Mishnah: da quando si ricorda "le potenze delle piogge"? Rabbi Eliezer dice: dal primo giorno della festa (delle Capanne). Rabbi Yehoshua dice: dall'ultimo giorno della festa.
Mishnah: Da quando si ricordano le "potenze delle piogge"? Rabbi Eliezer dice: dal primo giorno della festa (Succot); Rabbi Yehoshua dice: dall'ultimo giorno della festa. Rabbi Yehoshua gli disse: la pioggia durante la festa è un segno della collera divina; perché dunque dovremmo ricordarla?
Rabbi Eliezer gli risponde: anch'io non dissi di invocarla (pregare affinché cada), ma di ricordarne la potenza: "Colui che fa soffiare il vento e cadere la pioggia nella sua stagione".
A.: Perché si dice "le potenze (Ghevurot) delle piogge"? Come disse il Maharal di Praga: "La Mizvah è una lucerna, la Torah è la luce" (Pr. 6,23). Questo è il dato del linguaggio della Torah orale: la sua enigmaticità.
Ghevurah, a quel che mi risulta, è una parola che compare nell'Esodo (32,18) e indica guerra; poi nei Salmi e in Isaia dove rappresenta la forza. Solo in Rashi compare in forma assoluta, come sostantivo a sé stante, e indica l'Onnipotente (Rashi a Ex. 18,15): Mosè Rabbenu apprendeva l'insegnamento mi-pi Ha-Ghevurah, dalla bocca della Potenza.
B.: Ma successivamente, già nei primi secoli, Ghevurah indica la Sefirah della forza, del rigore. Ciò che di tremendo c'è nel divino. La funzione più arcaica, che crea e distrugge mondi a suo piacimento.
A.: Vedo che ti piace la Kabbalah. In ogni caso, ciò ci riporta alle origini. Perché si ricorda la pioggia? La Mishnah parla di un passo preciso della preghiera dell'Amidah, la benedizione in cui si parla appunto delle prodezze (Ghevurot) di D-o. Qui la preghiera dice nei mesi che vanno da Pesach a Succot: "Tu che fai scendere la rugiada"; e da Succot a Pesach: "Tu che fai soffiare il vento e scendere la pioggia". Non si può cambiare il tempo, perché sarebbe una benedizione "a vuoto", una forma di magia che pretenda di alterare l'ordine delle stagioni.
B.: Come vedi, c'è un'alternanza fra il ricordare (Zakhor) e il sottoporsi a giudizio, come a Rosh Ha-Shanah, che è insieme giorno di ricordo della creazione e giorno di giudizio. La "chiave delle piogge" è associata alla chiave del sostentamento e della resurrezione.
A.: In realtà in tutte le religioni il Padre Celeste è anche colui che fa scendere la pioggia. Basterebbe ricordare il rito dell'aspersione dell'acqua sull'altare del Tempio di Gerusalemme. Questo rito era tanto caro al popolo che, quando un Sommo Sacerdote volle abolirlo, il popolo si ribellò lanciandogli contro i propri cedri (Etroghim).
L.: Era dunque Succot. Il sacerdote era Alessandro Gianneo. Per voi che amate l'antropologia e avete letto Flavio Giuseppe, ci sono pagine in questo trattato che ricercano in un acrostico della Torah l'appoggio per la libazione d'acqua. Si tratta di una Mem, una Yod e una Mem evidenziate da un accento psik che suggeriscono la parola Mayim (Acqua). L'autore è Rabbi Yehuda Ben Batirah; non è mistica, ma sostegno alle tesi farisee.
L'antropologo deve notare che il testo cerca un tempo più importante del dono della Torah o della resurrezione: l'inizio delle piogge. Perché la Torah è per Israele, la resurrezione è per i giusti, ma la pioggia è per tutti. Così il ricordo della pioggia diventa un paradigma di ogni preghiera e santificazione del tempo.
Per chi ama la mistica, ricordo la preghiera per la pioggia recitata a Succot:
Fai uscire dalla terra germogli
Accogli la nostra volontà
Rafforzaci e facci crescere come rami
Con piogge di nobiltà...
Con piogge di luce illumina la terra
Con piogge di benedizione benedici la terra
Con piogge di gioia fa gioire la terra
Con piogge di vita vivifica la terra...
Ecco undici piogge. Perché undici? Perché formano una catena alfabetica (metà dell'alfabeto ebraico). L'altra metà si trova a Pesach con la preghiera per la rugiada (Tiqun Ha-Tal). Insieme formano le 22 lettere fondamentali.
Come dice il Sefer Yetzirah:
Ventidue lettere fondamentali: Egli le ha scolpite, le ha create, le ha pesate, le ha alternate, le ha purificate e con esse ha formato il respiro dell'intera creazione e l'anima di ciò che è destinato a essere formato. (Sefer Yetzirah 2,2)
E con ciò mi sembra che basti.
Chiuse il libro, mentre la pioggia tanto evocata cominciò a scrosciare sul balcone. Tutti si alzarono e, mormorando uno Shavua Tov, infilarono gli impermeabili e corsero via.