Nascita dello strutturalismo.

Disse Rabbi Hiyà a Rav: figlio di grandi! Tu non hai detto che quando Rabbi è impegnato in un trattato tu non puoi fare domande su un altro, per paura che egli non ti discuta su di esso?

Se Rabbi non fosse stato un grand'uomo ti avrebbe svergognato, perché ti aveva dato una risposta "non risposta". Ma egli ti ha risposto correttamente, com'è insegnato:

Se uno è uscito con cibo e bevande quando è quel giorno (Sabato) e porta fuori queste cose dopo che è scesa la sera, è colpevole, perché (il corpo) non è come la sua mano (stesa fuori dalla casa).

Abbayè disse: io sono certo che la mano dell'uomo non è né un dominio pubblico né un dominio privato; non è come un dominio pubblico, riguardo alla mano del povero, e non è come un dominio privato, riguardo alla mano del padrone di casa.

C'era tensione quella sera nel gruppo di studio. Tante posizioni diverse. C. si stava facendo crescere la barba e aveva le tzitzit al di fuori della camicia a scacchi. Sempre più religioso.

Invece A. aveva come al solito un libro di Lévi-Strauss in mano. Sempre più laico. Ascoltarono il difficile brano della Ghemara letto da L., il quale, al contrario del solito, si sedette, benedisse il luogo e tacque.

Era molto sottile la discussione fatta dai maestri. Vediamo cosa successe nel nostro piccolo gruppo di epigoni.

M. disse subito: non ci ho capito niente.

P. disse invece: ho capito solo che Rav avrebbe potuto essere svergognato pubblicamente, e Rabbi, che era un galantuomo, non svergognava pubblicamente gli studenti e i colleghi: "Sia l'onore del tuo compagno più importante del tuo".

N. azzardò una risposta: Rav fa a Rabbi HaKadosh, l'estensore della Mishnah, una domanda riguardo a un uomo che porta fuori di casa cibo e bevande. Il suo corpo è in riposo. Perché è colpevole? Nel caso nostro, io porto dei chewing-gum in tasca di Shabbat. Se li sporgo dalla finestra, secondo la Mishnah, avendoli tenuti in una mano, in alcune condizioni, io sono esente; si apre una lunga discussione nel Talmud. Non la riferisco, ma è meglio non tirare fuori dalla finestra una mano con qualcosa dentro. Ma perché l'estensore della Mishnah potrebbe non rispondere?

L.: questo passo ci dice che ogni trattato della Mishnah ha una forza generativa autonoma. In pratica in esso puoi ritrovare le risposte alle domande che egli ti pone. È quindi vietata la comparazione fra più trattati?

A.: mi sembra che il Talmud Shabbat inizi proprio comparando più trattati: (M. Shabbat 1,1, M. Shevuot 1,1, M. Negaim 1,1). Anzi, questa discussione all'inizio del Talmud Shabbat segna l'inizio dello strutturalismo come metodo.

C. disse:

"La terra produca germogli, erbe che producono semi, ciascuno nella propria specie, alberi da frutto, in cui è il seme, ciascuno secondo la propria specie, sulla terra." (Gen. 1,11)
Come vedete già dalle prime cose della creazione, ciascuna specie è distinta dall'altra, così come ciascuno dei semi (Zeraim) è secondo la propria specie. E Zeraim è proprio il primo ordine della Mishnah.

Non solo, ma Rashi, seguendo un'Aggadà di Hullin 60a, fa notare che:

"Sebbene i germogli non avessero ricevuto l'ordine di produrre seme secondo la propria specie, essi udirono che tale ordine era stato dato agli alberi e perciò applicarono a se stessi l'argomento a minore ad maius (Kal Va-Chomer)."

Ora, se gli alberi sono i maestri, i germogli sono gli allievi. Questo insegna a tenersi strettamente nel "seminato", quando si discute di Torah orale.

E. ci teneva al gruppo e fu molto dura: C. non tiene conto che i maestri invitano sempre a non dedurre norme di comportamento dalle Aggadot. D'altra parte, Rav si può permettere di fare domande che vanno fuori dal seminato proprio perché è figlio di grandi.

L.: vediamo un poco le due personalità a confronto. Yehudà HaNassi (Rabbi) è colui che raccoglie le risposte tradizionali dei Soferim e dei Tannaim. La sua autorità sta proprio nella sua immobilità. Egli risponde ripetendo un insegnamento antico. In quanto tale, ciò che egli trasmette è Torah; la sua risposta è shinnuy (cambiamento), ma anche rovesciamento, oppure è "shnuy la shnuy", scambio e non scambio, se è una risposta non secondo tradizione.

Rav è invece un suo successore, uno degli Amoraim. La sua posizione è il movimento, il dispiegamento delle potenzialità contenute nella tradizione. Per lui è vitale allora citare simultaneamente tutto il canone Tanakh più Mishnah, per proseguire i ragionamenti in esso contenuti. Rav costruisce sulla tradizione (Mishnah) un sistema logico-teologico (Talmud). In questo la sua domanda è una domanda di rottura, anche se noi non riusciamo a coglierne appieno la frattura fra generazioni. Rav fa una generalizzazione (binyan av) del comandamento mosaico per lo Shabbat: "ognuno rimanga dove si trova, nessuno esca dalla propria abitazione" (Ex. 16,29). Cosa significa tachtav (lett. sotto se stesso)? Se qualcuno ha qualcosa in stato di riposo verso il proprio corpo, non è uscito da se stesso.

Rabbi Yehudà HaNassi gli risponde invece che secondo la tradizione egli è colpevole perché tachtav indica il proprio dominio. Da qui nasce uno scambio di vedute sulla mano del povero, se essa è un dominio pubblico (dato che nulla possiede) e la mano del padrone. Ma chi è il povero, e chi il padrone?

E.: il povero è l'uomo, è Israele, infatti il nome Yehudà contiene le lettere del Tetragramma più la lettera Dalet che indica il povero (dal).

Il padrone è D-o, come noi lo chiamiamo nelle nostre preghiere.

Abbayè, come vedremo nella lettura della Ghemara, avrà torto secondo gli altri maestri, ma egli non sta dicendo che tutto è nelle mani del Cielo e che sua è la terra, e noi siamo solo stranieri ed ospiti?