Secondo l'insegnamento della scuola di Hillel (Mishnah Rosh Ha-Shanah), il 15 di Shevat è il Capodanno degli alberi per il prelievo del Ma'aser, la decima dei frutti che la Torah assegna di diritto ai Leviti come forma di sostentamento. La tribù di Levi (sacerdoti e leviti) non possedeva infatti alcun territorio, essendo dedita esclusivamente al servizio nel Santuario.

Nel ciclo settennale, sul quale la Torah sviluppa le istituzioni dell'anno sabbatico (Shemitah) e del giubileo (Yovel), la prima decima (Ma'aser Rishon) veniva prelevata ogni anno dopo la Terumah destinata ai sacerdoti. A questa offerta per i leviti succedeva un secondo prelievo, il Ma'aser Sheni, destinato a essere consumato a Gerusalemme come offerta di ringraziamento al Signore.

Nel terzo e nel sesto anno del ciclo settennale, il secondo prelievo era invece riservato ai poveri (Ma'aser 'Ani). Queste leggi della Torah fanno parte delle Mitzvot teluyot ba-aretz, i precetti legati cioè alla Terra d'Israele che possono essere realizzati compiutamente solo quando tutto il popolo ebraico risiede in Eretz Israel ed esiste il Santuario.

Si tratta quindi di precetti che non solo ribadiscono il legame di ogni ebreo con la Terra Promessa, ma che, proprio nella loro parziale o totale inattuabilità attuale (sia in diaspora che in Israele per la mancanza del Santuario), ci rammentano la condizione di precarietà spirituale di tutto il popolo ebraico.

Da questo punto di vista, la ricorrenza di Tu Bishvat è un'occasione per ricordare come il nostro ebraismo, anche nell'ambito della Shemirat Mitzvot (l'osservanza dei precetti), sia solo una minima parte rispetto all'intero sistema di vita della Torah. La coscienza di questa incompletezza è ciò che ha costantemente alimentato nel popolo la tensione verso il futuro come ricerca spirituale e sforzo per realizzare ciò che il Signore ci ha indicato come Bene.

Sotto questo aspetto, il legame con la Terra d'Israele è il filo che unisce tutti i figli d'Israele nella preparazione dell'era messianica. In questo vincolo con una terra, che è al tempo stesso concreta e simbolica, si perpetua la missione del popolo ebraico. Le Mitzvot del Ma'aser sono infatti tra i precetti (insieme alla Challah e alle primizie, i Bikkurim) per i quali la Torah usa il termine Reshit ("inizio", "principio").

Il Midrash collega queste Mitzvot al racconto della Creazione, che si apre proprio con la parola Bereshit, affermando che "per queste tre Mitzvot è stato creato il mondo".

Quale può essere il senso di questo sorprendente Midrash? Come spiega Rav Chayim David Levy, queste Mitzvot ci ricordano che la terra appartiene a Dio e l'uomo non ne è il proprietario, ma solo il custode. In senso lato, il Midrash allude all'idea che la Creazione avrà raggiunto il suo scopo solo quando tutti gli uomini prenderanno coscienza di questo legame indissolubile con il Signore e "la terra sarà piena della conoscenza di Dio come l'acqua che riempie i mari" (Isaia 11:9).

Attraverso le Mitzvot, il popolo d'Israele deve tracciare la strada del Messia. Questi precetti ci indicano che la via è ancora da spianare per via degli ostacoli che, nei nostri cuori soprattutto, ne impediscono il percorso. Dobbiamo quindi augurarci che l'amore per la terra d'Israele (Ahavat Ha-Aretz) si esprima attraverso l'amore per Dio (Ahavat Ha-Shem) e per il prossimo (Ahavat Yisrael) e possa schiudere la via della Redenzione.