Rispondere alla domanda "chi è un ebreo" appare impossibile. Più che dare una definizione dell'individuo, è necessario fare chiarezza sulle forme in cui l'ebraismo si manifesta. L'ebraismo è uno, ma oggi si tende a etichettare i livelli di religiosità come se fossero sette, usando impropriamente termini come "ortodossi" o "riformati", creando confusione e pregiudizi all'interno del popolo stesso.
Rispondere a questa domanda appare impossibile. Non intendo quindi dare una definizione di che cosa sia un ebreo, ma piuttosto fare chiarezza sulle varie forme di manifestarsi dell'ebreo. Se non si può definire l'ebreo, almeno si può definire l'ebraismo. In questa sede, brevemente, cercherò di analizzare il rapporto tra l'ebreo e l'ebraismo, tenendo bene presente che l'ebraismo è uno. Oggi, come ieri, ci sono ebrei più o meno religiosi, con la differenza che oggi si tende ad etichettare i vari livelli di religiosità dell'ebreo quasi come fossero sette attraverso l'uso improprio di alcuni termini come: ortodossi, riformati ecc.
Questo causa confusione, come ho avuto modo di capire parlando con altri ebrei, e pregiudizi all'interno del popolo ebraico. Cosa significano ortodossi o riformati? Cosa sono questi termini nuovi che mai sono esistiti all'interno del popolo ebraico? Un ebreo non osservante può essere considerato ortodosso? Un ebreo riformato può essere religioso? Un riformato è ebreo? Il riformismo è ebraismo? A queste ed altre domande intendo rispondere.
Per fissare quanto è stato detto è opportuno ora considerare come le varie tendenze si siano istituzionalizzate tenendo però presente che non esiste nell'organizzazione religiosa ebraica nessuna autorità centrale. Rosenzweig diceva ebrei si nasce; e si resta anche dopo generazioni di abbandono come si è visto in questo secolo, sia per il male che per il bene sia per la morte che per la vita. Diamo ora, per chiarirci le idee, uno sguardo generale alle varie istituzioni e strutture:
Il movimento di riforma: riformati, conservativi, ecc.
Il movimento di riforma risale agli inizi del secolo passato ed è conseguenza dell'emancipazione che suggerì ad alcuni l'abbandono di alcune pratiche tradizionali considerate non compatibili con la nuova situazione che si stava creando. Verso la metà del secolo scorso, nel 1840 a Londra e nel 1841 ad Amburgo si delineò nella riforma una linea di chiara preminenza dell'illuminismo in relazione alla Bibbia ed al Talmud relegati a semplici documenti umani, mentre nella preghiera tradizionale venivano aboliti temi di restaurazione nazionale e sottolineato invece il carattere universale dell'ebraismo. Su questa linea si realizzarono riforme radicali come la sostituzione del sabato con la domenica (con la relativa abolizione delle sue leggi), l'abolizione del secondo giorno festivo nella diaspora, la preghiera a capo scoperto e in comune tra uomini e donne, l'abolizione della lingua ebraica, dello shofar (corno d'ariete), del tallit (manto), della benedizione sacerdotale, introduzione della musica dell'organo, l'ammissione delle donne all'esercizio della professione rabbinica (rabbinica per modo di dire), scoraggiare la pratica della circoncisione.
Ci fu però presto un ripensamento nella stessa Germania per opera di A. Geiger il quale considerando il monoteismo e la legge morale idee costanti dell'ebraismo sosteneva che dovevano essere mantenuti solo i riti che esprimevano queste idee. Nata in Europa dove in fondo rimase per molto tempo espressione di una minoranza ostacolata e combattuta da illustri rappresentanti dell'ortodossia come, in Germania Sansone Raffaele Hirsch e in Italia Samuel David Luzzatto, la riforma ebbe ed ha la sua maggior diffusione in America e specialmente negli Stati Uniti.
Già nel 1880 delle 200 sinagoghe esistenti nel paese solo 12 si dichiaravano non riformiste e nel 1885 si approvava a Pittsburgh una piattaforma in cui tra l'altro si rifiutavano la legislazione rabbinica, le regole alimentari, la concezione nazionale ebraica, e si spostava il sabato alla domenica, si eliminavano tutte le 613 mitzvot della Torah.
