Le ferite invisibili.
Così come esiste l'inganno nel commercio (Ona'at Mamon), esiste un inganno perpetrato attraverso le parole (Ona'at Devarim). Il Talmud (Bava Mezia 58b) stabilisce che ferire il prossimo, rinfacciargli il passato o metterlo in imbarazzo pubblicamente è una colpa gravissima, paragonata allo spargimento di sangue.
Mishnah: Come ci si può sbagliare nell'acquistare e nel vendere, così ci si può sbagliare nelle parole. Non si può chiedere "quanto costa questo?" se non si ha intenzione di acquistare. Se uno è un penitente (Baal Teshuva), non gli si può dire: "Ricorda i tuoi passati errori". Se uno discende da proseliti (Gherim), non gli si può dire: "Ricorda le azioni dei tuoi padri", perché è detto: "Non trufferai o opprimerai il Gher" (Es. 22,20).
Ghemara: I Maestri insegnano che il verso "Un uomo non inganni il suo compagno" (Lev. 25,17) si riferisce specificamente alla truffa verbale. Se un proselita ha studiato la Torah, non gli si può dire: "Una bocca che ha mangiato animali impuri e creature striscianti viene ora a imparare la Torah insegnata dalla bocca dell'Onnipotente?". Allo stesso modo, se qualcuno è colpito da sofferenze o disgrazie, non gli si può parlare come i compagni di Giobbe: "Il tuo timore di Dio non era forse la tua fiducia? Pensa dunque: quale innocente è mai andato perduto?" (Giob. 4,6-7).
(c) Il danno morale: Se un mulattiere cerca del grano, non lo si deve mandare da qualcuno che sappiamo non averne mai venduto. Rabbi Yehudah aggiunge: non si deve "posare l'occhio" su una merce se non si hanno i soldi per comprarla, poiché l'atto di guardare con finto interesse crea un'aspettativa vana nel venditore.
(d) Lo spargimento di sangue: Un Tanna spiegò davanti a Rav Nachman Bar Yitzhak: "Chiunque fa impallidire il volto del suo compagno in pubblico è come se versasse sangue". Rav Nachman confermò: "È esatto, poiché ho visto come il colorito rosso lascia il volto e la pelle diventa bianca".
Rabbi Chanina aggiunse che tutti coloro che scendono nel Gehinnom (inferno) alla fine risalgono, tranne tre categorie che rischiano di non risalire mai:
- Chi commette adulterio con la moglie di un altro.
- Chi fa impallidire il volto del compagno in pubblico.
- Chi chiama il compagno con un soprannome imbarazzante.
L. entrò e lesse il brano: nessuno fiato, sentendo il peso delle proprie mancanze verso gli altri. La Torah usa una ripetizione dei versi sull'inganno per distinguere tra danno monetario e danno verbale: il secondo è più grave perché colpisce la persona stessa, non i suoi averi.
L'elenco dei casi (il penitente, il proselita, il sofferente) rappresenta un ampliamento delle categorie protette: l'orfano, la vedova, lo straniero. Non basta non privarli di beni materiali; bisogna evitare di rinfacciare loro la condizione di fragilità.
M. notò che il proselita (Gher) che ha studiato la Torah "dalla bocca" si riferisce alla Torah SheBe-al Pe (Torah Orale). Egli ha pieno diritto di insegnare. Casi illustri come Shemaya e Abtalion, discendenti di proseliti che diressero il Sinedrio, dimostrano che l'origine non limita il merito spirituale.
N. concluse citando il Sefer Chassidim: ci sono quattro tipi di persone che non accolgono il volto della Shekhinah (Presenza Divina): i bugiardi, gli adulatori, i maldicenti (Lashon Ha-Ra) e chi deride il prossimo.
Fare impallidire qualcuno è un atto fisico: il sangue si ritira, il cuore sussulta. È un omicidio simbolico ma reale nella sua efficacia psichica. Per questo Maimonide (Rambam) ribadisce che chi agisce così perde il suo posto nel mondo a venire.