La nostra Parashà comincia con la Mitzvà dell'accensione della Menorà; Mitzvà che, come dice il testo, viene data ad Aharon e ai suoi figli.

Due sono le domande principali che i maestri si pongono:

  1. Che legame c'è tra l'inizio di questa Parashà e la fine di quella precedente che parlava dei 12 capi tribù che portarono la loro offerta per l'inaugurazione del Mishkan?
  2. Come mai viene scelta proprio la discendenza dei Cohanim per l'accensione dei lumi?

Rashì spiega che Aharon era risentito per non aver ricevuto anch'egli l'ordine di portare le offerte come le altre tribù e temeva che Hashem fosse ancora adirato con lui per il peccato del vitello d'oro; Hashem gli fa rispondere da Moshe dicendogli di aver preparato per i Cohanim una Mitzvà molto grande, quella dell'accensione della Menorà.

Ramban offre una spiegazione forse più sofisticata; Hashem avrebbe infatti detto ad Aharon di aver riservato per la sua discendenza un'altra inaugurazione, in luogo di quella della Parashà di Nasso a cui non aveva preso parte.

I lumi a cui ci si riferisce all'inizio della Parashà non sono solo quelli della Menorà, bensì alludono anche alla Chanukkà del Bet Hamikdash dopo la guerra dei Hashmonaim (che erano, come noto, Cohanim) e ai miracoli che conseguirono, che sono alla base della nostra celebrazione della festa di Chanukkà.

Hashem voleva per Aharon una Mitzvà più grande di quella dei Korbanot; i sacrifici infatti si potevano fare solo al tempo del Bet Hamikdash mentre i lumi di Chanukkà si accendono per tutte le generazioni e, come ritengono in molti, anche dopo la venuta di Mashiach.

Ancora una volta Hashem dimostra ad Aharon di non serbare rancore per il vitello d'oro e di ritenerlo un grande uomo di pace come era, meritevole di grandi compiti.

Shabbat Shalom

Davide Cohenca