Della riforma alla fine del secolo XIX Daniel J. Elazar scrive in un documentato articolo: predicava un universalismo che trascendeva i limiti dell'ebraismo; era di fatto divenuto una 'chiesa' etnica non molto differente da quella dei luterani norvegesi o dei calvinisti olandesi. Con il tempo però anche in America la prima impostazione piuttosto radicale fu ridimensionata. Pur sostenendo di voler mettere il movimento in relazione con la totalità della vita americana, i riformisti, considerandosi dei rivoluzionari continuarono il processo di riforma non esitando a cambiare le pratiche della riforma stessa: si intensificò di nuovo la vita ebraica con l'introduzione di pratiche religiose in casa, con l'insegnamento della lingua ebraica; si ristabilirono cerimonie come il Kiddush (santificazione del vino), l'accensione delle luci del sabato, il suono dello shofar nel giorno dell'espiazione, mentre il Seder (la cena) pasquale acquistava di nuovo la sua importanza. Nel 1935 poi veniva scartata la formula antisionista e nel 1937, nella riunione di Columbus (Ohio) si stabilivano i nuovi principi della riforma.
Attualmente esistono tre diverse congregazioni riformate: 1) la prima segue la formula classica della riforma includendo in alcuni casi il servizio della domenica e mantenendo una certa opposizione al sionismo; è formata in genere da ebrei di origine tedesca e alcuni dell'Europa orientale (riformati). 2) La seconda, numerosa, segue la vecchia linea con le innovazioni di Columbus. Sostiene lo Stato d'Israele anche se continua ad essere non sionista; è formata da ebrei dell'Europa orientale (ricostruzionisti). 3) La terza, la più numerosa, è la più tradizionalista; non ha preoccupazioni circa il sionismo; è formata da ebrei dell'Europa orientale (conservativi).
I tre gruppi costituiscono nel complesso più del 40% degli ebrei degli Stati Uniti. Le varie congregazioni riformate sono unite e rappresentate dal World Union for Progressive Judaism (1926) con rappresentanti in 26 paesi. Il centro di studi è l'Hebrew Union College Jewish Institute of Religion di Cincinnati con sedi anche a New York, Los Angeles. Fondatore dell'istituto di New York fu il rabbino Stephan Wise.
Senza dubbio la riforma ha suscitato nell'ebraismo nuova assimilazione con molti spunti ed elementi negativi, allontana i giovani dalla sinagoga e non li mette di fronte alla propria identità ebraica. Bisogna inoltre notare che la stessa impostazione riformista con l'apertura alle varie correnti di pensiero ha causato e causa, insieme a una notevole acculturazione americana, anche un forte lassismo di fronte al concetto religioso e tradizionale, con il conseguente diffondersi di matrimoni misti che, nella maggioranza dei casi (90%), produce un allontanamento definitivo dalla collettività. Si può considerare questo ancora ebraismo? Ovviamente no!
L'ebraismo autentico tradizionale: l'ortodossia
Il termine ortodosso è abbastanza nuovo nella terminologia ebraica e non, fu introdotto dai riformati per designare gli ebrei normali, seguaci tradizionali della legge ebraica (Halachah). L'ebreo ortodosso è infatti l'autentico esponente della tradizione ebraica: accetta come ispirata la totalità della legge scritta e orale codificata nella Torah e nel Talmud e i suoi commenti fino ad oggi, ed osserva i principi immutabili della Halachah. In opposizione ai movimenti riformato e conservativo considera i tentativi di riforma e alterazione della Torah incompatibili con l'integrità della normativa; sostenne fin dall'inizio del secolo XIX una dura guerra all'emancipazione e all'assimilazione e considerò la riforma liturgica come inizio della disgregazione ebraica. Nell'ortodossia si riconoscono inoltre i gruppi chassidici (Chassidim: ebrei religiosi pii).
