L'Osservatore Romano (29/12/2000) ha ospitato un intervento del Cardinale Joseph Ratzinger intitolato "L'eredità di Abramo dono di Natale". Sebbene la stampa lo abbia salutato come un gesto di riconciliazione dopo le tensioni per il documento Dominus Iesus e la beatificazione di Pio IX, un esame attento rivela nodi teologici ancora irrisolti e, per certi versi, una regressione nel dialogo ebraico-cristiano.
### 1. Il ruolo di Israele: Donatori o Testimoni?Il Cardinale definisce Israele come il popolo che ha il compito di "donare" il Dio unico. Tuttavia, questa visione sembra limitare l'ebraismo alla sola Bibbia scritta, ignorando la tradizione orale e lo sviluppo dottrinale successivo. Gli ebrei appaiono come testimoni inconsapevoli, un concetto che riecheggia la teologia patristica antica piuttosto che un dialogo paritario.
### 2. Il "Nuovo" Israele e la Teologia della SostituzioneRatzinger utilizza l'immagine della donna dell'Apocalisse 12 per descrivere un Israele che si "trasforma" nella Chiesa. Dal punto di vista ebraico, il termine "Nuovo Israele" evoca lo spettro del Supersessionismo: l'idea che la Chiesa abbia sostituito l'Israele "vecchio", ormai esaurito nella sua funzione salvifica.
### 3. La Shoah e la "Resistenza Insufficiente"L'articolo ratzingeriano attribuisce il nazismo a un'ideologia anticristiana che voleva colpire le radici abramitiche. Questa interpretazione porta a una conclusione paradossale: gli ebrei avrebbero pagato per un odio diretto in realtà contro i cristiani. Manca, secondo l'autore del commento, un'analisi profonda delle responsabilità e dei silenzi storici delle istituzioni cristiane.
### 4. Dialogo o Monologo?Mentre la Dominus Iesus presentava toni duri, qui il dialogo è mediato dalla preghiera. Tuttavia, l'obiettivo finale rimane la "conoscenza di Gesù" da parte degli ebrei. Questo suggerisce un dialogo a senso unico, finalizzato alla conversione o alla "convergenza" su un obiettivo puramente cristiano, ignorando la validità intrinseca della fede ebraica degli ultimi 20 secoli.
### 5. La Bibbia come Fondamento ComuneRatzinger afferma che la Bibbia ebraica è il "fondamento" della fede cristiana. Se da un lato è un riconoscimento importante, dall'altro l'autore nota con amarezza che, se occorre ribadirlo dopo duemila anni, significa che la Chiesa fatica ancora a riconoscere le proprie radici. Inoltre, lo studio cristiano si ferma spesso alla Scrittura, ignorando la produzione religiosa e culturale ebraica post-biblica (Talmud, Midrash, Filosofia).
### ConclusioneL'intervento del Cardinale, pur apprezzabile nello sforzo di promuovere il rispetto reciproco, non risolve le difficoltà di fondo. L'ebraismo viene rispettato come "portatore del dono", ma la sua vitalità autonoma e il suo percorso teologico indipendente restano, agli occhi della gerarchia cattolica, un capitolo ancora non pienamente riconosciuto.