Il lume della fede conduce un popolo verso la sua libertà.
IL DIVIETO DELLE IMMAGINI
Due volte figura il divieto di farsi immagini in questa Parashà, una delle due parashot dei Dieci Comandamenti: al verso 15 del quarto capitolo del Deuteronomio e al verso 23. Ai versi 15-18 questo divieto entra nei dettagli e sembra voler spiegare in anticipo quale dovrà essere la giusta interpretazione del secondo comandamento. La spiegazione viene subito dopo, al verso 19: il farsi immagini può portare facilmente all'idolatria.
Ma quanto spesso ci imbattiamo in immagini di rabbini e santi anche in ambienti religiosi? Quanto spesso falsi sapienti e guaritori vendono immagini di rabbini e di santi a gente povera e malata, promettendo miracoli di guarigione e di benessere? Non è questa idolatria? Invece di diffondere lo studio e la sapienza, questi mistificatori senza scrupoli incoraggiano l'ignoranza e ulteriore povertà morale e materiale.
Quando Mosè incontrò il Signore nel roveto ardente mentre pascolava sul monte Chorev (Esodo 3,2) le greggi di Jethro, egli sembrava essere solo; ma adesso, in questa Parashà del Deuteronomio, scopriamo che Mosè non era lì da solo: tutto il popolo era lì con lui, testimone ad assistere idealmente a quel colloquio fatidico. In questo verso 15 così pieno di significato l'Eterno parla al plurale, a tutto il popolo: — "Voi non avete visto alcuna immagine nel giorno in cui Egli parlò a voi in Chorev in mezzo al fuoco".
SHEMÀ ISRAEL
Le due parole Shemà Israel, "Ascolta Israele", compaiono insieme sei volte in tutta la Torà.
La prima comparsa di questa espressione è nascosta nel versetto 22 del capitolo 35 della Genesi, ed è riferita a Giacobbe, quando questi si accorge del fatto che il suo primogenito Reuben aveva giaciuto con la sua concubina Bilha: Va-ishma Israel ("e Israele udì", lo venne a sapere). Le altre cinque volte incontriamo Shemà Israel nel Deuteronomio, quasi che la sua prima apparizione nella Genesi voglia preconizzare le cinque volte future.
Nella Genesi la frase si riferisce a Giacobbe, ma poco prima di quello strano fatto, nello stesso capitolo, non solo Dio gli cambia il nome, ma gli promette anche di essere il capostipite di un popolo grande e forte che risiederà nella Terra che aveva già promesso al nonno e al padre; per cui senza dubbio Giacobbe-Israel rappresenta qui tutto il popolo e le parole Va-ishma Israel sono riferite ad esso.
Analizziamo adesso i cinque passi del Deuteronomio nei quali compare la chiamata Shemà Israel. Se li mettiamo uno di seguito all'altro nel loro ordine di comparizione, essi ci danno un riassunto del cammino storico-religioso della discendenza dei Padri:
1. La Ricezione della Legge: — "E Mosè chiamò tutti i figli d'Israele e disse loro: Ascolta Israele gli statuti e le leggi che io oggi espongo ai vostri orecchi, affinché li studierete e li conserverete per eseguirli" (Deut. 5,1). Questa frase precede di poco la promulgazione dei Dieci Comandamenti nella loro seconda versione. Prima fase: la comunità di Israele riceve la Legge divina, le regole di vita e i fondamenti della fede. Questa è la parte di Dio nel patto con Israele.
2. L'Accettazione della Fede: Il primo versetto della preghiera Shemà Israel: — "Ascolta Israele, l'Eterno è il nostro Dio, l'Eterno è UNO" (Deut. 6,4). Seconda fase: il popolo è chiamato ad accettare la fede in Dio e ad amarlo. Abbiamo qui l'altro membro dell'equazione, quello che impegna il popolo nel suo patto con Dio.
3. L'Ingresso nella Terra: — "Ascolta Israele, tu passi oggi il Giordano per venire a ereditare popoli più grandi e forti di te, città grandi e fortificate fino al cielo" (Deut. 9,1). Terza fase: in seguito alla liberazione dalla schiavitù d'Egitto, il popolo d'Israele passa il Giordano ed entra in possesso della sua Terra.
4. La Difesa della Terra: — "E così disse loro: ascolta Israele, voi vi accingete oggi a far guerra ai vostri nemici. Non si fiacchi il vostro cuore, non abbiate timore, non abbiate fretta e non abbattetevi davanti a loro" (Deut. 20,3). Quarta fase: la difesa della Terra. Essa avrà successo solo se i cuori saranno forti della fede nel Dio che l'ha promessa e concessa. È degno di nota l'accenno a quanto possa essere dannoso aver fretta.
5. L'Identità di Popolo: — "E Mosè parlò in presenza dei sacerdoti leviti a tutto Israele e disse: Ascolta attentamente Israele, in questo giorno sei diventato un popolo per il Signore tuo Dio" (Deut. 27,9). Quinta fase: nella misura in cui si avverano le premesse di cui sopra, Israele ha diritto ad essere finalmente un popolo. Questa frase riassume di nuovo i due poli del patto: da una parte Dio che dà la legge "in questo giorno", e dall'altra Israele, la cui funzione è quella di esserGli fedele.
SETTE VOLTE PRESENTI
Per chi ne avesse ancora dei dubbi, il terzo e il quarto versetto del quinto capitolo del Deuteronomio affermano una volta per tutte e in modo definitivo il fatto che tutto il popolo era presente all'atto della donazione della Legge ai piedi del monte Sinai, e che ognuno personalmente (e non solo come collettivo) ne è testimone.
Il terzo versetto usa la bellezza di sette espressioni per affermare questo concetto: — "Non con i nostri Padri stabilì il Signore questo patto, ma con noi, noi, questi, qui, oggi, tutti noi, viventi". Bisogna qui notare che le espressioni che in italiano appaiono composte di due parole, come "con noi" e "tutti noi", sono in ebraico parole singole: ittanu, cullanu.
Il quarto versetto viene poi a ribadirlo: — "Il Signore vi parlò faccia a faccia (non a me, solo a me, Mosè) sul monte, da dentro il fuoco".