Relatività e riposo naturale.
Rava analizza lo stato di quiete di un oggetto trasportato: se una noce è in un papiro che naviga, dobbiamo considerare la quiete della noce o l'instabilità del mezzo? Una sfida metafisica alle leggi del moto.
Nella Ghemarah di Shabbat (5b) leggiamo:
Rava seguì le sue opinioni. Per Rava (riportando R. Yochanan): acqua sopra acqua, questo è riposo naturale. Una noce sopra l'acqua non è un riposo naturale. Rava rispose: se la noce è in un papiro, e il papiro naviga sull'acqua, noi guardiamo la noce che è in riposo o il papiro che è instabile? La domanda resta aperta.
H. si stava lamentando di quanto fosse arida la Halakhah ebraica. L. ascoltò la sua lamentela, poi gli lesse il passo del Talmud sopra riportato e chiese al gruppo cosa ne pensassero.
L.: "Il mondo della Halakhah è un mondo metafisico o, meglio, meta-etico. Questi squarci di luce in trattati densi di normativa ci mostrano come i maestri costruissero deduzioni ardite partendo da principi filosofici di chiarezza esemplare".
M.: "Mi sembra però che qui il problema sia pratico: quale movimento dell'acqua è consentito di sabato? Se essa può spingere una noce, può anche muovere la ruota di un mulino, una clessidra o una turbina. Quale 'lavoro' stiamo facendo compiere alla natura?".
N.: "Non solo, il quesito di Rava sulla relatività del moto apre un problema moderno: è possibile una nave ebraica che rispetti lo Shabbat? Il passeggero o le merci compiono un lavoro intenzionale per il solo fatto di rullare?".
M.: "A questo punto il discorso andrebbe lontano. Occorre guardare il lavoro svolto da noi sulla nave, giacché altrimenti anche essere trasportati nello spazio dal movimento della terra costituirebbe lavoro...".
N.: "Il Talmud definisce lo stato di quiete e il moto relativo con secoli di anticipo su Newton o Galileo. Sta criticando apertamente la fisica di Aristotele, che non era certo sconosciuta ai Rabbanan".
L. aggiunse: "Se noi guardiamo il movimento della noce rispetto alla nave, è questo che ci è consentito dalla Halakhah. Se consideriamo il movimento della nave rispetto all'acqua, esso rientra nei lavori che non possiamo nemmeno avviare di venerdì pomeriggio".
A. cercò di concludere: "Tutto ciò che è veicolato da se stesso non compie lavoro. In senso metafisico, Israele resta nella Torah, il sacro resta nel sacro. Tutto ciò che si appoggia su un altro fluido per essere trasportato è un'instabilità; ed è lavoro se siamo noi ad avviare questa instabilità".
C.: "Sembra il concetto di comunicazione dell'impurità. Secondo i farisei, l'acqua che scende pura e tocca un'impurità non la trasmette lungo tutto il filo d'acqua. Solo se manipolata dall'uomo, attraverso un secchio o un tubo, diventa veicolo di impurità".
L.: "Ecco perché i saggi erano contrari all'acquedotto fatto da re Ezechia. Ed ecco perché io sono contrario all'acqua minerale in bottiglia! Bevete acqua sorgiva, bagnatevi nei ruscelli". L. era un inguaribile amante della vita all'aria aperta, un nomade nel DNA.