Chi viene prima? Il padre o il maestro?
Maestri e allievi
Mishnà (Meimrà: esposizione) [Riportare] l'oggetto perduto proprio e l'oggetto perduto del proprio padre: l'oggetto perduto del proprio padre ha la precedenza; l'oggetto proprio padre e quello del proprio maestro: l'oggetto de[l maestro] ha la precedenza.
(Shelà: domanda) L'oggetto perduto del proprio padre e quello del proprio maestro:
(Teshuvà: risposta) L'oggetto del proprio maestro ha la precedenza;
(Terùtz: spiegazione) Perché il padre lo ha portato in questo mondo, il suo maestro nel mondo a venire.
(Setirà: contraddizione interna) Se suo padre è uno studioso, l'oggetto di suo padre ha la precedenza.
(Meimrà) Suo padre e il suo maestro stanno portando pesi: si scaricherà prima il peso del maestro e poi si scaricherà quello del padre.
(Meimrà) Suo padre e il suo maestro cadono prigionieri: prima riscatterà il suo maestro e poi riscatterà suo padre.
(Shelà) Se suo padre è uno studioso: si riscatterà prima suo padre e dopo si riscatterà il maestro.
Ghemarà: da dove derivano queste parole? (Meimrà: Shemù'a: ciò che è ascoltato) il verso stabilisce: "mai tu sarai destituito" (Deut. 15, 4) (Meimrà: Perùsh: spiegazione e commento del detto) il tuo [interesse] è anteposto a quello di un qualsiasi uomo.
Ma Yehudà dice a nome di Rav: chiunque stabilisca per se stesso un quid (una linea di comportamento) alla fine andrà soggetto a quella.
(Mishnà estr.): Il proprio padre e il proprio maestro stanno portando pesi...
(Meimrà: Shemù'a) I maestri della Mishnà hanno tramandato in una Baraità:
Il maestro di cui si parla è quello che gli ha insegnato il Talmud, e non quello che gli ha insegnato la Scrittura o la Mishnà, parole di Rabbi Meir. Rabbi Yehudà dice: chiunque gli abbia insegnato la maggior parte della sapienza [è il suo maestro]. (Setirà: contraddizione) Rabbi Yossè disse: persino chi gli ha chiarito una sola Mishnà.
(Reayà: prova attraverso un'Aggadà, un racconto) Ravà disse: per esempio Rav Sechorà che ci spiegava [la Mishnà con] un cucchiaino da schiuma.
Pilpul
L. Lesse, benedisse e commentò: abbiamo cercato di esporre questa semplice e nota pagina del Talmud che parla del rapporto fra allievi e maestri secondo l'insegnamento di Rabbenu Moshè Chaim Luzzatto (z.l.) in Derech Tevunot:
Egli indica le sette dinamiche che sarebbero presenti in ogni discussione talmudica:
- Meimrà: esposizione semplice, che si divide a sua volta in esposizione e commento.
- Shelà: domanda: il testo interroga se stesso.
- Teshuvà: risposta, è spesso introdotta da formule fisse che la identificano.
- Setirà: contraddizione interna. Una voce viene a turbare l'armonia, mettendo in crisi del tutto o in parte l'argomentazione precedente.
- Reayà: prova: può avvenire per accordo, per comparazione o citando un esempio. Oppure dimostra che un argomento è logicamente falso, appoggiandosi su altri testi.
- Kushyà: contestazione: una voce mette in evidenza un elemento discordante.
- Terùtz: risoluzione (provvisoria) del discorso.
Il testo che vi abbiamo presentato ha più significati, che la tradizione ci propone: in primo luogo (senso piano): definisce una società fra maestri e allievi con carattere familiale, anzi sovrastante la famiglia naturale: è un testo antichissimo, che può risalire anche all'epoca dei profeti (i figli dei profeti di cui parla il libro dei Re) oppure ancora prima, dato che in tutte le società umane le dimensioni del sacro sono gestite con società analoghe, v. gli ordini religiosi cristiani, musulmani, buddisti, le società sciamaniche fra i popoli dell'Australia ecc. Ma l'oggetto da riportare al maestro, secondo la tradizione ebraica, non è la cacciagione, ma la Torah stessa, da assimilare e da riportare come dice il Pirqè Avot "da tutti ho imparato, ma dai miei allievi di più".
G. era un musicista: sembra la composizione di una rapsodia: si procede per contrasto fra un tema e l'altro che lo contraddice, fino a formare nuova armonia.
H. era un professore di fisica: mi sembra che rassomigli ad una formula di dinamica dei fluidi che suona "grandi vortici han vortici più piccoli, si nutron essi di lor velocità, ed i piccoli han vortici minori e così via fino a viscosità".
N. Ciononostante l'esposizione del Talmud non ha niente di formale: a volte, come ad esempio nella nostra Mishnà, mancano per brevità elementi del discorso, come la prova, o la risposta, per cui i versetti sembrano non parlarsi fra loro ed è difficile anche tradurre dando vita ad un testo che abbia un senso compiuto.
L. era solo uno scrittore; in realtà questa esposizione, si può dimostrare con il metodo di Propp, rappresenta un'estensione del metodo narrativo; nel libro dei Re si parla diffusamente del rapporto fra maestri (Elia) e allievi (Eliseo). Questa contrapposizione (dialettica) dà vita ad un racconto storico. Nel testo halachico la logica tesi-antitesi-sintesi si svolge tutta su un piano sincronico dell'argomentazione o meglio del Talmud, anche se i singoli elementi anch'essi hanno una storia di accumulo millenario.
Un'ultima osservazione: il cucchiaino da schiuma è uno strumento di cui si parla nella Mishnà Kelim. Ma in italiano, spiegare con il cucchiaino significa anche spiegare poco per volta: ed è questa l'interpretazione (Chiddush: nuova interpretazione) che propongo.
Benedissero e si aggiornarono.