L'istante della collera e il sonno del giusto.

Il gallo a strisce rosse

Quando (il Signore) si adira? Disse Abbayè: nelle prime tre ore del giorno, quando si fa bianca la cresta del gallo, e sta ritto su una zampa. Ma forse in qualsiasi ora non può stare il gallo su una zampa? In ogni ora (la cresta) ha strisce rosse, invece in quelle ore non ha strisce rosse.

Un tale settario (Min) che abitava nelle vicinanze di Rabbi Yeoshua Ben Levi, lo annoiava su passaggi biblici. Un giorno il Rabbi prese un gallo, l'attaccò ai piedi del suo letto, lo sorvegliò dicendo: quando verrà quell'ora io lo maledirò. Ma quando l'ora arrivò, si era addormentato. Egli comprese, disse che era mal fatto; come è scritto: l'E-terno è Chassid in tutte le sue vie.

L. Entrò e si calmò, in fondo, perché adirarsi. Meglio dominare i propri istinti che distruggere una città. Aveva avuto proprio una giornata faticosa. Quando sono le prime tre ore del mattino? Chiese.

M. Le ore dopo l'alba, in cui la Mishnah prescrive la recita dello Shema'. Come dice il Tanna': Da quando si recita lo Shema' di mattina? Da quando si distingue l'azzurro dal bianco. Rabbi Eliezer dice: tra l'azzurro e il verde-marrone. Finché il sole non appare all'orizzonte. Rabbi Yeoshua dice fino alla terza ora perché tale è l'uso dei principi di alzarsi alla terza ora (M.Berachot 1,2).

N. Ecco, questo passaggio parla dei primi giudeo-cristiani o degli gnostici. C'è un momento del giudizio atteso dall'apocalittica, che qui è rappresentato dal biancore della cresta del gallo. In questo momento si potrà avere la propria rivalsa. Ma quando l'ora giunge, il Chassid (R. Yeoshua Ben Levi) dorme.

M. Quindi si parla dell'ora della recita dello Shema'. E della benedizione che contiene la richiesta di distruggere gli eretici. Si tratta della 19a benedizione istituita da Shemuel Hakatan in aggiunta alla preghiera delle diciotto benedizioni. E la preghiera segue lo Shema'.

N. Ma la preghiera non viene detta all'alba, come lo Shema'. Forse si riferisce alle parole stesse dello Shema': Guardatevi bene che il vostro cuore non sia sedotto tanto da sviare e servire altri dei e prostrarvi a loro. La collera di Hashem divamperebbe contro di voi e chiuderebbe il cielo... ecc. Queste parole oggigiorno si pronunziano a voce bassa, sussurrandole. Forse questo vuol dire questa aggadà, quando dice che venuta l'ora della collera, il Rabbi si addormentò.

A. Era il solito ebreo-antropologo. È interessante che spesso nel Talmud il giudizio e la collera compaiano come uccelli colorati: così il Kerum in Berachot 6a: Rabbi Dimè venne e disse: c'è un uccello nelle città di mare e si chiama Kerum, e quando il sole splende, prende colori diversi. Rabbi Ammì e Rabbi Assì dissero ambedue: come chi è giudicato da due tribunali: fuoco e acqua.

P. Perché attribuite per forza un significato a queste Aggadot? Perché necessariamente un significato morale o teologico? Il gallo che canta più volte fa parte di tante culture.

Tutti lo guardarono come un Apicuros. Ecco cosa succede a frequentare troppo l'amicizia.

L. Invece rispose: che queste storie non avessero necessariamente un senso è quel che ha affermato Israel Zwi Kanner nella postfazione del suo libro Fiabe ebraiche. Non sono d'accordo assolutamente, ma qui il discorso è diverso. Questa stessa Agadà compare anche in forma abbreviata in Avodah Zarà 4b:

Rabbi Yeoshua Ben Levi era angustiato da un min su versi biblici. Un giorno il Rabbi prese un gallo, lo legò alle gambe del letto e lo guardò, pensando: quando arriva quell'ora, lo maledirò. Quando l'ora arrivò stava dormendo. Allora disse: puoi imparare da questo fatto questo:

Egli stende la sua misericordia su tutte le creature, come dice la scrittura, e anche come altrove scritto: mai è buono per il giusto punire.

È insegnato in nome di Rabbi Meir: È quando i re si piazzano le corone in testa e si inchinano al sole, che il Santo, Benedetto Egli sia, si adira.

Ci sono due concezioni del giudizio divino qui al confronto. Una è quella apocalittica che in fondo è condivisa dai minim come da alcuni Rabbi. L'altra è quella di Rabbi Meir, che è la concezione della presenza del giudizio nella storia dei popoli, e quindi della punizione dei re delle nazioni che s'inchinano al sole. Chi è qui il sole: forse l'impero romano.

N. Non è detto che si tratti dei re delle nazioni. I re possono essere anche gli israeliti quando si mettono i Tefillin (le corone) e il Tallet sulla testa e poi si inchinano all'impero. Non è un discorso senza senso, anzi ha un senso cifrato molto potente.

N. Ma non meno attuale.