Non sento parlare degli Ebrei in Sicilia, e di come vivevano fino al 1492, e cosa è successo dopo tale data. Perché?
Perché in Sicilia non c'è più una comunità ebraica: chi se ne dovrebbe occupare?
La comunità di Roma, ad esempio, non riesce a tutelare le catacombe di Villa Torlonia (dove sopra ci hanno costruito dei condomini) e neanche il cimitero del Verano, e si dovrebbe forse occupare della Sicilia?
Che poi se ne sta anche occupando... visti i diversi seminari e convegni che ci sono stati, con la partecipazione di rabbini italiani.
Oltretutto, non è del tutto vero che non se ne parla, anzi. Sulla storia dei mikvaot siciliani ha scritto anche la rivista Shalom (ultimo numero mi sembra) ed è stata varata una iniziativa modello da parte della Regione Sicilia, a tutela del patrimonio storico e culturale...
Tutti gli studi sull'ebraismo sefardita (o meglio sarebbe dire "pre-sefardita") sono relativamente recenti e la bibliografia è scarsa (ma pur esistente).
Dopo il 1492 gli ebrei siciliani se ne sono andati da un'altra parte.
La cattolicissima Spagna ha dimenticato gli ebrei e gli ebrei hanno dimenticato la Spagna.
C'è poi un'altra questione che i goyim faticano a comprendere. Una vecchia sinagoga, una vecchia yeshivà o altro, una volta abbandonata (come sta succedendo a 30 sinagoghe a Gaza) NON sono dei luoghi SACRI, ma sono un mucchio di mattoni.
L'ebraismo non riconosce l'esistenza di luoghi sacri (se si eccettua il Tempio) perché l'ebraismo non santifica lo spazio, ma il tempo. Ad esempio, si parla del "santo Shabbat", ma non si parla del "sacro tempio di via taldeitali"...
Io ricordo il commento di alcuni rabbini quando qualche anno fa fu saccheggiata la tomba di Rachele: "speriamo che non si sia fatto male nessuno...". Perché un monumento non è sacro, ma la vita di un uomo, quella sì che è sacra.
A questo punto allora c'è l'aspetto esclusivamente culturale, cioè di tutela di un patrimonio monumentale e artistico, fatto questo che riguarda ESCLUSIVAMENTE i siciliani, cioè i proprietari di quel patrimonio.
E con la riforma del titolo V della Costituzione le regioni sono gli unici organismi competenti.
E a questo punto mi vengono in mente le parole di Pirkei Avoth: "se non sarò io per me, chi sarà per me?".