"La Shoah? Niente di grave..."
Uno studio commissionato dall'UCEI rileva il fatto che i ragazzi italiani diventano sempre più razzisti. Dall'Unità del 21 marzo.
Un ragazzo italiano su cinque, fra i 14 e i 18 anni, mostra atteggiamenti di evidente rifiuto verso le minoranze culturali. Questo è uno dei preoccupanti risultati che emergono da un'indagine sulla diffusione dell'intolleranza fra i giovani italiani.
Condotta da Enzo Campelli — docente di Metodologia delle scienze sociali all'Università La Sapienza di Roma e direttore del Dipartimento di ricerca sociale e metodologia sociologica "G. Statera" — la ricerca è stata commissionata dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) e presentata a Firenze in collaborazione con il Comune e con l'INDIRE, l'Istituto nazionale di documentazione per l'innovazione e la ricerca educativa.
"Abbiamo deciso di dedicare una parte significativa dei contributi provenienti dall'otto per mille dell'Irpef a un'iniziativa tesa a capire e combattere il razzismo", spiega Saul Meghnagi, che per l'UCEI ha curato il progetto della ricerca. Lo studio affronta l'atteggiamento dei giovani italiani nei confronti delle minoranze in genere, ma si concentra su tre gruppi in particolare: i musulmani, gli extracomunitari e gli ebrei. Non si tratta di un semplice sondaggio, ma di uno studio approfondito basato su interviste a 2.200 giovani in oltre 100 comuni in tutta Italia.
Razzismo senza confini culturali
Il dato che colpisce maggiormente i ricercatori è come le posizioni di ostilità siano diffuse e trasversali fra ragazzi appartenenti a sfere sociali diverse: "Mentre fino a qualche anno fa esistevano ambienti culturali, sociali, ideologici e politici relativamente immuni da atteggiamenti di intolleranza, ora sembra che un certo livello sia comunemente accettato", continua Campelli. "Abbiamo riscontrato nei ragazzi che si dicono di estrema sinistra una forte ostilità verso gli ebrei. Certo, l'intolleranza è più percepibile fra i ragazzi di destra, ma emerge anche a sinistra specificamente nei confronti degli ebrei". Un'altra sorpresa: i ragazzi religiosi mostrano la minore propensione all'accoglienza, vedendo la fede più come uno steccato identitario che come terreno di dialogo.
I risultati in dettaglio
Quale atteggiamento hanno i giovani italiani nei confronti delle minoranze?
- Valorizzazione (23%): considerano le differenze un patrimonio.
- Accettazione pragmatica (35%): le differenze sono un dato di fatto, né bene né male.
- Umanesimo antidifferenzialista (circa 20%): le differenze sono fonte di separazione e vanno superate per l'uguaglianza.
- Ostilità (14%): le minoranze devono adeguarsi alla maggioranza e restare nella sfera privata.
- Negazione differenzialista (8%): favorevoli alla separazione e a una gerarchia tra culture.
Pregiudizi e Shoah
Quando si scende nello specifico, i pregiudizi emergono con forza. Più del 50% degli intervistati crede che "gli extracomunitari rendano insicure le nostre città" e che i musulmani abbiano "leggi crudeli e sostengano il terrorismo".
Circa un ragazzo su cinque conviene con l'affermazione che "quanto si dice sulla Shoah sia frutto di un'esagerazione" e che "tutti gli ebrei dovrebbero tornarsene in Israele". Avverte Campelli: "Il termine usato è 'tornare', non 'andare'. Significa che chi approva ritiene che gli ebrei, pur residenti in Italia da tempo immemorabile, non siano mai stati parte di questa terra".
Amos Luzzatto, presidente dell'UCEI, commenta: "Dopo Auschwitz c'è un certo pudore nel manifestare il razzismo apertamente, ma oggi i termini dello scontro stanno diventando una lotta fra Bene e Male assoluti. Parlare dell'altro in questi termini non è tanto distante dal razzismo biologico".
Secondo Campelli, la disinformazione gioca un ruolo (il 7% pensa che il problema di sposare un ebreo sia la "lingua diversa"), ma non spiega tutto. "Bisogna impegnarsi in pratiche di solidarietà e accoglienza: non basta l'informazione, serve un impegno collettivo che non può essere delegato solo alla scuola".
Simone Tedeschi