L'indipendenza dell'anima.

Per chi dipende dalla tavola del prossimo, il mondo è pieno di tenebre. Il Talmud (Bezah 32b) riflette sulla dignità dell'uomo attraverso tre condizioni che rendono la vita "non vita": la dipendenza economica, la sottomissione domestica e il tormento della malattia.

Nella Ghemarah di Bezah (32b) leggiamo:

Rabbi Nathan Ben Abbah ha detto a nome di Rav: per chi dipende dalla tavola del prossimo, il mondo è pieno di tenebre; come dice Giobbe: 'corre qua e là per cercare pane, sa che il giorno delle tenebre è pronto per lui'. Rabbi Hisda disse: la sua vita non è vita. I nostri Rabbi hanno insegnato che ci sono tre specie di persone la cui vita non è vita: coloro che dipendono dalla tavola degli altri, coloro che sono dominati dalla propria moglie e coloro che sono tormentati da mali fisici.

Studio e Interpretazioni:

L. offrì una lettura storica: "Chi dipende dalla tavola del prossimo è Israele disperso tra le nazioni. Egli è continuamente esule, corre qua e là in angoscia per il futuro, consapevole che il suo destino è distinto da quello degli altri popoli: 'è pronto per lui'".

A., da razionalista, commentò: "Vivere nell'oscurità per mancanza di sostentamento significa nutrirsi della cultura altrui senza autonomia. Se Israele assorbe solo la cultura occidentale senza creare la propria, la sua vita non è vita: è come il Golem, privo di un'anima personale".

B. analizzò le altre due categorie in chiave geopolitica: "Chi è dominato dalla propria moglie? Forse è Edom (la civiltà cristiana occidentale), che vive sulla spada ma è spiritualmente tributaria della radice ebraica. E chi ha malanni fisici? È Ishmael (il mondo arabo), che come il figlio di Agar finisce le proprie risorse: 'finì poi l'acqua dell'otre' (Gen 21,15)".

C., seguendo una via mistica, concluse: "Nella Torah, l'ordine 'fatti un altare' (Es 27,1) può essere letto anche come 'fatti una tavola'. L'altare e la tavola sono entrambi segni di indipendenza e sovranità spirituale. Qui la Ghemarah allude alla ricostruzione interiore dell'uomo e alla restaurazione del Tempio".

La discussione evidenzia come la "tavola" non sia solo il luogo del nutrimento fisico, ma il perno dell'autonomia culturale e religiosa di un popolo.