L'invisibile che ci circonda.
Se l'occhio umano avesse il potere di vedere tutto ciò che esiste, nessuna creatura potrebbe resistere alla vista dei Meziqin (gli spiriti nocivi). Abbayé insegnava che essi sono più numerosi di noi e ci circondano come un cerchio attorno a un campo; Rabbi Huna ne contava a migliaia alla propria destra e alla propria sinistra.
Ghemarah: Rabbà spiegava che i piccoli incidenti quotidiani — la stanchezza alle ginocchia, l'usura precoce dei vestiti degli scolari, le ferite ai piedi — sono causati dal loro continuo strofinarsi contro di noi. Chi vuole vederli, prenda della cenere finemente setacciata e la sparga intorno al letto: al mattino troverà tracce simili a zampe di gallo.
Chi desidera vederli davvero, deve seguire un rituale preciso: prenda la placenta di una gatta nera (primogenita, figlia di una primogenita perfettamente nera), la arrostisca e ne riduca la polvere da mettere negli occhi. Questa polvere va conservata in un tubo di ferro sigillato, affinché gli spiriti non la rubino. Rabbi Bebai Ben Abbayé tentò l'esperimento e ne riportò un grave danno; guarì solo grazie alle preghiere dei Rabanan.
Studio e Riflessioni:
E. ha aperto il discorso non appena è tornata la luce: "Questa pagina sembra un trattato di magia, ma analizziamola a fondo. Perché proprio una gatta nera? La gatta nera sembra il corrispettivo della Vacca Rossa (Parah Adumah): la cenere di quella toglie l'impurità, questa polvere permette di vedere gli spiriti".
Come la Vacca Rossa, anche questa gatta deve essere perfettamente nera, una rarità della natura. Il legame tra primogenitura (Bekhorah) e benedizione (Berakhah), che sono anagrammi l'uno dell'altra, suggerisce che stiamo parlando di una deviazione o di un capovolgimento delle energie sacre.
Il ferro e il silenzio: Il ferro è vietato per la costruzione dell'altare del Tempio, ma qui è prescritto come barriera contro i Meziqin. Perché chiudere la bocca? Forse per non invalidare la benedizione tra l'intenzione e l'azione, o forse perché nel sonno della coscienza dell'uomo, quando la bocca (la parola) non è più sorvegliata, emergono i mostri.
Il rischio della conoscenza: La storia di Rabbi Bebai è simmetrica a quella dei quattro maestri entrati nel Pardes (il giardino della conoscenza esoterica) citata in Chagigah 14b:
Ben Azzai contemplò e morì; Ben Zoma contemplò e impazzì; Acher tagliò le piante (divenne eretico); solo Rabbi Akiva entrò in pace e ne uscì in pace.
Mentre per salire ai segreti della Torah ci sono quattro vie (e solo una sicura), per discendere nelle regioni oscure dei Meziqin c'è una sola via, quella di Bebai, e non c'è speranza di risalire con le proprie forze: occorre la preghiera della comunità.
L. ha concluso citando un ammonimento di Chagigah 13a: "Applicati a ciò che ti è permesso, ma non ti applicare alle cose segrete". Anche il gatto presente in stanza sembrava d'accordo e ha miagolato piano.