Il "curioso racconto" (Rompere il maialino) non mi lascia dormire. L'autore è un ottimo narratore, capace di passare quasi insensibilmente dall'umorismo sottile dell'inizio al dramma finale a tinte fosche. Un'analisi necessaria anche per chi sta imparando l'ebraico da autodidatta.

A ben guardare, non si può simpatizzare con il bimbo che posa il diletto Pesachzon sulla nuda terra, né i suoi genitori sono esenti da biasimo. La profondità del racconto emerge soprattutto nell'originale ebraico, grazie a giochi linguistici che in traduzione si perdono.

### 1. Infrangere o Custodire?

Il titolo ebraico è Lishbor et ha-chazir ("Rompere il maialino"). Cambiando una sola consonante si ottiene Lishmor ("Custodire"). Questo gioco di parole torna nella scena madre: Yoav dice a Pesachzon "Ani eshmor 'aleykha" (Io ti custodirò), parodiando il tragico "Ani eshbor 'aleykha" (Io ti frantumerò).

### 2. Il concetto di "Kavod" (Onore/Rispetto)

Il padre vuole insegnare al figlio il "rispetto per il denaro" (Kavod la-kesef). Mentre in italiano "rispetto" è un termine comune, in ebraico Kavod ha una valenza sacrale:

* **Kavod Ha-Shem:** La gloria di Dio. * **Kibbud av wa-em:** L'onore dovuto ai genitori (Esodo 20:12), un precetto che nella preghiera del mattino è definito "senza limite massimo".

Il dramma nasce qui: la famiglia eleva il denaro allo status di divinità, rendendo il Kavod per il "siclo" superiore persino all'amore filiale.

### 3. La simbologia del Maiale

L'uso di un salvadanaio a forma di maiale è un paradosso visivo. Il maiale non è solo un animale non-kasher; è il simbolo storico di chi ha tentato di sopprimere l'ebraismo (la X Legione Romana aveva il cinghiale come insegna). Rappresenta la menzogna: ha lo zoccolo fesso (sembra puro), ma non rumina (è impuro). Nel racconto, questo oggetto "perverte" i rapporti familiari.

### 4. Pesachzon: Un nome, un destino

L'etimologia suggerita è inquietante: Pesach (Pasqua) e Zun (nutrire) o Tzon (gregge). Pesachzon diventa una sorta di distorto "agnello pasquale" che Yoav, contrariamente al rito biblico, si rifiuta di sacrificare, uscendo di casa nella notte anziché restare protetto all'interno.

### 5. Caino, Abele e la Parola di Dio

Il verbo "giocare" (sachaq) rimanda al maltrattamento di Ismaele verso Isacco. Ancora più forte è il richiamo a Caino: alla domanda di Dio "Dov'è tuo fratello?", Caino risponde "Hashomer achi anokhi?" (Sono forse il custode di mio fratello?). Yoav si vanta di essere il custode di Pesachzon, ma poi lo porta in un campo esattamente come Caino fece con Abele.

Infine, il martello. Geremia (23:29) paragona la Parola di Dio a un martello che spezza la pietra. Qui, il martello del padre cerca di spezzare la porcellana, ma fallisce nel suo intento educativo, lasciando spazio a un vuoto etico.