Rosh HaShanah 10b: una baraita insegna che Rabbi Eliezer ha detto: "Come sappiamo che il mondo è stato creato in Tishri?". Grazie al passaggio: Poi Dio disse: la terra produca verzura...

...erba che porta seme, alberi da frutto (Gen 1,11). E in che mese, in effetti, la terra produce verzura, alberi da frutto che danno frutto? È nel mese di Tishri, a quell'epoca è autunno: la pioggia cade sulla vegetazione e la fa crescere, come è detto: ma un vapore si levava dalla terra... (Gen 2,6).

Rabbi Joshua ha detto: "Come sappiamo che il mondo è stato creato in Nissan?". Grazie al passaggio: e la terra produsse verzura, erba che porta seme secondo la propria specie, alberi portanti frutto ecc... (Gen 1,12). In quale mese, in effetti, la terra produce erba e alberi da frutto? È nel mese di Nissan. È in questa stagione che le pecore, gli animali selvaggi e gli uccelli si accoppiano, secondo quanto è detto: i pascoli si coprono di pecore (Salmi 65,14).

Come spiegano i Rabbi posteriori alberi portanti frutto? Come una benedizione per le generazioni future; e come spiegano alberi frutto? Come R. Joshua Ben Levi che ha detto: "Tutte le creature furono portate all'esistenza nella loro forma piena, con il loro consenso e il loro desiderio, poiché è detto: così furono terminati il cielo e la terra con tutta la loro schiera (Gen 2,1)"; non leggere schiera (zevaam), ma loro desiderio (zevionam).

L. lesse tutto questo lungo brano della Ghemarah. Si aggiustò sulla poltroncina e commentò: "Ecco, questo è uno dei brani più noti a tutti coloro che cominciano a studiare il Talmud: è l'inizio della disputa sul mese della creazione del mondo. Che già sul giorno della creazione ci sia una disputa è interessante: due ebrei, tre partiti. Ma vorrei che si discutesse sulla seconda parte del brano, quella che riguarda i Rabbini posteriori. L'albero portante frutto è stata considerata dai maestri del Midrash (V. Bereshit Rabbah ad loc.) una ribellione della terra all'ordine originario: quello di produrre alberi da frutto. È da rilevare che solo gli ebrei riescano a notare la sottile differenza fra Gen 1,11 e Gen 1,12".

C. era come al solito molto informato: "Gli interpreti più moderni come Rav Kook z.l. hanno ripreso la differenza fra questi concetti, come aspettativa messianica (l'albero che porta frutto) e pienezza dell'essere (l'albero da frutto)".

L. annuì come se approvasse l'interruzione, poi riprese: "Ma eccezionale è il problema posto da Joshua Ben Levi: il pieno consenso e desiderio di esistere con cui le creature sono create. Partendo da queste considerazioni, vi porrò una domanda: perché noi ebrei romani mettiamo il grano a crescere a Tishri, mentre il mese della spiga (aviv) è Nissan?".

Il quesito, che usciva dalla discussione dei Midrashim e poneva un problema sul Minhag romano, scosse l'uditorio. D. si riprese e chiese: "Cosa c'entra il grano con gli alberi?".

G. si lustrò le lenti e spiegò: "Esiste una tradizione contenuta nel Talmud Berakhot secondo la quale l'albero del bene e del male era proprio il grano. Del resto più volte esempi talmudici ci dicono che i maestri non classificavano come alberi solo quelli che noi classifichiamo oggi". Si vedeva che G. aveva studiato tutta l'estate sotto l'ombrellone. Gli altri si sentirono frustrati.

A. si sedette, benedisse il momento in cui lo lasciavano parlare e disse: "Osservate bene quel che ci hanno insegnato le nostre nonne: si mette, poco prima di Rosh HaShanah, del grano in vaschette di cotto con un po' di terra, poi si riempie di acqua. Nella mia famiglia si annacqua dal basso, come se fosse un vapore si alzava dalla terra e bagnava il suolo; nella famiglia di L. ho visto fare le donne che spruzzavano l'acqua dall'alto, né più né meno come il Cohen aspergeva l'altare. Vediamo i componenti: Terra + grano + acqua dal cielo".

Come dice la Ghemarah che abbiamo letto, la pioggia cade sulla vegetazione e la fa crescere, è immediato: cresce un piccolo ceppo di spighe bianche, tenute all'oscuro, e questo è il primo frutto: il Siman Tov, il buon augurio di una fertilità per tutto l'anno.

Sembrava strano che A., sempre razionalista e portato all'antropologia, si facesse trascinare in queste discussioni. Riprese: "Quindi l'albero è il frutto stesso in Tishri. È un bel bagno di speranza. Ma notate, anche le preghiere di Tishri, dopo il 15 dicono: Colui che fa soffiare il vento e scendere la pioggia, per benedizione". Alcuni notarono che sia bagno (miqweh) che speranza (tiqwah) hanno la stessa radice.

Ma A. non aveva finito: "Per la stessa ragione, a Pesach, quando il grano si fa maturo, si benedice Colui che fa spuntare (mozi) il pane dalla terra. L'albero che porta frutto. Eccolo qui, è il pane azzimo". A questo punto A. si giocò per sempre la sua reputazione di apikores: estrasse da tasca un pezzetto di azzima avvolto nella carta stagnola, un pezzo dell'Afikomen del Seder passato. "Ed ecco il Siman di Pesach", disse.

H., uno studente dell'Hashomer, fece due passi indietro come se vedesse A. per la prima volta. Era del resto un progressista di origine tedesca e non capiva queste strane cose dei romani. Disse: "Non capisco, grano tenero messo a crescere in Tishri e pane povero a Nissan... a me sembra magia bianca — has ve-shalom".

D. aveva preso coraggio: "Capodanno è il giorno del ricordo (Yom HaZikaron), e questo, come insegnano i maestri, non è il solo Siman. C'è il miele, i pesci, il melograno ecc. Ma questo, in confronto a quei Simanim che mettiamo sulla tavola di Rosh HaShanah, ha una differenza: è vivo. È una nostra creatura in un certo senso, che noi accudiamo fino a Kippur come se si trattasse di noi stessi. Poi lo buttiamo. Ma notate che a Capodanno noi stessi ci rechiamo a fare un altro rito: c'eri anche tu, H., l'anno scorso a buttare le briciole nel Tevere".

H. disse: "Che c'entra, il Tashlikh è una tradizione che forse risale ai profeti".

A. disse: "C'entra, c'entra. Il pane vecchio tu lo butti sull'acqua, il grano nuovo lo metti a crescere, a Pesach custodisci il pane povero, l'ultima azzima sotto la tovaglia. È così che crei e ricrei il mondo e ne sei partecipe, con tutto il tuo desiderio: è questa partecipazione il Siman Tov".

La moglie di A. aveva ricevuto in regalo del grano che, a dire degli amici, cresceva presto. Lo portò in cucina e andò a preparare le scodelline con la terra. "Un buon anno", pensava fra sé e sé, "ci vorrebbe proprio, Be-ezrat HaShem".