Nella Ghemarah si racconta che quando Aman andò a prendere Mordechai per adempiere all'ordine del re secondo il quale Aman stesso doveva accompagnare Mordechai in giro per la città, sul cavallo del re, vestito regalmente, per far sapere a tutti che lui godeva della stima regale, lo trovò che insegnava ai maestri la Mitzvà dell'Omer.
Omer, in ebraico "misura", è un precetto positivo che troviamo in Levitico al capitolo 23, che consiste in una misura di fior di farina che doveva essere portata al Cohen Gadol, il Sommo Sacerdote, il secondo giorno di Pesach.
Il Talmud sostiene che la Mitzvà dell'Omer ha mantenuto in vita Israel durante il periodo di Aman.
Maimonide sostiene che i miracoli non sono la base sulla quale si fonda la fede, che altrimenti poggerebbe su pilastri deboli e facili al crollo, ma che l'uomo credente e forte dei propri principi trova nel miracolo un rafforzamento, una conferma della giustezza delle proprie convinzioni.
Partendo da questi principi, nella sua opera Michtav Meeliau, Rav Eliau-Eliezer Dessler divide i miracoli in due categorie:
- Il manifesto nel nascosto.
- Il nascosto nel nascosto.
Del primo gruppo fanno parte tutte quelle manifestazioni, apparentemente velate, della presenza di Dio negli eventi umani: stiamo considerando, ad esempio, quelle occasioni in cui ci rendiamo conto che a causa di un fatto normalmente irrilevante, accaduto in un determinato momento, è cambiato qualcosa della nostra esistenza. Esemplifichiamo per meglio chiarire il concetto: sono sull'autobus, senza tessera perché l'ho dimenticata a casa, e vedo una cara amica di Milano, della quale non avevo più notizie; scendo dall'autobus per salutarla e sul mio stesso mezzo sale il controllore. Può capitare di incontrare una vecchia amica, è vero, ma quante possibilità ci sono che capiti proprio in un momento così fortunato da permettermi di non discutere col controllore? Io credo ben poche.
Nel secondo gruppo rientrano tutti gli eventi dell'universo che sono la dimostrazione, nascosta dietro il periodico trascorrere degli eventi stessi, della presenza costante di Dio che continua l'opera della creazione. L'esemplificazione anche qui è d'obbligo: stiamo parlando di un enorme miracolo continuo che è la natura.
Secondo Rav Dessler soltanto quando riusciamo a percepire il nascosto nel nascosto abbiamo il diritto e la possibilità di percepire i miracoli manifesti nel nascosto.
Il senso della Mitzvà dell'Omer è quello di distinguere tra essenza divina e umana; c'è un Midrash che dice:
— Se un uomo compra della carne, deve faticare molto per averla, poi cuocerla, quindi mangiarla; mentre l'uomo dorme Dio fa crescere piante, rifiorire i giardini, maturare i frutti ecc. e l'uomo Gli restituisce solo l'Omer. —
La Mitzvà dell'Omer è l'affermazione che dietro l'apparenza di una natura che funziona in modo indipendente, c'è un grande, continuo miracolo.
Secondo il Maharal di Praga nella Meghillah non c'è il nome di Dio per insegnarci a ricercare il nascosto nel nascosto: così come Dio conduce la natura in un unico grande miracolo, così ha condotto la storia di Purim: senza manifestarsi.
Abbiamo detto che chi arriva al nascosto nel nascosto ha poi la possibilità di vedere il manifesto nel nascosto: ma non è un controsenso? Dobbiamo allora spiegare meglio cosa si intende per manifesto nel nascosto.
