Questione ebraica in Sicilia

La storia dimenticata

Randazzo e le persistenze ebraiche

La storia degli ebrei in Sicilia rappresenta una delle pagine più intense e, per certi versi, ancora inesplorate della memoria dell'isola. In particolare, il caso di Randazzo emerge come un centro di notevole interesse per chi voglia indagare le persistenze culturali, economiche e urbanistiche della presenza ebraica prima del tragico editto di espulsione del 1492.

Le comunità ebraiche siciliane, o Aliote, erano parte integrante del tessuto sociale dei centri urbani. A Randazzo, la Giudecca non era un ghetto chiuso, ma un quartiere vivo, situato strategicamente per favorire le attività mercantili e artigianali, in particolare la lavorazione dei tessuti e il commercio del vino e dei prodotti agricoli tipici dell'area etnea.

Uno degli aspetti più affascinanti della "questione ebraica" in questa zona è la persistenza di segni architettonici e toponomastici. Nonostante i tentativi di cancellazione seguiti alla Inquisizione, la memoria è rimasta incisa nelle pietre laviche dei palazzi e nella struttura stessa delle vie del centro storico, dove ancora oggi è possibile rintracciare l'eco di una convivenza secolare.

Le ricerche documentarie negli archivi notarili hanno rivelato come gli ebrei di Randazzo fossero pienamente inseriti nel sistema creditizio e manifatturiero, mantenendo rapporti costanti con le altre comunità della Sicilia orientale, come quelle di Catania, Messina e Siracusa. Questa rete di scambi non era solo economica, ma anche culturale, contribuendo a fare della Sicilia un ponte tra il mondo arabo, quello cristiano e quello giudaico.

Recuperare questa "storia dimenticata" non è solo un atto di giustizia storiografica, ma un modo per comprendere la complessità dell'identità siciliana, fatta di stratificazioni e incontri che nemmeno l'esilio forzato è riuscito a cancellare del tutto.