L'ebraismo ortodosso esiste e si sviluppa da più di 2000 anni in tutto il mondo; si caratterizza per la propria attenzione sullo studio e l'osservanza della Torah e per il forte sentimento religioso e il contenuto etico. Uno dei suoi principali rappresentanti moderni, in Germania, è stato Sansone Raffaele Hirsch. In Germania, poi in Ungheria e in Lituania nascono molte delle case di studio, Yeshivot, poi negli Stati Uniti e in Israele. Questa ortodossia fu ed è seguita dagli ambienti chassidici e non, come nella maggior parte delle comunità ebraiche d'Europa e Israele.
Essa, sempre rimanendo fedelissima ai principi della Halachah, ammise fin dall'inizio l'istituzione di scuole moderne e istituzioni comunitarie di diverso tipo. Ha perciò un atteggiamento positivo verso l'insegnamento secolare e quindi la tendenza ad unire l'aderenza alla legge rabbinica con i valori della civiltà occidentale, ma senza modificare la legge. Il concetto di dinamismo nella continuità dell'ebraismo senza una necessaria evoluzione (modifica, cambiamento) della legge ebraica esprime bene il metodo: passare ogni problematica imposta dal vivere contemporaneo al vaglio della legge ebraica (Torah e Talmud) in una prospettiva dinamica e positiva al tempo stesso, interrogando gli antichi testi rabbinici al fine di riproporli come possibile chiave di lettura della realtà nel suo costante divenire. Con questo metodo si rende infinito ed eterno il Talmud, in questo modo i grandi maestri di oggi elaborano risposte antiche-moderne a domande nuove (es. clonazione).
In pratica si scrivono nuovi commenti e opere rifacendosi sempre ai testi antichi, ciò che non cambierà mai è il metodo interpretativo, che è sempre lo stesso. Il Talmud è il motore della Torah. L'ebraismo ortodosso ha diffusione negli Stati Uniti, in Europa e naturalmente nello Stato d'Israele. Ha adottato la politica di cooperazione con i non ortodossi ed ha collaborato con il sionismo e con lo Stato d'Israele fin dagli inizi. Nel 1923 è stato fondato in America il Rabbinical Council of America.
I Chassidim (ebrei pii), influenti specialmente dopo l'arrivo del Lubavitcher Rebbe Josef Schneersohn (1940) e per l'apporto europeo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, rappresentano oggi negli Stati Uniti, in Europa e in Israele uno dei movimenti più dinamici nell'impegno di far tornare all'ebraismo gli ebrei assimilati.
In Israele
In Israele, diversamente dall'America, si assiste sostanzialmente ad una polarizzazione interna al mondo ortodosso tra religiosi e non religiosi.
I Chassidim, ebrei religiosi pii, gli antichi e moderni saggi di Israele. Durante la Shoah il mondo degli ebrei orientali fu quasi totalmente distrutto. I Chassidim che sopravvissero si stabilirono per lo più nel nuovo Stato di Israele e negli Stati Uniti d'America, in alcuni quartieri della città di New York (Williamsburg, New Square, Crown Heights). Nel 1940 anche il Rebbe di Lubavitch, Rabbi Yosef Yitzchak Schneersohn, discendente della famiglia di Shneur Zalman di Liadi, fissò la sua sede a Crown Heights. Una breve descrizione di quattro delle dinastie più importanti – Belz, Ger, Satmar e Lubavitch-Chabad – può dare un'idea delle varie tendenze presenti nel chassidismo moderno.
I Belzer Chassidim
Il fondatore della dinastia di Belz fu Shalom Rokeach (1799-1855), i cui numerosi miracoli vengono riportati da molti racconti. Belz – una piccola città a 60 chilometri da Lviv (Ucraina) – divenne presto il centro del chassidismo della Galizia. Il figlio e successore di Shalom Rokeach, Yehoshua (1825-1894), ebbe decine di migliaia di seguaci in Galizia, Polonia e Ungheria. Ogni sabato centinaia di discepoli si recavano alla corte del Rabbi e a Rosh HaShanah più di 5000 chassidim facevano il pellegrinaggio a Belz. Yehoshua fu uno degli oppositori più eminenti della Haskalah e i suoi successori, i Tzaddikim di Belz, presero tutti ferma posizione per il mantenimento dell'ortodossia contro ogni riforma, proveniente dai circoli non ortodossi.