Nella storia di Purim troviamo tre storie differenti, indipendenti l'una dall'altra, che si evolvono separatamente per poi incontrarsi quando è necessario a Dio per raggiungere i Suoi scopi.
| Primo canale | Secondo canale | Terzo canale |
|---|---|---|
| Il re Assuero indice un banchetto. | C'è un complotto contro Assuero. | Il re fa grande Aman. |
| Vashtì viene cacciata (secondo il Midrash su consiglio di Aman). | Mordechai sventa il complotto. | Tutti si inginocchiano a lui meno Mordechai. |
| Ester viene incoronata regina. | Ester parla al re in nome di Mordechai. | Aman si reca dal re per far uccidere Mordechai. |
| Ester si reca alla reggia. | Il re non riesce a dormire e si fa portare il libro delle cronache. | |
| Invita Aman al suo banchetto. | Il re viene a sapere di Mordechai e vuole ringraziarlo. |
Il secondo e il terzo canale si incontrano quando Aman si reca dal re che gli ordina di portare Mordechai sul suo cavallo, vestito col mantello regale; è il secondo canale a essere importante per cambiare il terzo: se Dio non avesse dato il via alla storia che si sviluppa nel secondo canale, Mordechai sarebbe morto per mano di Aman. Allo stesso modo è necessario il primo canale per far sì che gli sviluppi del filone secondo-terzo siano ribaltati a favore del popolo ebraico.
La natura, nel suo fare caotico e continuo, in realtà è un susseguirsi di fatti concatenati che hanno il fine ultimo di raggiungere il volere di Dio: sono situazioni nelle quali tutto è perfettamente concatenato e indirizzato verso un unico scopo.
Si dice che Dio, quando deve mandare delle malattie, crea prima la ferita e poi la medicina, mentre, per quanto riguarda il popolo ebraico, crea prima la medicina e poi la ferita. Che c'entra questo con la storia di Purim?
Ester, che è a tutti gli effetti la medicina della storia di Purim, diventa regina molto prima di tutti gli altri avvenimenti: non è forse questa la più grande manifestazione che nella Meghillah abbiamo il miracolo manifesto nel nascosto?!?
Nella storia di Purim tutti i grandi nodi vengono ribaltati:
- Aman voleva distruggere gli ebrei ed è stato distrutto insieme alla sua famiglia.
- Aman voleva impiccare Mordechai e lo ha portato sul cavallo del re.
- Aman ha preparato per Mordechai la forca sulla quale è stato impiccato.
Il Maharal di Praga afferma che tutto ciò che Aman voleva venisse fatto a Mordechai gli si è ribaltato contro, e non poteva essere altrimenti in quanto la garanzia di Israele è Dio e quando Aman vuole distruggere Israel, la cui esistenza è in Dio, è come se volesse distruggere Dio stesso. — È come se, — continua il nostro, — lanciando una pietra volessi spostare un muro di ferro: la pietra mi rimbalzerebbe contro. —
Tutte le sconfitte di Aman sono venute da lui stesso:
- Aman consiglia ad Assuero di cacciare Vashtì.
- Aman sceglie il premio di Mordechai.
- Aman procura a Mordechai la forca affinché lui lo impicchi.
Dice il Midrash che Aman ordinò ai suoi servi di prendere un legno di 25 metri che potesse esser visto da tutti gli angoli della città ed essi lo presero dal portico di casa sua. Per essere sicuro che il legno fosse della misura giusta, Aman lo misurò con se stesso e l'angelo Gavriel, vedendo Aman che si misurava con la propria forca, disse: — Quell'albero è stato fatto apposta per te dai sei giorni della Creazione. —
Per Rav Dessler la sorte viene dall'alto: quando tiri a sorte per conoscere qualcosa, troverai la verità soltanto se cerchi solo quella, mentre se sei di parte allora il responso sarà quello che ti aspetti, ma non sarà veritiero. Sapendo questo, Aman non partecipò all'estrazione a sorte per sapere la data fatidica, ma mandò un inviato, che doveva essere imparziale.
Un'ultima dimostrazione della presenza di un piano superiore che fa quadrare tutti gli avvenimenti narrati nella Meghillah: Aman è stato impiccato il 16 di Nissan, secondo giorno di Pesach, momento in cui si porta l'Omer al Santuario.