Timore e Onore.
Qual è la differenza tra temere e onorare i genitori? Il Talmud definisce i confini del rispetto: il timore si esprime nel non occupare il loro spazio, l'onore nel servirli con devozione nelle necessità quotidiane.
Nella Ghemarah di Kiddushin (31b) leggiamo:
I nostri maestri hanno insegnato: Cos'è avere timore e cosa è onorare? Aver timore del proprio padre è non sedersi mai al suo posto, né contraddirlo né competere con lui. Onorarlo è servirgli da mangiare e da bere, vestirlo e calzargli le scarpe, nell'entrare e nell'uscire.
L. si alzò dalla poltroncina della sinagoga mentre l'officiante intonava il Kaddish finale e sentì un piccolo strappo. Ecco, il suo Talit, dopo tanti anni, si era impigliato proprio in una frangia. "Con tutto ciò che paghiamo," aggiunse il vicino di posto, "i banchi della sinagoga non vengono mai riparati".
M., l'anziano Rabbino, si fece largo fra i banchi. "Cosa è successo?" chiese.
L. spiegò: si trattava della poltroncina dove sedeva suo padre, la sua memoria sia di benedizione (Z.L.). Si era rotta da tempo e nessuno l'aveva aggiustata. Che dolore pensare che tutte le feste, da piccino, le aveva passate proprio lì, mentre ora vedeva tutto andare in sfacelo.
R., un anziano dal Talit con la riga nera, alzò il dito: "Colpa tua," disse, "quel pover'uomo ti ha aspettato tanti Shabbat su quella poltrona, mentre tu andavi per il mondo per le tue strane idee. Ora, chissà che non sia un avvertimento. Hai voluto competere con i tuoi padri ed ecco: ora tocca a te riparare se la sinagoga va in sfacelo".
S. intervenne sottovoce: "Non bisogna sedersi al posto del padre, questo è vero, così dice il Talmud. Ma andiamo, non è il caso di farne un dramma. In fondo il posto è quasi intatto, L. viene sempre alle funzioni e fa generose donazioni alla comunità. Tutto si può riparare".
L. si sentì improvvisamente a disagio: nessuno di tutti coloro che avevano interrotto la preghiera sedeva effettivamente al posto del proprio padre. E come avrebbero potuto, dato che i padri dei suoi anziani amici venivano da mondi lontani: Polonia, Germania, Libia.
C'è una stanza del cielo per tutte le preghiere lasciate in sospeso, in attesa che il profeta Elia venga a portarle su. Ma c'è sicuramente, pensò L., una stanza del cielo dove riposano i banchi delle sinagoghe perdute di Berlino, Varsavia, Tripoli, Teheran. Anche quelli dovranno essere aggiustati un giorno, forse domani stesso.