Gentile Sindaco Domenici,
Impossibilitato per impegni cultuali legati alla celebrazione, proprio questa mattina, della Pasqua ebraica, voglio mandarvi i più sinceri auguri per il sessantesimo anniversario della fine della guerra e la definitiva caduta del regime nazi-fascista in Italia. Guerra che ha divorato milioni e milioni di vite umane. Donne, bambini, uomini e anziani, fra cui anche almeno sei milioni di persone che avevano la colpa di essere nati ebrei. Una guerra il cui esito, si spera, ha lanciato le basi alla nascita di una nuova società europea basata sulla libertà di pensiero e di fede religiosa, di diritti religiosi, umani e sociali.
A distanza di un mese dalla Pasqua cristiana si celebra quest'anno la Pasqua ebraica — Pesach, chiamata anche la festa della liberazione, che ricorda il momento più alto e profondo della storia e della fede ebraica: il passaggio dalla schiavitù alla libertà.
L'idea della libertà e la dignità dell'uomo, il suo diritto a praticare in piena libertà culturale e politica la propria confessione religiosa, è una delle grandi scoperte della Bibbia trasmesse a noi dall'antichità. Il racconto biblico dell'Esodo narra la salvezza degli ebrei dall'Egitto e la loro nascita e formazione come popolo libero in una società antica dove la schiavitù fu la regola. Solo dopo essere stato liberato dall'Egitto, Israele è chiamato a ricevere la Torà — la legge divina che gli insegnerà come applicare, in questo mondo e nella società, la propria responsabilità: la giustizia sociale e l'amore per Dio, l'amore per lo straniero, il rispetto per l'altro, la ricerca e il lavoro per una comunità ideale.
Durante la cerimonia del Seder, la sera di Pesach, che ricorda con elaborata simbologia di cibi e di racconti l'amarezza della schiavitù accanto alla dolcezza della libertà, ogni uomo e donna sono chiamati a vivere questa esperienza come se loro stessi fossero usciti dall'Egitto. In questo senso la festa assume un valore universale: solo un uomo libero e una nazione libera possono capire in profondità che cosa significa presentarsi in piena coscienza di fronte al Signore dell'universo.
Proprio quest'anno, grazie alle peculiarità del calendario ebraico, il Pesach coincide con il sessantesimo anniversario della Liberazione del 25 Aprile. È una grande soddisfazione veder coincidere questi grandi valori nati in seno alla tradizione biblica con la memoria di tutti coloro che, in nome di questi ideali, hanno dato all'Italia, all'Europa e all'umanità intera una speranza di dignità. Costoro hanno contribuito a costruire una società giusta, multi-etnica e multi-confessionale, che rispetta l'immagine divina contenuta in ogni essere umano.
Dal profondo senso storico e religioso della festa di Pesach, che il popolo ebraico celebra da più di 2500 anni, auguriamo a tutti i cittadini un gioioso e fiducioso 25 aprile, ricordando sempre coloro che per la libertà e la giustizia hanno sacrificato la loro vita.