L'intenzione e il gesto.

Se uno mette fuori le mani di sabato per raccogliere l'acqua piovana, è colpevole? Rabbi Zera analizza il confine tra ricezione passiva e azione intenzionale, rivelando il ruolo della coscienza nel precetto.

Nella Ghemarah di Shabbat (5a) leggiamo:

Rabbi Abin disse in nome di Rabbi Ilai: se uno mette fuori le sue mani (di sabato) nel cortile del vicino e raccoglie pioggia, e quindi ritira le sue mani, è colpevole. Rabbi Zera pose un'obiezione: se era il suo compagno a caricarlo o era il cielo? La cosa non cambia. Non si dice egli riceve pioggia passivamente, ma egli la raccoglie.

L. entrò al tempio tutto bagnato, si tolse la giacca a vento e si infilò il Talit, dopo aver detto la benedizione. Aprì il libro alle Zmirot e aspettò che qualcuno dei presenti cominciasse a parlare.

M. si avvicinò e gli augurò Shabbat Shalom, poi disse: "Porti pioggia da fuori. È un lavoro (Melakhah) o no?".

N. aveva studiato da poco il quesito halakhico: "No, egli ha preso pioggia, ma non l'ha portata intenzionalmente. Se fosse andato a fare un bagno in mare, avrebbe trasportato acqua. Così invece ha raccolto passivamente".

L.: "L'intenzione regna sovrana nella vita dell'ebreo. Se stai leggendo la Torah e sei arrivato allo Shema, se lo leggi con intenzione (Kavannah) sei uscito dall'obbligo, se lo leggi senza intenzione non esci dall'obbligo. È una materia complessa, che viene dalla teoria del sacrificio nella Mishnah: se il Cohen che offre un sacrificio ha un'intenzione nel cuore il sacrificio è eseguito correttamente, altrimenti non lo è".

M.: "Sarà per caso la storia del tizio che scaglia una pietra fuori casa e poi si ricorda che era Shabbat, e non è colpevole? Che strana quella Halakhah! Uno lancia una palla, e mentre ha lanciato pensa: 'Che scemo, è Shabbat, non potevo farlo!'".

L.: "No, una cosa è la consapevolezza, una cosa è l'intenzione. Consapevolezza e intenzione formano insieme l'uomo cosciente e senziente; per questo il sordo, il mentecatto e il minorenne sono esenti da molti precetti: non sono contemporaneamente senzienti e consapevoli".

N. si ricordava di un episodio biblico:

Gedeone disse a Dio: 'Se ti prepari a salvare Israele per mezzo mio, ecco io stendo la lana tosata sull'aia; se vi sarà rugiada solo sulla lana e su tutta la terra vi sarà secchezza, sarò sicuro che salverai Israele'. E così avvenne; egli la mattina dopo spremette la lana e ne fece gocciolare tanta rugiada da riempirne una tazza (Giudici 6,36).
Ecco la sacralizzazione tra due ambiti: la lana e la terra intorno. Anch'essi non sono valicabili".

M.: "Perché allora Rabbi Zera obietta che non era il compagno a far piovere ma il cielo?".

L.: "Per far comprendere che il cielo è il tuo compagno e nella mano del tuo compagno c'è la mano del cielo".

Si accorsero che chiacchierando non avevano seguito il canto del Chazzan. Tacquero, e il Chazzan intonò il Nishmat Kol Chay. Era uno dei soliti Shabbat, Be-ezrat HaShem.