Perché si mette cenere sull'arca? Rabbi Yehuda Ben Pazi disse: "Come è detto sarò con te nella sciagura (Salmo 91,15)". Resh Lakish disse: in tutte le loro afflizioni Egli è afflitto (Isaia 63,9).
Rabbi Zerà disse: "Quando per la prima volta vidi i maestri mettere la cenere sull'arca tutto il mio corpo tremò". Perché ciascuno mette la cenere sulla propria testa? Qui ci sono pareri differenti fra Rabbi Levi Ben Hama e Rabbi Hanina. Uno dice: "Perché noi siamo come cenere di fronte a Te". L'altro dice: "Perché Egli si ricordi delle ceneri di Isacco". La differenza è sull'usare polvere ordinaria o no.
Perché si va nel cimitero? Anche qui c'è una differente opinione fra Rabbi Levi Ben Hama e Rabbi Hanina: l'uno dice: "Perché siamo come morti di fronte a Te", l'altro dice: "Perché il morto possa intercedere in nostro favore".
A. stava leggendo: "Dunque non è per nulla una richiesta di pioggia, bensì un'afflizione dell'anima. Notate che i pareri di Rabbi Levi sono estremamente complessi. Si mette cenere o semplice polvere perché l'uomo è terra e gli israeliti sono come granelli di polvere secondo la Genesi".
Ugualmente si va in un cimitero, secondo Rabbi Levi, per identificare il popolo dei vivi a quello dei morti. Cosa che si ritrova anche in Rabbi Hananiel: dice il Talmud Yerushalmi: mettevano polvere sulla testa delle donne (Hananiel ad loc. cit.). È questo senso di identità che spesso noi chiamiamo volgarmente magia. Si identifica la luce sabatica con l'anima dell'uomo, la luce dell'Havdalah con la luce della creazione, la pulizia di Pesach per eliminare il Hametz con la pulizia dell'anima dalla violenza. Ma questa identità non ha in Israele nessun senso di transustanziazione. Nessuno pensa che non accendendo la luce dell'Havdalah si spenga la luce della creazione.
A.: "Ma molti pensano che accendendola creano un mondo nuovo! Sono due modi di concepire le Mitzvot. In un caso esse possiedono esse stesse una potenza formatrice, esse sono forma della materia inerte dell'universo; nell'altro caso esse sottintendono altri significati nascosti, di cui sono simbolo. C'è da dire che il primo è il punto di vista di Maimonide nella Guida dei Perplessi, che sostiene il valore autonomo delle singole Mitzvot, come azioni divine, o meglio, come unica possibilità di conoscere il divino".
Ecco perché alcuni vanno con i rotolini di richieste presso i cimiteri, presso le tombe di saggi, mentre altri considerano il cimitero solo come luogo del ricordo. L.: "Ecco perché c'è chi porta pietre e chi accende una candela. Anche il significato dell'Yizkor è duplice: da un lato si ricorda perché il defunto sia fra i giusti, dall'altro si chiede che il ricordo sia benedizione per i viventi. E anche il Kaddish ha un duplice significato sia ingrandito il suo nome si riferisce sia a Dio che ai padri defunti, cioè a Israele".
Si era fatto tardi e il piccolo gruppo di studio si aggiornò. C., che era particolarmente religioso, lesse su un vecchio libro un passo in ebraico che cominciava con yehi ratzon millefanecha...; gli altri, anche se non capivano troppo l'ebraico, seguirono. L. li salutò e andò ad accendere la televisione. Anche stasera aveva perso la prima parte di un film.
(Comm. di Rashi): Abbiamo esiliato noi stessi per umiliarci: da una sinagoga a un'altra sinagoga. L.: "Rashi è sempre molto asciutto, quasi enigmatico, ma stavolta è chiaro. L'arca viene portata fuori prima del digiuno per essere portata in un'altra sinagoga. Del resto, l'esilio degli ebrei è sempre da una casa della riunione all'altra, e anche il ghetto è stato casa dello studio, piccola Heimat in cui conservare la Torah e la tradizione".
A.: "È in pratica un'altra concezione architettonica della sinagoga. L'arca è mobile, non fissa come al giorno d'oggi, ed è trasportabile, come alla sinagoga di Ostia del II sec.; gli ebrei seguono la Torah da una sinagoga all'altra". B. ascoltava, ma pensava ad altro: "Ricordo che Livorno era piena di piccoli oratori, e il mio babbo si alzava alle tre di notte per andare a dire le Selichot. Poi nella festa si passava a pregare nei templi grandi".
L.: "Anche la struttura della Bimah, il podio dove si dice la preghiera al tempo della Mishnah, era diversa. Il Talmud Berakhot (10b) testimonia di una struttura posta in basso in modo che il hazzan sia nella condizione descritta dal verso dalle profondità io ti invoco (Salmo 130,1). Oggi la Bimah è posta in modo che il hazzan sia più in alto degli israeliti. Forse perché dal Medioevo lo stesso verso viene interpretato dalle profondità io ti evoco. E dov'è il profondo in cui trovare l'Altissimo: è il popolo d'Israele".
Mi ricorda il verso del Cantico mi ha condotto il re nelle sue stanze (Shir HaShirim 1,4). Come la sposa di stanza in stanza, così il Sefer Torah da una sinagoga all'altra. L.: "Non solo, ma la Mishnah e il Talmud testimoniano due diversi periodi. Il primo di grande miseria e oppressione, di dispersione della Torah: la pergamena brucia e le lettere volano via dice un Midrash. La Ghemarah celebra invece il rinnovarsi dello studio, il moltiplicarsi delle case di studio, il passare della Torah da un Beit HaKnesset all'altro:
Due mattoni costruiscono due case, tre mattoni costruiscono sei case, quattro mattoni costruiscono ventiquattro case, cinque mattoni costruiscono centoventi case, sette mattoni costruiscono cinquemila quaranta case (Sefer Yetzirah IV,8).
Come le lettere costruiscono i templi celesti così gli ebrei costruiscono le case di studio". Conclusero: i più vecchi con i loro rimpianti, i più giovani con le loro speranze. L. aprì il volume del Talmud. Gli altri smisero di fare pettegolezzi e si sedettero, e benedissero l'attimo di quiete mentre si cercava il segno sul libro.
L. si aggiustò la kippah in testa, sui radi capelli grigi, e disse: "Ora abbiamo terminato il sentiero in salita. Come altri volumi del Talmud, anche Taanit inizia con pagine di Halakhah (sentiero) difficile e astruso, come un canto dei gradini che salgano fino alla spianata superiore. Dalle pagine 15b in poi si apre l'ampia vallata, piena dei fiori delle Aggadot che ciascuno di noi conosce perché sempre riportate nelle antologie di fiabe ebraiche. Vi troveremo Nicodemo Ben Gurion, Honi il tracciatore di cerchi, Nahum di Gamzu e altri personaggi. Ma prima di ogni cosa leggiamo cosa ci dice il Talmud".