Nel libro di Devarim (Deuteronomio) la Torà ci mostra la preoccupazione di Mosè e il suo timore che il popolo abbandoni le Mitzvot una volta entrati in Eretz Israel; per questo egli ricorda al popolo tutti i vari passaggi dall'uscita dall'Egitto, gli errori grandi e piccoli che il popolo commise e la grande misericordia di Hashem che ha sempre perdonato tutto, anche se nei casi estremi solo dopo punizioni anche violente.

In questo contesto si inserisce la ripetizione dei Dieci Comandamenti che troviamo in questa Parashà; il testo riporta naturalmente lo stesso ordine che troviamo nella Parashà di Yitro, ma apporta qualche differenza nel linguaggio.

Questa differenza si manifesta soprattutto in due casi specifici. Il primo è relativo al comandamento di osservare lo Shabbat. Nella Parashà di Yitro è scritto — "Ricorda (Zachor) lo Shabbat", mentre qui è scritto — "Osserva (Shamor) lo Shabbat" (nel senso di non commettere trasgressioni).

Nel primo caso si insiste sulla Mitzvà di "fare" lo Shabbat come precetto positivo, mentre nel secondo (che appunto si inserisce in un ambito più di rimprovero e ammonimento) si specifica il dovere di astenersi dal commettere lavori proibiti.

Lo Shabbat, infatti, è nello stesso tempo una Mitzvà positiva e una negativa. I maestri in una Mechilta affermano che, al momento del Matan Torah (il dono della Legge), Hashem ha pronunciato insieme le parole Zachor e Shamor — come cantiamo tutti i venerdì sera nel Lechà Dodì.

La seconda differenza sta nel fatto che, in questa Parashà, gli ultimi quattro comandamenti sono scritti con una congiunzione "e..."; questo perché la Torà ci vuole insegnare che la trasgressione di uno di questi divieti porta inevitabilmente alla trasgressione anche dell'altro (Mechilta De-Rashbi). Così, per esempio, il commettere un furto porta inevitabilmente in tribunale e dunque a testimoniare il falso contro il prossimo; lo stesso furto poi è probabilmente dettato dal desiderio di qualcosa che non si può avere, e lo stesso desiderio può facilmente condurre all'adulterio.

Mosè ammonisce il popolo affinché entri in Eretz Israel consapevole del fatto che vi entra solo per osservare la Torà e le Mitzvot. Ci sono ancora due ore dall'inizio del digiuno di Tisha BeAv.

C'è ancora la possibilità che Hashem ci mandi il Mashiach adesso, che andremo in Israel con lo stesso scopo e che questo giorno così triste e luttuoso divenga un giorno di gioia infinita.

Zom Kal e Shabbat Shalom

Davide Cohenca