Il modo di vestire tradizionale degli ebrei dell'Europa nord-orientale divenne una tradizione tra i chassidim di Belz; l'accettazione di uno stile di vestire occidentale – sebbene sempre tradizionale – da parte dei chassidim di Satmar, Ruzhin e Lubavitch, suscitò il profondo antagonismo dei Belzer. Il successore di Yehoshua, Issachar Dov (1845-1927), si oppose con forza a ogni forma di sionismo; ma il suo figlio e successore, Aharon (1880-1957), si rifugiò in Israele, dopo aver perso tutti i membri della sua famiglia nell'Olocausto.
Lì cambiò il suo tradizionale antisionismo e invitò i suoi seguaci ad appoggiare il partito ortodosso tradizionale sionista, Agudat Israel. Alla sua morte (1957) gli successe il nipote, Issachar Dov, all'età di nove anni; il suo matrimonio con la nipote del Rabbi di Vizhnitz, nel 1965, attirò trentamila discepoli di tutto il mondo.
Ger: dalla Polonia in Israele
In Polonia la dinastia di Ger – una cittadina a 10 chilometri da Varsavia – era di pari importanza a quella di Belz in Galizia. Anche i Gerer si trasferirono, dopo la Seconda Guerra Mondiale, in Israele e quasi tutti i Chassidim di Ger ora vivono lì. Il chassidismo Ger nacque alla corte del santo Yud, il Rabbi di Przysucha, e del suo successore, Menachem Mendel di Kotzk. Dalla loro combinazione di studio rabbinico tradizionale e di calore e semplicità furono attratti soprattutto i ceti colti. Il vero e proprio fondatore della dinastia di Ger fu Yitzchak Meir Alter (1789-1866), che, dopo la morte dello Tzaddik Menachem Mendel nel 1859, fu riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei Chassidim di Kotzk come suo successore.
I suoi vivaci commenti al Talmud e allo Shulchan Aruch, pubblicati sotto il nome Chiddushei HaRim (1875), divennero un testo base nelle Yeshivot. Al contrario del Yud e del Kotzker, il Rim non fuggiva le folle; ma, come gli altri due, era un nemico accanito della ricerca di emozioni sensibili e della corsa ai miracoli, alla quale si davano molti tzaddikim della terza generazione. "Se uno viene a me cercando sicurezze materiali, guarigioni o miracoli", dichiarò poco dopo esser stato investito dal titolo di Tzaddik, "è meglio che vada altrove". Nessuno dei Tzaddikim Ger accettava doni dai propri discepoli. Fu sotto la guida del terzo Rebbe di Ger, Yehudah Aryeh Leib Alter (1847-1905), che il chassidismo polacco si dissociò da ogni sionismo politico.
Ma suo figlio, Avraham Mordechai Alter (1866-1948), l'ultimo Tzaddik Ger vissuto in Polonia, influenzò migliaia dei suoi seguaci a stabilirsi in Israele. Facendo lui stesso Aliyah nel 1940, trasferì la sua corte a Gerusalemme. Fu uno dei fondatori del partito ortodosso sionista, Agudat Israel; sotto la sua guida il chassidismo Ger raggiunse l'apice della sua influenza. Suo figlio Yisrael gli successe, nel 1948, come Tzaddik della sede di Gerusalemme.
Satmar: dall'Ungheria a New York
Un'altra dinastia sono i Chassidim di Satmar, che ha la sua corte a New York. La dinastia fu fondata da Moshe ben Tzvi di Újhely (1759-1841), che fu il primo in Ungheria. Nella loro roccaforte di Williamsburg (Brooklyn), i Chassidim Satmar si vestono ancora oggi esattamente come i loro antenati ebrei ungheresi di due secoli fa. Tengono molto al loro isolamento sociale e intellettuale; fanno di tutto per evitare ogni contatto con il mondo che li circonda, anche con altri gruppi chassidici. Il Rabbi di Satmar è famoso per la scelta antisionista e la sua netta opposizione allo Stato d'Israele. Considera il sionismo politico la causa di tutte le sofferenze del popolo ebraico e responsabile del ritardo della venuta del Messia.
