L'arte della domanda.

Dall'annuncio indiretto della morte di un saggio nel Talmud, emerge una caratteristica fondamentale del pensiero ebraico: il parlare per enigmi e interrogativi. Un'indagine sul perché la domanda sia il cuore pulsante di Pesach e dell'identità ebraica.

Nella Ghemarah di Pesachim (3b) leggiamo:

Quando R. Kahana cadde malato, i rabbini inviarono Rabbi Yeshua figlio di Rabbi Idì per rendersi conto del suo stato. Arrivando, egli vide che Rabbi Kahana era morto. Stracciò le sue vesti, nascose lo strappo dietro la schiena e ritornò piangendo. "È morto?" esclamarono i rabbini. "Voi l'avete detto, non io", disse lui, aggiungendo: "Colui che spande una cattiva notizia è un insensato". Quando Rav arrivò in Eretz Israel, Rabbi Chiya gli domandò: "Aybu è in vita? Mia madre è in vita?". Rav rispose: "Tua madre è in vita? Aybu è in vita?".

L. lesse il passo della Ghemarah, poi aggiunse un suo pensiero: "Perché gli ebrei parlano sempre usando domande?".

C. citò lo Zohar (1b-2a):

Elia venne e mi disse: 'Chi (Mi) ha creato ciò (Eleh)?'. Le lettere di Mi si uniscono a quelle di Eleh per formare Eloh-im.
"Quindi in ogni domanda di un allievo a un maestro, o di un uomo al suo prossimo, è presente Dio".

L.: "Il che riafferma la domanda iniziale. Gli ebrei parlano in maniera interrogativa. Mosè potrebbe fare al roveto le più belle domande di teologia, invece gli chiede solo: 'Perché hai fatto del male a questo popolo?' (Es 5,22). Così il Seder di Pesach comincia con quattro domande (Ma Nishtana)".

D.: "Una domanda è un passaggio, un 'passare oltre' (Passover-Pesach) fra due dimensioni diverse. Il passato e il futuro, il figlio e il padre, lo stretto (Mitzraim/Egitto) e l'ampio (Midbar/Deserto). Tutti i popoli antichi parlano per enigmi nella loro giovinezza. La Sfinge uccide i viandanti che non sanno spiegarle l'essenza dell'uomo".

L.: "Questa è una delle spiegazioni, ma non chiarisce perché, mentre Edipo ha la risposta e uccide la Sfinge, noi non abbiamo risposte definitive. Ognuno ha i suoi passaggi (Pessachim). Ogni famiglia e ogni società ha il suo".

E.: "Mamma rispondeva sempre con una domanda: 'Warum?'. Quando scappammo in Bolivia, scelse il paese leggendo un giornale spagnolo e dicendo al marito: 'Andiamo lì; un posto dove hanno il punto interrogativo sia all'inizio che alla fine della frase (¿?) è forse un posto per noi ebrei'".

N. avanzò un'ipotesi: "Se in ogni domanda c'è Dio, allora ogni risposta definitiva è forse idolatria?".

Ma anche questa era solo una domanda.