria (Hellenism), Spain (Golden Age/Kabbalah), Rhineland (Ashkenazi piety), Safed (Lurianic Kabbalah), and modern centers]

In questo percorso, al centro non sta il testo, ma il commento: ovvero la capacità di individuare il senso del testo in rapporto con la storia.

Articolo di David Bidussa su La Repubblica, 9 marzo 2005.