A quanto pare, il grande Alexander Alekhine scrisse (sebbene l'attribuzione sollevi ancora qualche dubbio) dei deliranti articoli di analisi "razziale" in chiave antisemita applicata alla storia degli scacchi.
Si tratta della serie "L'ebreo e gli scacchi ariani", apparsa tra il marzo e il giugno 1941 sulla Deutsche Schachzeitung e sulla Pariser Zeitung. Le informazioni derivano da un articolo di F. Pezzuto (Torre & Cavallo - Scacco!, marzo 2001).
### La teoria del "Razzismo Scacchistico"Secondo Pezzuto, le idee di Alekhine poggiavano su stereotipi già diffusi. Già Gutmayer aveva teorizzato la contrapposizione tra:
- Stile Ariano: Votato all'attacco, aggressivo per natura, eroico.
- Stile Semitico: Passivo, difensivistico, basato sulla "difesa pura".
Esperti dell'epoca criticarono l'eccesso di ponderazione introdotto da giganti come Steinitz e Lasker (entrambi ebrei), accusandoli di aver portato a un decadimento del gioco attraverso l'opportunismo e la ricerca ossessiva del vantaggio materiale.
--- ### Le accuse ai Grandi MaestriNelle sue analisi, Alekhine costruì una folle "storia razziale":
- Lasker: Indicato come esempio di gioco privo di creatività, basato solo sull'attesa dell'errore avversario.
- Nimzowitsch: L'"ebreo di Riga", autore del fondamentale Il mio sistema, fu accusato di scrivere banalità o "cumuli di falsità".
- Anderssen vs Staunton: Interpretato come il trionfo della concezione aggressiva sulla concezione "anglo-giudaica".
Sembra impossibile che un genio assoluto possa aver scritto simili idiozie (forse per ricatto o per bieco opportunismo). Purtroppo, non è un caso isolato. In tempi più recenti, anche Gata Kamsky e soprattutto suo padre Rustam hanno evocato una "congiura sionista" nel mondo degli scacchi per giustificare le proprie difficoltà post-sovietiche.
Il numero speciale del "Bollettino del complotto" si conclude qui.
Shalom, Namib