I suoi seguaci non partecipano alle elezioni israeliane, non vanno a pregare al Muro del Pianto, non si lasciano giudicare dai tribunali israeliani e rifiutano di servirsi di ogni mezzo pubblico dello Stato d'Israele. Ultimamente però queste posizioni vanno ridimensionate: influenzati dalle circostanze c'è la tendenza a riavvicinarsi al sionismo e a riconoscere lo Stato ebraico. Questa dinastia rappresenta una minoranza dei Chassidim.
I Chassidim Lubavitch Chabad: dalla Lituania a Brooklyn e a Kfar Chabad (Israele)
Per il loro amore verso lo Stato d'Israele e gli ebrei non praticanti, i Chassidim Lubavitch si distinguono radicalmente dai Chassidim Satmar e da altri gruppi chassidici. Questa loro apertura verso gli altri ebrei, la loro capacità organizzativa e la loro attività missionaria in tutto il mondo, li ha resi il gruppo chassidico più numeroso. Si è già parlato del fondatore del chassidismo Chabad, Shneur Zalman di Liadi. Sotto la guida di suo figlio, Dov Ber (1773-1827), il centro dei Chassidim Chabad divenne la cittadina bielorussa di Lubavitch, nome che caratterizza i suoi Chassidim fino a oggi. I Lubavitch hanno, dal 1941, il loro centro a Brooklyn (Crown Heights), dove risiedeva il Rebbe, e sono largamente rappresentati in Israele, dove contano alcuni deputati alla Knesset e possiedono addirittura una cittadina, Kfar Chabad, interamente abitata da loro. In Italia fanno parte, nella maggior parte, delle comunità di Milano, Roma e Venezia.
Il Rebbe recentemente deceduto, il settimo nella dinastia di Shneur Zalman di Liadi, era Menachem Mendel Schneerson. Nato in Russia, a Nikolaev nel 1902, il Rebbe era emigrato negli Stati Uniti nel 1941, dopo aver studiato matematica e ingegneria alla Sorbona. Genero del sesto Rabbi di Lubavitch, Yosef Yitzchak Schneersohn (1880-1950), era stato chiamato nel 1950 alla sua successione. Sotto la sua guida l'influenza dei Lubavitch si diffuse in tutto il mondo ebraico. Il chassidismo Chabad non è alla ricerca di miracoli, ma si rivolge al suo Tzaddik solo per la direzione spirituale. Il chassidismo Chabad si distingue da tutti gli altri gruppi chassidici e ortodossi per la sua missionarietà. Oltre che a guadagnare discepoli, il loro scopo è di avvicinare le masse ebraiche agnostiche o poco praticanti all'ortodossia.
Emissari di Lubavitch visitano regolarmente le università e le reclute ebraiche nell'esercito; organizzano una volta all'anno un Kindergarten per bambini ebrei che abitano lontano da ogni comunità ebraica e mandano addirittura un mohel a circoncidere i bambini o un rabbino in caso di bisogno, fin nei posti più remoti del mondo. Chabad Lubavitch ha sviluppato una rete di scuole in tutti i grandi centri ebraici, pubblica libri di scuola e si occupa dell'educazione religiosa, là dove non viene data. È facile che in Israele un turista venga fermato da un Lubavitch che cercherà in tutti i modi di fargli mettere i tefillin e di dire insieme a lui lo Shema Israel.
Dopo la riconquista di Gerusalemme nel 1967, in particolare negli ultimi anni, si è sviluppato, attorno alla persona del Rebbe, un'attesa messianica che portò a manifestazioni di culto della sua persona, che egli scoraggiava. Questa attesa ultimamente si è notevolmente smorzata e la posizione ufficiale sembra scoraggiare gli atteggiamenti di eccessiva devozione. Rabbi Schneerson è deceduto il 12 giugno 1994, lasciando i suoi Chassidim.
