"Ebreo laico" è una contraddizione in termini. Poiché il concetto di laicità, così come inteso nel mondo occidentale, non è nativo della tradizione ebraica, vorremmo analizzare i significati della parola "laico" in rapporto alla struttura dell'ebraismo.

Di seguito analizziamo i significati comuni della parola "laico" (in corsivo) mettendoli a confronto con la realtà ebraica:

  • Che non appartiene al clero: Nell'ebraismo, tutto il popolo d'Israele è definito Mamlekhet Kohanim ("un regno di sacerdoti"). Poiché ogni ebreo ha potenzialmente un ruolo attivo nel culto e nello studio, la distinzione netta tra clero e laicato decade. Non appartenere al "clero" equivarrebbe quasi a non appartenere al popolo stesso.
  • Che si ispira a concezioni di autonomia rispetto all'autorità ecclesiastica: Dopo lo scioglimento del Bet Din (il Tribunale Rabbinico centrale), l'ebraismo non ha più una struttura gerarchica piramidale simile a quella della Chiesa. L'autorità è diffusa e basata sulla competenza nello studio, non su un'investitura di potere assoluto.
  • Che non segue rigidamente un'ideologia: L'ebraismo non è un'ideologia astratta o un sistema di opinioni, ma una Halakhà (letteralmente "il cammino"), ovvero un modo di vivere pratico che regola ogni aspetto del quotidiano.
  • Autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico: L'ebraismo non possiede "dogmi" nel senso catechistico del termine. Non si basa su verità di fede calate dall'alto, ma sulla discussione, l'interpretazione (Midrash) e l'osservanza dei precetti (Mitzvot).
### Conclusione

Se per "laico" si intende chi vive al di fuori della religione, per un ebreo questo è complesso: l'appartenenza è nazionale, culturale e familiare prima ancora che dogmatica. Un ebreo può non essere osservante, ma resta parte del "regno di sacerdoti".