L.: "I maestri conoscevano bene la filosofia greca. Ma attenzione: come nel sogno di Daniele, il racconto contiene tre sostanze solide: l'oro, l'argento, l'argilla. I primi due sono transitori, mentre il terzo permane".

Il recipiente d'argilla è l'uomo formato con la polvere della terra, mentre oro e argento sono gli idoli. La Chokhmah, la sapienza divina, permane nell'uomo, non negli idoli.

Ma non è tutto: questo della sapienza versata è in Taanit un primo assaggio di un mondo a parte: quello dell'emanazione. Secondo i cabalisti medievali, quattro sono i modi di creare il mondo: della creazione (Beri'ah), della formazione (Yetzirah), dell'azione (Asiyah) e della emanazione (Atzilut). I primi tre trovano riscontro nei primi due capitoli della Genesi, l'ultimo sembra più vicino alla filosofia di Plotino. Per ritrovare un riscontro nella Genesi i cabalisti citano: e un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino (Gen 2). Qui mi sembra che il Talmud sia vicino a questo modo di vedere il processo creativo: la Torah che emana dall'alto come un fluido che riempia dei vasi. Questo problema riempie la mistica, non solo ebraica: basti pensare al Santo Graal o alle concezioni del cristianesimo eretico.

[Image of the Sephirot tree of life diagram]

Nel Sefer Bahir sono le Sefirot a essere riempite e il fluido diventa luce. Ma questo dei vasi e del liquido è già presente in un antico Midrash:

(Bereshit R. XII 14) Il Signore è simile a un re che aveva bicchieri vuoti. Disse il re: "Se io vi verso dei liquidi caldi essi si spaccano, se freddi si incrinano". Che fece il re? Mescolò il caldo con il freddo, lo versò in essi ed essi resistettero. Così disse il Santo, benedetto Egli sia: "Se creo il mondo con la misericordia, i peccatori saranno molti; se con la giustizia, come potrà sussistere il mondo? Ma se io lo creo con la giustizia e con la misericordia, magari sussisterà".
Dunque la favola del re e della figlia nasconde il processo di emanazione.

C. entrò nel discorso: "Il testo del Talmud non dice testualmente che il vino si guasta per disattenzione, dice: be-hesach ha-da'at. Ora il verbo nasoach significa sradicare, mentre nussach significa copia, formula. Questo verbo è quasi omofono al verbo nasoch (con la khaf) che significa versare, ungere, spandere... insieme allude alle libagioni di vino, all'emanazione, alle formule esoteriche insomma".

E.: "Smettila di dare spiegazioni forzate". Era chiaramente irritato: "Yayin (vino) ha come Ghematriah settanta, come Sod, che vuol dire mistero. È molto più semplice". L.: "Sì, mi sembra molto più semplice. Guardate qui". Andò alla piccola lavagna e scrisse:

Latte – Vino – Acqua
Abramo – Isacco – Giacobbe
Argento – Oro – Terra
Freddo – Caldo – Stato temperato

Ogni elemento sta separatamente: sotto sono divisi: tre contro tre e uno è l'elemento equilibratore tra di loro. Dodici stanno in guerra: tre amici, tre nemici, tre danno la vita e tre danno la morte (Sefer Yetzirah 6,6).

Questa è un'altra interpretazione possibile. Ma chi è la figlia di Cesare? È la filosofia o forse è la Chiesa. In ogni caso è un'ideologia che vuol strappare il buon vino (la Torah) dal piccolo vecchio recipiente (Israele). Dice Maimonide che il più grande inganno del serpente è aver posto all'uomo la scelta fra Tov e Ra (bello e brutto) invece che fra Emet e Sheker (vero e falso); di aver indicato a Eva l'albero del bene e del male (giudizio estetico) invece dell'albero della vita (giudizio filosofico).

Non avevano gli israeliti feste più liete del 15 di Av e del giorno dell'espiazione, in cui le fanciulle di Gerusalemme uscivano vestite con i vestiti bianchi presi vicendevolmente a prestito, per non fare arrossire le più povere, a danzare nelle vigne; e cosa dicevano: "Giovane, alza i tuoi occhi e guarda bene cosa scegli. Non posare l'occhio sulla bellezza ma bada alla famiglia" (Mishnah Taanit 4,7).

L. continuò: "Chiesi a mio padre perché tutti ci presentassimo davanti all'Altissimo a capo coperto: egli mi rispose: 'Per essere tutti uguali'. Perché allora tutti col Talit? 'Per non mostrare distinzioni'. Mi piacque molto la risposta, perché era una bella tradizione pulita senza malizia".

L. prese il Talmud e cominciò a leggere: "Rabbi Hosheia disse: 'Perché le parole della Torah sono come tre liquidi: acqua, vino e latte? Come è scritto: ciascuno che abbia sete venga all'acqua ed è scritto ancora vieni, compra e bevi, vieni e compra il vino senza soldi, il latte senza prezzo (Isaia 55,1). È per insegnare: come i tre liquidi si conservano solo in un umile recipiente, così le parole della Torah durano solo in chi è modesto'".

Ecco ciò che disse la figlia dell'imperatore a Rabbi Yehoshua Ben Hanania: "Ecco, una così gloriosa saggezza in un vaso così indegno!". "Figlia mia", rispose lui, "l'imperatore tuo padre dove conserva il suo vino?". "In recipienti di argilla". "Fa dunque come la gente comune? Quando uno è come voi, potrebbe mettere il suo vino in recipienti d'oro e d'argento". Ella andò allora a parlarne col padre, che mise il vino in recipienti d'oro e d'argento. Il vino diventò aceto.

"Chi ti ha consigliato questo?", domandò l'imperatore alla figlia. "È Rabbi Yehoshua Ben Hanania". Egli fece chiamare il Rabbi: "Perché hai dato un tale consiglio a mia figlia?". Rabbi Yehoshua gli raccontò la loro conversazione. "Non esistono persone che siano insieme belli e saggi?", gli domandò l'imperatore. "Sì, ma sarebbero ancora più saggi se fossero brutti".

Altra maniera di spiegare: come questi tre liquidi possono guastarsi per disattenzione, così la disattenzione può far dimenticare le parole della Torah.

A.: "Ma perché questo esplicito discorso contro la bellezza fisica? Capisco che la gioventù ebraica era attratta dal modello greco e Rabbi Yehoshua deve far prevalere a ogni costo la sapienza; in fondo il Cantico dei Cantici è un inno alla bellezza. Anche Rabbi Yochanan viene definito bellissimo".

L. gli rispose: "Tutti escono nella vigna vestiti uguali, ma dovrebbero almeno una volta all'anno mettersi davvero nei panni degli altri. E poi anche fra gli angeli c'è qualcuno che bara".