Una notte qualsiasi a Roma... una delle tante che segue il giorno. La mancanza di luce, il buio e l'oscurità creano uno strano effetto per l'anima: un intreccio di sogni e paure, un inganno dei sensi dove ogni ombra si rincorre in uno spazio sospeso. In quale epoca ci troviamo?
1938. Nell'indifferenza generale, l'Italia vara le leggi razziali: nasce l'antisemitismo di Stato. È la "notte dei cristalli": i vetri delle sinagoghe in tutta Europa vanno in frantumi, gli interni sono dati alle fiamme.
Silenzio.
1943. L'oscurità della notte si traduce nel buio della mente. A Roma, il 16 ottobre 1943, i nazifascisti rastrellano civili inermi per deportarli verso i campi di sterminio.
Silenzio di tomba.
2002. Ora come allora, si vive nell'indifferenza. Ma alcune coscienze non dormono. Ci chiediamo come agire affinché l'annullamento della ragione non torni a prevalere. Mi viene in mente una parola ebraica: Mishmar.
Mishmarà (dall'infinito lishmor) è un termine ebraico che significa controllare, osservare, vigilare. È un concetto presente nella Torah (Genesi 32,25). Scriviamolo nella vita di ciascuno di noi.
Facciamo di questa Giornata della Memoria un momento di rottura con il silenzio del passato. Controllare, osservare, vigilare: dormire con un occhio aperto, captare ogni passo nella notte.
Una notte qualsiasi, a Roma...
Aldo