A mio parere la questione israelo-palestinese ha a che fare molto da vicino con la doppia morale della coscienza occidentale.
Dopo la Shoah, l'Europa si sentiva certo troppo in colpa verso tutti gli ebrei, tanto da non osare schierarsi contro di loro. Ben presto si sentì sicuramente sollevata nello scaricare il millenario problema ebraico a qualche migliaio di km a Sud-Est. Il problema del popolo palestinese vessato costituì subito un buon motivo per rivestire l'antico antisemitismo e antigiudaismo di sempre di un manto di nobiltà.
Ecco che cosa è per me l'appoggio alla causa palestinese: l'edizione abbellita e nobilitata di un vecchio e nuovo antisemitismo. Non intendo certo risolvere qui in due righe aspetti di una situazione così complessa. Voglio solo limitarmi ad annotare alcuni punti, e cioè:
- a) I recenti sviluppi del terrorismo islamico hanno posto a un bivio: se scegliere Israele o mettersi contro Israele;
- b) Diretta conseguenza del punto a è che non ci può essere amicizia per Israele senza appoggiare il sionismo;
- c) Il supporto a oltranza della causa palestinese smaschera finalmente l'antisemitismo delle "buone coscienze" occidentali.
Vorrei infine terminare con la battuta che l'ambasciatore Minerbi fece a Moravia nel '75: "Alberto, io sono romano e tu sei romano; io sono ebreo e tu sei ebreo; com'è allora che le bombe sotto al sedere tuo — il terrorismo stragista in Italia — sono un crimine abietto, e quelle sotto il sedere mio sono la lotta per la libertà del popolo palestinese?"