Proviamo ora ad esaminare brevemente quali sono le differenze tra il movimento riformista e l'ebraismo ortodosso, e che cosa sia veramente ebraismo e che cosa ormai non lo sia più. Oggi si tende a definire ortodossi solo gli ebrei religiosi e riformati quelli non religiosi (non uso mai il termine laici perché questo termine non esiste nell'ebraismo), questa definizione non è esatta. L'ebreo religioso è ortodosso, ma paradossalmente anche un ebreo medio o non religioso può essere definito ortodosso. Un classico esempio di questo è l'ebraismo italiano: l'ebraismo italiano è ortodosso perché istituzionalmente si basa sull'autentica tradizionale legge ebraica, accetta come ispirata la totalità della legge scritta e orale e i suoi commenti fino ad oggi, ed osserva i principi immutabili della Torah (Halachah), ma un ebreo italiano non religioso è ortodosso?
La risposta è chiaramente sì. Ammetto che ad una prima lettura questo concetto risulti difficile, proviamo a fare un esempio: quando un singolo ebreo si trova a un campeggio DAC o all'UGEI o vive un'esperienza collettiva di vita ebraica, la vive in un ambiente ebraico ortodosso, poi se nelle quattro mura della sua casa non osserva lo Shabbat è una propria scelta. Il singolo ebreo italiano accetta su di sé l'ebraismo nella sua forma autentica, anche se poi paradossalmente per i più personali e svariati motivi non osserva tutte le mitzvot: ecco che un ebreo non religioso può essere definito ortodosso (ma sempre colpevole di trasgredire!). Ma allora che cosa vuol dire ebraismo riformato? La differenza tra i riformati e gli ortodossi, come abbiamo visto non è soltanto il livello di religiosità, perché può esistere l'ebreo ortodosso che normalmente è osservante come quello che non è osservante.
Per l'ebraismo riformato il discorso è diverso: un ebreo riformato può essere religioso? Chiaramente no, perché non osserva la Torah. A livello istituzionale l'ebraismo riformato infatti si riduce alla sola concezione monoteistica abbandonando la maggior parte delle mitzvot, tentando di leggere in chiave storiografica la Torah e il Talmud. Posto che la Torah e il Talmud vengono relegati a semplici documenti umani, su questa linea si realizzano una serie di riforme che non sono più riconosciute dall'ebraismo autentico ortodosso. Da quanto suddetto emergono ulteriori considerazioni: un ebreo riformato è ebreo, se figlio di madre ebrea (anche se non sono religiosi), ma è sempre così? Si può essere sicuri di questo? La risposta è no.
Non si può avere la certezza che un ebreo riformato sia ebreo perché non si ha la sicurezza che sia figlio di madre ebrea. Nel caso infatti di un ghiur all'ebraismo riformato, questo non può essere considerato valido secondo la Torah (Halachah)! Stessa cosa per un matrimonio o per qualsiasi altra cosa! L'ebraismo riformato non ha più nulla di ebraico tanto che è soggetto ad enorme assimilazione! Statisticamente infatti si assimilano molto più velocemente degli ortodossi che invece in proporzione aumentano.
Ne conviene inoltre che: siccome esiste un solo ebraismo autentico, quello ortodosso (all'interno del quale esistono ebrei osservanti, medio osservanti e non osservanti), le altre forme che rinnegano l'origine rivelata della Torah scritta e orale e di conseguenza rinnegano la legge (Halachah), escono dal sistema ebraico e non possono essere considerate ebraiche. Per riassumere quanto esposto e fare ulteriore chiarezza, rispondiamo schematicamente alle domande di partenza: un ebreo non osservante può essere considerato ortodosso? In un certo senso sì. Un ebreo riformato può essere religioso? No perché non osserva la Torah. Un riformato è ebreo? Non si può avere la certezza che un ebreo riformato sia ebreo perché non si ha la sicurezza che sia figlio di madre ebrea. Il riformismo è ebraismo? No perché rinnega la Torah scritta e orale e tutto quello che ne consegue.
Con questo spero di aver fatto chiarezza al lettore su che cosa è e che cosa non è ebraismo. D-o è uno e il suo nome è uno, la Torah è una, il popolo di Israele è uno, l'ebraismo è uno (quello autentico ortodosso).
Paolo Sciunnach